L’AQUILA – Costi proibitivi per la gestione, problemi con gli allacci fognari, mancata predisposizione sin dall’inizio per l’utilizzo di energia solare, associazioni sportive che si sono tirate indietro, due anni ancora per completare i lavori, partiti nel 2014.

Sono le tempistiche estenuanti, gli errori progettuali e di strategia che segnano il destino del Palazzetto dello sport di Centi Colella, realizzato, ma non completato grazie alla donazione da 5,7 milioni di euro dal governo del Giappone, come promesso all’indomani del terremoto del 6 aprile 2009. da tutti conosciuto come Pala Japan. 

Un edificio dal diametro di 52 metri un altezza di 12, capace di ospitare circa mille spettatori. Che però come altri faraonici progetti che non hanno tenuto conto della sostenibilità economica e effettiva usabilità, rischia di diventare una scatola vuota, o un fardello economico che una città come L’Aquila non può certo permettersi. Ovvero, facendo gli scongiuri, uno dei tanti monumenti allo spreco che i terremoti italiani hanno lasciato dietro di sè. Basta farsi un giro tra palazzetti, palestre, teatri e centri polivalenti assortiti, disseminati in Irpinia, in Molise, in Umbria, dove ad “esibirsi” sono oggi solo l’ortica e la vitalba, i cani randagi, e qualche clochard in cerca di un riparo.

Dopo quattro anni di gestazione, tra ritardi e scivoloni amministrativi, i lavori sono partiti a settembre 2014, assegnati senza gara alla Gilardi di Roma, al suon delle fanfare e alla presenza dell’allora sindaco dell’Aquila Massimo Cialente, dell’ambasciatore giapponese in Italia Kazuyoshi Umemoto e dell’architetto Shigheru Iwakiri, che ha realizzato il progetto, per un compenso di 250 mila euro, a cui si aggiungono 750 mila euro dati ad una società di consulenza giapponese. 

Completato l’involucro, con consegna dei lavori nella primavera del 2017, si attende ora il bando di gara per realizzare le tribune, i bagni, gli spogliatoi, gli impianti elettrici, fognari e di riscaldamento, grazie alla prima tranche del finanziamento, pari a di 4,5 milioni, messo a disposizione dal Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe), in totale 9 milioni.

Insomma, al netto della donazione iniziale del governo giapponese, il palazzetto costerà alle casse dello Stato, molti altri denari.

Grave dunque che ancora oggi non si è risolto il problema di fondo: gli enormi costi di gestione della struttura, non alla portata delle piccole associazioni sportive aquilane, che pure erano le beneficiarie dell’iniziativa. Quantificati in oltre 220 mila euro l’anno. In mille euro per una giornata invernale, in cui solitamente schizzano in alto i costi di riscaldamento.

Già ai tempi della posa della prima pietra, si era detto che il palazzetto, grazie anche al campo da gioco removibile, poteva essere utilizzato per spettacoli e concerti. Il problema però è che mille posti non sono sufficienti per ospitare grandi eventi capaci di garantire incassi significativi, capaci di compensare le attività sportive, che da sole non garantiscono l’equilibrio economico.

Il palazzetto in origine era stato donato al Cus L’Aquila, che gestisce già gli adiacenti campi da calcio, da rugby e le palestre del centro sportivo di Centi Colella. Ma il Cus, dopo essersi fatti due conti ha deciso di rinunciare, ed il beneficiario della donazione è diventato direttamente il Comune. 

Il Cus aveva anche scoperto che non c’era solo il problema dei costi vivi di gestione, ma anche quello della fognatura: non ci sarebbero le pendenze giuste per arrivare al punto più vicino di allaccio, nei pressi del complesso Panorama. Sarebbe così necessaria una pompa di spinta, il cui utilizzo energivoro, aggraverebbe però ancor più i costi di gestione. 

L’alternativa potrebbe essere comunque quella di andare a trovare il punto di allaccio oltre il fiume, ad un costo di 250 mila euro, a carico però del Comune, senza cioè la possibilità di utilizzare i fondi del Cipe.

Una soluzione per consentire una gestione della struttura senza rompersi l’osso del collo in realtà ci sarebbe: dotare la struttura di panelli fotovoltaici, che potrebbero abbattere i costi dell’energia e del riscaldamento.

Incredibile però che i progettisti e la strapagata società di consulenza nipponica non ci abbiano pensato prima. E che a L’Aquila nessuno abbia avuto a che ridire già nella fase progettuale, visto che c’è addirittura una legge dello Stato, la 192 del 2005 , in attuazione delle direttive 2002/91/CE che imporrebbe di dotare gli edifici di nuova costruzione, e a maggior ragione gli impianti sportivi di dispositivi per minimizzare il consumo energetico.

Il tetto, per dire, per come è stato realizzato, non può reggere il peso degli impianti solari, è troppo sottile, e va tenuto conto anche del peso aggiuntivo delle nevicate importanti, che a L’Aquila non sono certo eventi straordinari e imprevisti.

Ora dunque andrà eventualmente realizzato, affianco al palazzetto, una torre solare, dal costo non inferiore ai 500 mila euro. Messi a conto delle tasche dei cittadini, che pagano per conto di chi non ha gestito in modo accorto l’utilizzo di una donazione post-sismica.