MONTORIO AL VOMANO – Ha resistito fino all’ultima alluvione d’inizio dicembre. Poi la paura ha avuto la meglio ed è fuggito, per la terza volta in vent’anni, dalla sua casa insieme a moglie e due bambini. Da allora tutti e quattro vivono da parenti e non sanno se e quando potranno tornare nella loro abitazione.

Eppure, che fosse poco sicuro vivere in quella casa Osvaldo Guizzetti e la sua famiglia lo sapevano da tempo.

E doveva saperlo anche il Comune di Montorio al Vomano (Teramo) se è vero che a causare le prime infiltrazioni e i primi allagamenti, erano stati proprio i lavori effettuati nel lontano 1992 dai tecnici mandati dall’ente per mettere in sicurezza il muro davanti l’abitazione di due piani, alla periferia della cittadina.

Insomma, ordinaria amministrazione. Invece Osvaldo poco dopo scopre che durante i lavori, gli operai hanno letteralmente cancellato il canale di scolo che prima consentiva all’acqua piovana di defluire senza entrare nei due appartamenti dell’edificio.

Da allora ogni pioggia un allagamento, con in più la paura del muro davanti la casa che, riparato (male come conferma anche la perizia in Tribunale) con pietre a secco e cemento, s’ingrossa di anno in anno mettendo ancor più a rischio l’abitazione e le altre vicine.

Dopo le prime richieste d’intervento, a vuoto, Osvaldo Guizzetti decide di ricorrere alle vie legali.

Le prime denunce, poi la causa in Tribunale assistito dall’avvocato Angelo Palermo, fino alla sentenza del 2011 che gli dà ragione e condanna il Comune al risarcimento dei danni materiali e morali, a pagare le spese legali e a intervenire per mettere in sicurezza l’area con delle gabbionate. Per ora l’amministrazione ha risarcito 23 mila euro alla famiglia, ma soltanto dopo tre atti di precetto e l’avvio di un procedimento di pignoramento presso terzi.

Nel frattempo il piano inferiore dove viveva la madre di Osvaldo è stato dichiarato inagibile e la donna, sette anni fa, è “stata cacciata dalla sua abitazione e non ci è più tornata – accusa oggi il figlio – le sue sofferenze l’hanno logorata fino alla morte in ospedale per tumore ad agosto”.

Il Comune ha fatto ricorso in Appello contro la sentenza di primo grado e inviato l’intero carteggio alla procura della Repubblica.

L’udienza è fissata tra poco meno di un anno. Dopo la segnalazione del caso sul blog teramano, iduepunti.it,  il sindaco Alessandro Di Giambatista nei giorni scorsi ha precisato che la Giunta in realtà ha dato mandato agli uffici di redigere un progetto per  la messa in sicurezza del costone a monte del fabbricato, oltre ad una serie di interventi di risanamento all’interno della casa, ma durante gli accertamenti “è emerso che il cavedio non esiste e di conseguenza non può essere ostruita una cosa che non c’è”.

“Il costone a monte da consolidare attraverso la costruzione dei gabbioni in pietra è esso stesso costituito di roccia – queste le parole del primo cittadino – pertanto sarebbe semplicemente demenziale demolire la roccia naturale per inserirvi delle gabbionate artificiali”.

Oggi Guizzetti contesta la versione del sindaco e, carte e perizie alla mano, insiste sul fatto che “quel canale di scolo lì c’era. Ci sono anche le foto rilasciate dal Comune  accusa – insieme alle copie delle delibere oggetto dei lavori”.

E chiede anche i lavori di messa in sicurezza vengano effettuati, visto che il ricorso del Comune in Appello “non ha sospeso l’esecutività della sentenza di primo grado”.

Intanto, mentre la battaglia legale va avanti, la sua famiglia non ha più una casa.

L’ultima volta che ha chiesto di nuovo aiuto, dopo l’alluvione, ancora una volta è stato lasciato solo.

Ora teme che rivolgendosi alla Protezione civile anche il piano superiore della casa sarebbe dichiarato inagibile, né può pensare a pagare un affitto visto che non ha un lavoro stabile.

“Devo andare come un nomade in cerca di un tetto da amici o parenti – l’amara conclusione . mio figlio (4 anni, l’altra ne ha 11, ndr) all’ingresso dell’asilo questa mattina mi ha detto ‘Papà dove andiamo a dormire questa sera se c’è l’acqua a casa nostra?’ Ieri sera mia figlia invece mi ha detto ‘Papà che brutto Natale quest’anno, prima la nonna e ora senza casa’”.

Non resta che augurare a questi due bambini e alla loro famiglia che il prossimo Natale sia più felice, magari nella loro casa e al sicuro.