L’AQUILA – Anche il problema dell’attraversamento degli animali selvatici sull’autostrada A24 e A25, che comporta gravi rischi non solo per la fauna protetta, ma anche e soprattutto per gli automobilisti, ha come origine il rapporto sempre più problematico, ed anzi ad un passo dalla clamorosa rottura, tra il concessionario, Strada dei Parchi, che fa parte della holding dell’abruzzese Carlo Toto, e il concessionario, ovvero il Ministero delle Infrastrutture.
Istruttiva in tal senso una lettera di Sdp venuta in possesso di Abruzzoweb, inviata il 2 dicembre al ministero della Transizione ecologica, che aveva scritto alla società a seguito dell’investimento e uccisione di un orso nella notte tra il 18 e 19 novembre, chiedendo lumi sui “tempi di realizzazione delle necessarie barriere protettive, dato il ripetersi di incidenti che producono gravi rischi per la pubblica sicurezza e danno alla fauna selvatica protetta in particolare l’orso”.
Richiesta “ingenua”, quella del Ministero, a leggere la risposta di Sdp, che non ha potuto che ricordare la vicenda della mancata approvazione del Piano economico finanziario (Pef), scaduto dal 2015, che prevede un investimento di 6,2 miliardi di euro, di cui 2,2 miliardi a carico della concessionaria, per la messa in sicurezza sismica dell’autostrada A24-A25, prevista nella legge di stabilità del 2012 nella quale, a seguito del terremoto dell’Aquila del 2009, le due arterie si considerano strategiche in caso di calamità naturali. Quota parte dei quei fondi sono infatti previsti anche per la realizzazione delle recinzioni, in una situazione, aveva già evidenziato in una nota Sdp in cui “spetta allo Stato autorizzare gli investimenti sulla rete di sua proprietà, ordinarne l’esecuzione e indicare le relative fonti di finanziamento”.
Il Piano è però rimasto al palo nonostante la nomina nel giugno 2020, da parte del governo dell’ingegnere abruzzese Maurizio Gentile, ora prossimo al pensionamento e che dovrà necessariamente dimettersi. Nomina ordinata dal Consiglio di Stato dopo che il Ministero per le infrastrutture, non avendo approvato il Pef entro il 30 ottobre del 2019 come sancito dal Tar al quale si era rivolta Sdp, era stato estromesso dalla competenza.
Ma ad oggi nulla di fatto, ed è per questo che Strada di Parchi, avrebbe avviato l’iter di rescissione del contratto di gestione dell’A24 A25, in largo anticipo rispetto alla scadenza del 2030, con contestuale richiesta allo Stato un indennizzo per la mancata remunerazione degli investimenti e mancati ricavi per il blocco dei pedaggi, per una cifra intorno ai 2,5 miliardi di euro. E con tanto di risarcimento danni da quantificare.
Quale siano gli sviluppi, rischiano di rimanere al palo la messa in sicurezza sismica dell’infrastruttura, e con essa la realizzazione delle misure di anti-attraversamento.
La lettera del 2 dicembre è da questo punto di vista emblematica, inviata per conoscenza anche al prefetto dell’Aquila, Cinzia Torraco, al ministero delle Infrastrutture e mobilità sostenibili, al Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, all’ Ispra, al commissario Gentile e anche al commissario ad acta per l’attuazione alla sentenza del Consiglio di Stato, Sergio Fiorentino.
Nella lettera si specifica che “le recinzione attualmente installate lungo il tracciato delle due autostrade sono pienamente conformi alla norma”, e che la manutenzione viene effettuata “con puntualità e rigore, in osservanza della procedura interna che ne disciplina la scrupolosa esecuzione”. Tanto che ogni tre mesi viene completato il ciclo ispettivo, eseguito a piedi dagli incaricati lungo tutti i 370 chilometri di recinzione”
Il punto è però un altro: per evitare l’attraversamento occorrono reti più alte e resistenti, capaci di impedire l’accesso a orsi, cervi e caprioli e Strada dei Parchi ricorda dunque di aver più volte richiesto al ministero delle Infrastrutture la possibilità di eseguire ulteriori interventi, in particolare a valere sul fondo complementare del Pnrr, quello destinato ai crateri sismici 2009 e 2016.
Osserva però Sdp che competente sull’utilizzo di quei fondi del Pnrr è il commissario straordinario Gentile. E anche in questo caso non è arrivata nessuna risposta, nonostante la fase progettuale già pressoché conclusa.
“Abbiamo chiesto conferma da parte del commissario straordinario di poter procedere alla progettazione e realizzazione di interventi”, si legge nella lettera, “abbiamo collaborato con il Parco nazionale per il trasferimento a Strada dei parchi di tutte le prescrizioni e indicazioni svolte dagli enti successivamente alla riunione indetta dal prefetto”, “abbiamo sviluppato un progetto esecutivo per i primi quattro chilometri di rete, e lo abbiamo inviato per l’approvazione alla struttura commissariale il 13 settembre”.
E ancora Sdp ricorda di aver già provveduto in proprio, per risparmiare tempo, a bonificare le aree di intervento con rimozione delle reti esistenti, sostituite con recinzioni temporanee e di altezza superiore. Infine di aver già predisposto la progettazione di un secondo lotto di recinzioni per 10 chilometri.
Ma i progetti tardano ad essere approvati dal commissario e i finanziamenti non vengono decisi e assegnati, ha ricordato nella nota stampa successiva alla lettera la stessa strada dei Parchi.
La società, al là di questo intervento tutto sommato limitato, arriva dunque al nocciolo del problema: anche ‘l’Investimento per la completa e risolutiva sostituzione delle reti è stato inserito nelle varie proposte del Piano economico finanziario presentato fin dal 2013”, e in mancanza della approvazione “non è permesso la concessionaria procedere con nuovi investimenti”.
Incalza dunque Strada dei parchi: “ci troviamo ad operare da otto anni senza un Pef approvato, omissione esclusivamente imputabile l’amministrazione concedente che per effetto risulta a tutt’oggi inadempiente non solo negli obblighi di aggiornamento di quanto previsto nella convenzione ma anche rispetto alle pronunce del giudice amministrativo che ne ha riconosciuto la connessa condotta omissiva e dilatoria e che pertanto indotto il concessionario a far nominare dal Consiglio di Stato un commissario ad acta, ai fini dell’adozione di un provvedimento di approvazione del Pef”.
Commissario che “ad oggi non ha ancora concluso il procedimento approvativo, e dunque ogni iniziativa relativa alle recinzioni non può concretizzarsi al pari delle attività di messa in sicurezza l’infrastruttura decisi dal legislatore ben nove anni fa”.






