CHIETI– “Gli ultimi giorni di reggenza del manager Asl Thomas Schael rischiano di diventare una riedizione di Delenda Carthago. Decidere di avviare un cantiere annunciato sì tre anni fa in sede di Comitato Ristretto dei sindaci, ma già da allora senza alcun piano di attuazione, né cognizione di tempi e modi e farlo riemergere solo ora, a due giorni dai saluti, non ha l’aria di essere un atto a vantaggio della nostra comunità”.

Lo scrive, in una nota, il sindaco di Chieti Diego Ferrara in merito all’apertura del cantiere del blocco C dell’ospedale.

“Chieti – aggiunge – aspetta un ospedale che abbia una dignità e una qualità a servizio della comunità e di tutto il territorio, come da presidente del Comitato dissi allora, era luglio 2022, e ritengo abbia anche diritto di ambire al DEA di secondo livello su cui l’attuale governance regionale non si è espressa, nonché di recuperare eccellenze e prestigio che aveva un tempo, ma che la sua dirigenza non è stata in grado di offrire. Non possiamo essere la Cartagine d’Abruzzo per ragioni che  con la sanità non hanno nulla a che vedere, altrimenti non si correrebbe il rischio di vedere messo a repentaglio anche il ruolo e le attività dell’Università d’Annunzio nel presidio del SS. Annunziata, come bene ha spiegato il rettore Liborio Stuppia”:

“Mi chiedo e gli chiedo: perché tanta e tale fretta dopo tre anni di inerzia? Perché non lasciare il testimone al suo successore, appena insediato che ho invitato in Comune per lavorare insieme a vantaggio della città? – incalza Ferrara – Perché a meno di tre giorni dal suo altro incarico, comunicarci l’irrinunciabile avvio di un cantiere che potrebbe portare solo danni senza modi, tempi e azioni certe e senza l’assicurazione che quei reparti non cesseranno di funzionare e che potranno continuare a farlo nella nostra città, come chiede anche l’Università e lo fa con una diffida chiarissima, perché il rischio è davvero grande. Un rischio a cui il DG uscente espone la città anche con la consapevolezza di non esserci più quando si manifesteranno gli effetti. Ci siamo mobilitati per questo e lo facciamo consapevoli del nostro ruolo, perché il nostro ospedale ha bisogno di interventi, ma non di chiudere e anche perché l’eredità di Schael non si trasformi in un incubo per la nostra Asl e il nostro territorio”.