TERAMO – In relazione al caso dell’omicidio di Melania Rea, sono in corso oggi ad Ascoli nuove audizioni di personale che gravita nel “mondo militare”, oltre a residenti di Folignano, vicini di casa della coppia Rea-Parolisi.
Lo rivela all’Agi una fonte investigativa. “L’attività è frenetica – spiega la fonte – e si stanno non solo ascoltando tutte le persone che potrebbe fornire indicazioni utili per scoprire la verità sulla vicenda, ma anche vagliando tutti i dati, telefonici e ambientali, in grado di far luce sul caso”.
A quanto si apprende, non è ancora invece cominciata l’audizione dell’agente di polizia penitenziaria Raffaele Paciolla, amico di Salvatore Parolisi e uomo che negò di aver scattato foto sul luogo dove fu trovato il cadavere di Melania, a Ripe di Civitella del Tronto (Teramo), come affermato dal vedovo della donna di Somma Vesuviana, tumulata ieri dopo la celebrazione del funerale nel suo paese di origine.
Secondo la stessa fonte inoltre, oltre al Parolisi, “c’è ancora la possibilità che qualcun altro possa aver avuto un ruolo nella vicenda. Nessuna ipotesi si può al momento da escludere”.
Già nei primi giorni dell’inchiesta, gli inquirenti sentirono poi un sergente in servizio da tempo presso la Caserma Clementi di Ascoli, per “comprendere meglio la personalità” del caporalmaggiore e istruttore dell’esercito, marito di Melania, che resta a piede libero anche se è tra i principali indiziati per l’omicidio.
Contro di lui comunque, la Procura di Ascoli non ha ancora chiesto al Gip nessun provvedimento, proprio perché mancano prove certe del suo coinvolgimento nel caso.
Forse le risultanze delle analisi dei tabulati telefonici in corso da parte dei Ris, potranno chiarire i molti dubbi e misteri che ancora gravano sul brutale assassinio della 29enne, madre di una bimba di 18 mesi.
L’AMICO DI PAROLISI CONSEGNA SPONTANEAMENTE IL DNA
TERAMO – Raffaele Paciolla, l’agente penitenziario amico di Salvatore Parolisi, e sua moglie hanno consegnato spontaneamente il loro dna ai carabinieri di Ascoli.
È avvenuto domenica mattina, quando Paciolla, amico del caporal maggiore e anche di Melania Rea, trovata morta assassinata a Ripe di Civitella (Teramo) il 20 aprile scorso, si è recato presso il comando provinciale dei carabinieri per consegnare i suoi tre telefoni cellulari.
Nell’occasione i militari dell’Arma hanno chiesto sia a lui sia alla consorte se potevano consegnare il dna, cosa che, conferma oggi l’avvocato Tommaso Pietropaolo, “hanno fatto senza problemi non avendo niente da nascondere”.
A entrambi è stato fatto il tampone. Paciolla è l’uomo che Parolisi aveva chiamato il giorno della scomparsa di Melania perché lo aiutasse a cercarla.
Aveva avvertito Raffaele i familiari della donna e sempre lui aveva accompagnato il fratello della Rea, Michele, al Bosco delle Casermette, per il riconoscimento della giovane mamma di Somma Vesuviana.
Salvatore Parolisi, in una delle fasi delle indagini, avrebbe fornito agli investigatori particolari sulla scena del crimine, che non poteva conoscere perché, appunto, non si era recato sul posto.
Il vedovo della Rea si sarebbe giustificato dicendo che era stato Paciolla a mostrargli delle foto scattate con il cellulare sul luogo del delitto, circostanza che la guardia carceraria ha recisamente smentito.
Per questo, ha consegnato i tre telefonini in suoi possesso.
CELLA TELEFONICA “DOMINANTE”: UN ROMPICAPO PER GLI INVESTIGATORI
TERAMO – Un ponte telefonico ‘dominante’, nelle ore della sparizione di Melania Rea, pesa sugli accertamenti tecnici volti ad accertare se la giovane mamma trovata uccisa nel bosco di Ripe di Civitella il 20 aprile sia mai stata sul pianoro di Colle San Marco il 18 pomeriggio verso le 14:30-15, come sostiene il marito Salvatore Parolisi, o se si trovasse già alle 14.30 a Ripe di Civitella.
In gergo tecnico, il ponte “dominante” è quello che aggancia per primo un telefono cellulare, che per varie ragioni (traffico di rete elevato ecc.) può poi agganciarsi a un ponte “servente”.
Dai primi riscontri del Ros, il Raggruppamento Operativo speciale dei carabinieri, è emerso che il ponte “dominante” del telefonino era il medesimo: nell’area delle giostre di Colle San Marco e in quella del bosco dove Melania è stata trovata morta.
Nessuno squillo intermedio ricevuto dal cellulare ha consentito di tracciare un eventuale “percorso” fra i due luoghi.
Gli esperti del Ros cercheranno di affinare ancora le analisi, e dare una risposta ad un quesito è cruciale per l’inchiesta.
Anche un altro ostacolo rende difficoltoso questo tipo di accertamenti: l’assenza di traffico telefonico “fatturato” sull’apparecchio di Melania nelle lunghe ore che separano la sparizione della donna dal ritrovamento del cadavere.
Se un telefonino viene spento e poi riacceso, il traffico “volatile”, non fatturato, va perduto, per un’economia legata alla velocità di connessione: “é un fatto automatico – spiega un investigatore – come quando si cerca di versare acqua in un recipiente già pieno: una parte del liquido che c’é fuoriesce automaticamente”.
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