L’AQUILA – Alle 15.25, al termine di un’udienza-fiume di oltre cinque ore, Salvatore Parolisi ha lasciato il Tribunale del Riesame dell’Aquila.

A bordo del furgone della polizia penitenziaria è stato ricondotto nel carcere di Castrogno a Teramo, dov’è detenuto, in attesa degli sviluppi dell’udienza di oggi.

Un’udienza fiume, quella davanti ai giudici del Riesame, chiamati a decidere sulla richiesta di scarcerazione del caporalmaggiore dell’esercito accusato dell’omicidio della moglie, Carmela Melania Rea.

La deposizione spontanea del caporalmaggiore è durata circa mezz’ora. Da quanto si è appreso avrebbe ricostruito tutti i movimenti del 18 aprile, giorno dell’omicidio della moglie, ribadendo la sua innocenza. Parolisi, che portava la fede al dito, mentre rilasciava dichiarazioni spontanee piangeva proclamando la sua innocenza.

Tre i passaggi chiave della difesa che punta su orario della morte, tracce di Dna e celle telefoniche.

Oltre a numerosi giornalisti, sul posto sono arrivate anche alcune decine di curiosi, alcuni giunti anche da fuori città, per assistere all’arrivo di Parolisi in tribunale, dove l’udienza è a porte chiuse.

Si prospettano tempi lunghi: la decisione con tutta probabilità slitterà a domani, come confermato dai legali dello stesso Parolisi, Valter Biscotti e Nicodemo Gentile, e dal giudice Giuseppe Romano Gargarella, che ha commentato: “impossibile decidere oggi, la  decisione ci sarà tra domani mattina e domani pomeriggio”.

LA GIORNATA


LEGALI IN TRIBUNALE POCO LE 8.15

Sono arrivati intorno alle 8.15 nell’aula del Tribunale Riesame dell’Aquila, i legali del caporalmaggiore dell’Esercito, Salvatore Parolisi dove dove si svolgerà l’udienza nella quale si dovrà decidere se confermare o meno la custodia cautelare in carcere del caporalmaggiore.

I legali in questo momento si trovano all’interno dell’aula per sistemare le carte ed un video-proiettore per la proiezione di diapositive. Parolisi è accusato, unico indagato, di aver ucciso la moglie Melanea Rea, con 32 coltellate.

Secondo gli inquirenti l’omicidio sarebbe avvenuto nel bosco delle ‘Casermette’ di Ripe di Civetella del Tronto il 18 aprile (Teramo).

Parolisi è in carcere dal 19 luglio, prima a Marino del Tronto (Ascoli Piceno) ed ora a ‘Castrogno’, a Teramo.

IL RIESAME DOVRA’ DECIDERE TRA OGGI E DOMANI

Il Tribunale del Riesame dell’Aquila ha poco tempo a disposizione per studiare i fascicoli e le memorie di accusa e difesa relativi al caporlamaggiore Salvatore Parolisi. Domani, infatti, scadono i dieci giorni dal deposito della documentazione presentata dal collegio della difesa, termine entro il quale lo speciale tribunale, che però potrebbe decidere anche oggi stesso, deve decidere se confermare o meno la custodia cautelare in carcere del sottufficiale dell’Esercito.

L’ARRIVO, LA SOSPENSIONE E LA RIPRESA

E’ arrivato alle 9:22 al tribunale dell’Aquila a bordo di un cellulare della Polizia penitenziaria il caporalmaggiore dell’Esercito Salvatore Parolisi, accusato dell’omicidio di Melania Rea, la mamma di Somma Vesuviana (Napoli) ritrovata uccisa nel bosco di Ripe di Civitella (Teramo) con 32 coltellate.

Saranno i giudici del Tribunale del Riesame a decidere sulla richiesta di scarcerazione avanzata dai legali dell’indagato, Valter Biscotti e Nicodemo Gentile. Il collegio è presieduto da Giuseppe Romano Gargarella mentre i giudici sono Bianca Maria Serafini e Anna Maria Tracanna.

L’udienza, a porte chiuse, è stata sospesa per un’ora per consentire la visione di ulteriori atti presentati dalla difesa di Parolisi. Parolisi è stato trasferito dall’aula D, sede dell’udienza, all’aula B, dove in attesa della ripresa dell’udienza ha parlato con i suoi avvocati.

Attorno alle 10:40 è ripresa l’udienza davanti al collegio del Riesame. Parolisi è tornato in aula “accompagnato” da qualche commento di cittadini aquilani presenti davanti il tribunale.

PAROLISI APPARSO SMAGRITO E PROVATO, PARLERA’ PER ULTIMO

Smagrito, molto provato, Salvatore Parolisi è davanti ai giudici del tribunale del Riesame che, dopo avere esaminato la memoria difensiva di 150 pagine, stanno ora ascoltando l’intervento del secondo dei due difensori (il primo ha parlato per un’ora e mezza).

Parolisi farà dichiarazioni spontanee dopo gli interventi dei suoi legali, Valter Biscotti e a Nicodemo Gentile. L’udienza si svolge in camera di consiglio, quindi è chiusa al pubblico; sono presenti i magistrati della procura di Teramo anche se la seduta è dedicata esclusivamente alla difesa.

TANTI ”SPETTATORI”, ANCHE DA FUORI L’AQUILA

Sul posto sono presenti numerosi curiosi, almeno una trentina, qualcuno giunto anche da altre città.

“Io non mi perdo una ‘puntata’”, spiega una signora proveniente da Giulianova (Teramo) che parla con i cronisti presenti.

“C’è un po’ di curiosità nel vedere come funziona un processo, peccato che è a porte chiuse”, aggiunge una donna aquilana che prosegue: “Non spetta certo a noi giudicare”.

Commenti ci sono stati anche mentre Parolisi veniva scortato da un’aula all’altra.

“Guarda quant’è bello, lasciatelo andare!”, ha commentato ironicamente un uomo parlando in dialetto.

Il caporalmaggiore è apparso pallido e visibilmente smagrito. Mentre camminava un cronista lo ha apostrofato, “Salvatore, chi ha ucciso Melania?”, ma Parolisi non ha parlato.

Per scrutare meglio cosa accadeva all’interno del tribunale una donna si è accucciata vicino una grata della finestra, ma è stata immediatamente redarguita da una rappresentante delle forze dell’Ordine.

IL CALDO SCORAGGIA I CURIOSI CHE VANNO VIA

Il caldo ha fatto diradare notevolmente la pattuglia di curiosi che affollavano l’ingresso dell’aula D, dov’è in corso l’udienza.

Al momento assieme ai cronisti sono rimaste solo alcune persone provenienti da Giulianova (Teramo), zona molto vicina al luogo del ritrovamento del cadavere sfigurato di Melania.

“Seguiamo questa storia dall’inizio – spiega una signora anziana che non vuole dire il suo nome – Oggi eravamo all’Aquila e abbiamo pensato di venire qui. Siamo stati anche sul luogo del ritrovamento, molti giorni dopo”.

I curiosi si sono rifugiati dentro un corridoio che funge da sala d’aspetto di un’altra aula giudiziaria per sfuggire all’afa.

Nel corso delle ore d’attesa il pm teramano Greta Aloisi  (nella foto qui sotto) è uscita dall’aula per prendere una bottiglia d’acqua dai distributori, rientrando subito dopo senza rilasciare dichiarazioni.

 

LE DICHIARAZIONI DI PAROLISI: ”SONO INNOCENTE”

Come preannunciato già nei giorni scorsi, stamane il caporalmaggiore Salvatore Parolisi ha parlato dinanzi ai giudici del Tribunale del Riesame.

La sua deposizione spontanea è durata circa mezz’ora.

Da quanto si è appreso avrebbe ricostruito tutti i movimenti del 18 aprile, giorno dell’omicidio della moglie Melania, ribadendo la sua innocenza.

Ora l’udienza è stata sospesa per la pausa pranzo.

PAROLISI LASCIA IL RIESAME, TORNA IN CARCERE A TERAMO

Salvatore Parolisi ha lasciato il Tribunale del Riesame dell’Aquila alle 15.25.

A bordo del furgone della polizia penitenziaria sarà ricondotto nel carcere di Castrogno a Teramo, dov’è detenuto, in attesa degli sviluppi dell’udienza odierna.

AVVOCATI DI PAROLISI, ”LA DECISIONE ATTESA PER DOMANI”

Il provvedimento, motivato, che il Tribunale del Riesame dell’Aquila prenderà nei confronti del caporalmaggiore Salvatore Parolisi è previsto per domani.

Lo ha detto al termine dell’udienza uno dei legali del sottufficiale, l’avvocato Valter Biscotti.

“Parleremo dopo il provvedimento, per ora siamo soddisfatti”, ha concluso.

PRESIDENTE RIESAME, ”IMPOSSIBILE DECIDERE OGGI”

Sul caso Parolisi “è impossibile decidere oggi. La decisione ci sarà tra domani mattina e domani pomeriggio”.

Lo ha detto il presidente del Tribunale del Riesame, Giuseppe Romano Gargarella, facendo intendere che dopo l’udienza-fiume di oggi ci sono molte carte da valutare per le quali occorre del tempo.

CONSULENTE DIFESA, ”SUI CELLULARI NON C’E’ CERTEZZA”

“Il problema fondamentale è dove stava Melania poco prima delle 15. Lì abbiamo due chiamate senza risposta su una cella che è servente per la zona di Ripe di Civitella (Teramo) ma in effetti gli stessi investigatori hanno visto che quella cella copre parte di Colle San Marco (Ascoli Piceno). La posizione del cellulare di Melania non è definita tra i due posti”.

Lo ha detto Roberto Cusani, uno dei consulenti della difesa, docente in telecomunicazioni dell’università La Sapienza di Roma.

“Noi abbiamo valutato – ha aggiunto il consulente – con altre indagini tecniche fatte dagli stessi investigatori come gli accertamenti non siano probanti più di quanto si è detto, ovvero che la prova delle celle non dà risultati certi. Ci siamo un po’ meravigliati che invece nelle documentazioni successive in effetti questa sia diventata quasi una prova”.

Secondo il consulente “non ci sono prove a discolpa, né prove a carico, nel senso che i cellulari dicono che quei telefonini stavano nelle zone dove sono avvenuti i fatti e non si può escludere che stessero né da una parte né dall’altra”.

”DA UN MOLTO PROBABILE A UNA QUASI CERTEZZA”

“Abbiamo spiegato un fatto tecnico – ha aggiunto Cusani – ovvero che un cellulare eventualmente fosse in movimento presenta delle modalità di aggancio alle celle diverso da un cellulare fermo. Quindi nell’ipotesi di uno degli scenari possibili in cui questo cellulare si muovesse allora vieppiù la giustificazione che non è possibile escludere che il telefonino di Melania poco prima delle 15 fosse a Colle San Marco”.

“Le investigazioni – ha osservato- sono state fatte in maniera corretta, il modo di raccogliere i dati e di intrecciarli con ulteriori informazioni, secondo me, non è stato corretto”.

“I carabinieri hanno lavorato in maniera corretta fino in fondo ma questo lavoro – ha concluso l’esperto – è stato recepito in maniera forzata da una situazione di molto probabile si è passati a una quasi certezza”.

MELANIA: CONSULENTE DIFESA, CHIESTI ACCERTAMENTI SU DNA ESTRANEO

“Noi puntiamo essenzialmente sul fatto che sul cadavere è stato ritrovato del dna estraneo, sono stati rilevati dei campionamenti, diversi campionamenti, in diverse regioni del corpo e questi campionamenti sembrerebbero e sono estranei sia alla vittima che a Salvatore Parolisi, alcuni dei quali sono maschili altri sono femminili”.

Lo ha detto il consulente della difesa, Emiliano Giardina, docente di genetica medica e forense presso l’Università di Tor Vergata (Roma).

“È possibile eseguire ulteriori accertamenti che potranno chiarire meglio questo aspetto – ha aggiunto il perito – Noi abbiamo chiesto che questi accertamenti possano essere eseguiti e riteniamo che debbano essere eseguiti e crediamo che queste tracce possano essere molto importanti per capire esattamente perché. Queste tracce si trovano sui polpastrelli, nel dna sotto le unghie”.

“Se noi avessimo trovato un dna subungueale di Salvatore Parolisi – ha detto ancora Giardina – noi avremmo subito invocato una prova regina. Visto che questo non è accaduto allora si dice che il dna subungueale può trasferirsi con una stretta di mano, questo noi lo contestiamo nel modo più assoluto perché è impossibile”.

“Esiste una letteratura scientifica molto corposa che esclude la possibilità in modo categorico che il dna subungueale possa trasferirsi con una stretta di mano. È un dna che viene spesso utilizzato in questi ambiti. Se noi potessimo dire può trasferirsi con una stretta di mano ovviamente sarebbe poco utile, invece è largamente utilizzato”.

“Dopo una lotta così violenta è anche molto strano che sul corpo del presunto colpevole, in questo caso di Parolisi, non si sia trovata neanche una minima traccia di sangue”.

I TRE PUNTI CARDINE DELLA DIFESA DI PAROLISI

Sarebbero tre i punti chiave della memoria difensiva da 150 pagine presentata da Salvatore Parolisi al Tribunale del Riesame dell’Aquila.

Secondo quanto appreso dall’inviato di News Mediaset e pubblicati da Tgcom, riguarderebbero l’ora della morte, le tracce del Dna e le celle telefoniche.

Il caporalmaggiore avrebbe contestato la perizia medico legale, nella parte in cui stabilisce data e ora del decesso. Secondo la difesa, la procura ha fatto in modo di “adattare” l’ora della morte di Melania proprio per mettere sotto accusa Parolisi.

Si può dimostrare che quando Melania è stata uccisa, Parolisi era al parco di Colle San Marco. Per quanto riguarda il Dna, secondo i legali tutti gli sforzi degli inquirenti si sono concentrati solo sul profilo di Parolisi mentre sono state trascurate altre tracce, delle quali non si e’ mai sentito parlare. Sul corpo di Melania sono state trovate tracce biologiche riconducibili a sei profili maschili, mai approfonditi, e altre tracce miste.

Il terzo interrogativo riguarda le celle telefoniche. Secondo gli avvocati non si puo’ affermare con certezza assoluta che il telefono di Melania prendesse solo in corrispondenza del monumento dei caduti di Colle San Marco.