VILLA RASPA – “Sentivamo sempre urlare, le urla di quella donna che chiedeva aiuto arrivavano fino a casa nostra”. Così raccontano i vicini di casa della donna rumena, Angela Mihalova di 47 anni, che mercoledì scorso è stata trovata morta, soffocata, all’interno del vecchio comitato elettorale di via Italia, a Villa Raspa di Spoltore (Pescara).
Giuliano Fratini e sua moglie Mirella Giacomo raccontano che già da venerdì scorso sentivano le liti della vittima che urlava al suo compagno, Georgiev Rashev, bulgaro di 57 anni, ora accusato per l’omicidio della donna.
I vicini raccontano anche delle condizioni di miseria estrema in cui la coppia viveva, in questa casa abbandonata di cui loro si erano “appropriati” entrando, probabilmente, dalla finestra.
Causa delle continue liti sarebbe la situazione economica difficile dei due, costretti a vivere in condizioni igieniche pessime, tra scatoloni, rifiuti, bottiglie buttate a terra vicino al piumino dove si erano accampati e dormivano insieme.
“Venerdì mattina abbiamo sentito una voce di donna che chiedeva aiuto – racconta Giuliano – e che proveniva dalla casa abbandonata, e domenica è successo di nuovo”.
“Qualche sera fa ho visto la donna di fronte casa che strillava – racconta un’altra vicina – ma dopo un po’ è arrivato un uomo e si sono baciati e abbracciati, probabilmente avevano fatte pace”.
“La vittima rumena e il suo compagno bulgaro erano arrivati al casolare quest’inverno – raccontano i vicini – quando faceva molto freddo, e sono rimasti qui. Spesso uscivano insieme in bici, altre volte vedevamo la donna uscire da sola. Erano davvero poveri, e a noi dispiaceva tanto”.





