TERAMO – Il gup del Tribunale di Teramo, Marina Tommolini, si è ritirata poco fa in Camera di Consiglio. La sentenza è attesa intorno alle 19.30.
L’udienza è stata sospesa dopo le repliche del pm Davide Rosati e dell’avvocato di parte civile Mauro Gionni alle conclusioni degli avvocati di Salvatore Parolisi, Valter Biscotti e Nicodemo Gentile.
L’accusa ha chiesto l’ergastolo per Salvatore Parolisi, unico imputato dell’omicidio di Melania Rea e del vilipendio di cadavere della donna, uccisa con 35 coltellate il 18 aprile 2011 a Ripe di Civitella (Teramo).
La difesa ha chiesto l’assoluzione per non aver commesso il fatto.
OGGI L’ULTIMA UDIENZA
A un anno e mezzo dal delitto, quel 18 aprile del 2011, si saprà se a uccidere Melania Rea è stato il marito, il caporalmaggiore dell’Esercito addestratore di reclute donne, Salvatore Parolisi.
La sentenza del processo di primo grado con il rito abbreviato è attesa per oggi, secondo alcuni in tarda serata. Parolisi rischia il carcere a vita, ‘ripulito’ per il rito scelto dall’aggravante dell’isolamento diurno: è la partenza in caso di condanna, ma in cuor suo lui crede di farcela, che quegli indizi raccolti dall’accusa non possono fare prova della sua colpevolezza.
Parolisi rischia anche di perdere la sua bambina, la piccola avuta da Melania: anche i giudici del tribunale dei minori di Napoli attendono la decisione della collega gip, Marina Tommolini per ‘bollare’ la separazione dalla patria potestà.
Un anno e mezzo di indagini in una camera di consiglio di un pomeriggio: da un lato le teorie dell’assassinio d’impeto, nel boschetto di Ripe, le bugie della scampagnata sul pianoro di Colle San Marco e sul rapporto con L. (la sua ormai ex amante), nessun altra pista plausibile contro altri indiziati; dall’altro la decisione nel ritenere nullo il castello di indizi, l’assenza di riscontri oggettivi che possano vestirli addosso a Parolisi, l’incertezza delle perizie. Parolisi arriva ‘preparato’ dai suoi legali a una possibile condanna, sa che la strada per uscire da quello che ha definito un tunnel è ancora lunga. Ma oggi è in ballo per la prima volta concretamente il suo futuro da uomo libero.
Questa mattina la difesa continuerà la sua arringa, con le conclusioni dell’avvocato Nicodemo Gentile e poi quella di Valter Biscotti. In caso di repliche concesse, il gip Tommolini dovrebbe ritirarsi nel primo pomeriggio.
Pesante la richiesta della procura di Teramo: ergastolo e senza attenuanti e, anzi, con aggravanti, nei confronti del caporalmaggiore accusato di aver ucciso con 35 coltellate la moglie Melania Rea il 18 aprile 2011 nel bosco di Ripe di Civitella, nel teramano, in Abruzzo. Carcere a vita, quindi, nonostante il rito abbreviato, perché oltre all’omicidio, al caporalmaggiore capo, Parolisi, vengono imputati anche la minorata difesa, la crudeltà, e il vilipendio aggravato sul corpo per depistare le accuse da sé. Il reato di vilipendio comporta una pena minima di sei anni e così grazie all’istituto del rito abbreviato, la Procura, guidata dai pm Davide Rosati e Greta Aloisi, ha potuto abbonare un terzo della pena a Salvatore perché era stato previsto anche l’isolamento diurno.
Secondo l’accusa, nella parte della requisitoria condotta dalla Aloisi, Salvatore Parolisi avrebbe ucciso la moglie nel bosco di Ripe di Civitella e non si sarebbe mai recato sul pianoro di San Marco, nelle Marche, sotto Ascoli Piceno, da dove partì la vicenda con la denuncia, considerata un depistaggio di Parolisi, che sostenne che subito dopo l’ora di pranzo di quel 18 aprile la moglie sparì dopo essersi allontanata da lui e dalla figlia Vittoria per andare alla toilette. È colpevole, Parolisi, secondo l’accusa, perché nessun testimone dei 50 rintracciati lo ha mai visto con la famiglia in quelle ore indicate da Parolisi sul pianoro di San Marco. Perché Parolisi era a Ripe di Civitella dove con 35 coltellate ha ucciso la madre di sua figlia Vittoria.
LEGALE PAROLISI CHIEDE ASSOLUZIONE
L’avvocato di Salvatore Parolisi, Valter Biscotti, ha chiesto l’assoluzione piena per il caporalmaggiore accusato dell’omicidio della moglie Melania Rea per non aver commesso il fatto. Lo ha detto lo stesso Biscotti ai cronisti che lo attendevano fuori dall’aula Falcone e Borsellino dove si sta tenendo l’udienza a porte chiuse sulla vicenda dell’omicidio di Melania Rea, che vede unico imputato il marito Salvatore Parolisi.
Le conclusioni della difesa sono andate avanti per circa 5 ore: prima ha preso la parola l’avvocato Nicodemo Gentile e a seguire, dopo una breve pausa, ha concluso Valter Biscotti con la richiesta di assoluzione. Parolisi assiste all’udienza impassibile, senza mostrare emozioni particolari, secondo i parenti di Melania che stanno assistendo all’udienza. Ora ci saranno le repliche della Procura di Teramo con il pm Davide Rosati e dell’avvocato di parte civile Mauro Gionni.
Dopo di che il gup Marina Tommolini si ritirerà in camera di consiglio per decidere.
MELANIA: LE TAPPE DEL GIALLO DELL’OMICIDIO
Melania è stata uccisa il 18 aprile del 2011 tra le 14 e le 15. Il corpo seviziato da 35 coltellate, seminudo, con due siringhe conficcate sul petto e sul pube, venne scoperto due giorni dopo a Ripe di Civitella (Teramo). Una telefonata anonima al 113, partita da una cabina telefonica in piazza San Francesco a Teramo intorno alle 14,40, segnalava la presenza di un corpo. Era la voce di un uomo, forse un cercatore di funghi, che in dialetto teramano indirizzò la polizia sul posto.
Le indagini furono affidate, per competenza territoriale, ai carabinieri di Ascoli Piceno ed il caso alla procura di Ascoli in quanto, secondo il racconto fornito dal marito di Melania, la coppia insieme alla figlioletta erano andati a trascorrere una tranquilla giornata al pianoro di Colle San Marco ad Ascoli. Qui, Parolisi, avrebbe perso le tracce della moglie ed è da qui che è iniziato il giallo dell’omicidio di Carmela Rea, detta Melania.
Dopo alcune settimane di indagini, sopralluoghi e testimonianze la procura di Ascoli iscrisse nel registro degli indagati proprio Parolisi che nel frattempo veniva intercettato e seguito. Il 18 luglio del 2011, il gip Carlo Calvaresi firmò il primo ordine di carcerazione nei confronti del 34enne di Frattamaggiore (Napoli) con l’accusa di omicidio volontario aggravato. In 95 pagine venivano mossi gli addebiti a seguito dei primi riscontri investigativi (fu perquisita l’abitazione dei coniugi Parolisi a Folignano, furono sequestrati computer, indumenti, cellulare e altro). Ris, Scientifica, Ros nel frattempo analizzarono la mole di materiale repertato e i tabulati telefonici.
Le indagini successive, l’analisi delle celle telefoniche, i riscontri dei periti patologi hanno circoscritto a Ripe di Civitella a Teramo il luogo in cui è avvenuto l’assassinio. Melania Rea era viva quando è giunta alle Casermette ed è qui che è stata uccisa.
Da Ascoli, la competenza passò quindi a Teramo dove il 2 agosto del 2011 il gip Giovanni Cirillo firmò un nuovo ordine di custodia cautelare in carcere. Salvatore Parolisi dal carcere di Marino del Tronto venne trasferito al Castrogno di Teramo.
Nel frattempo, le istanze di scarcerazione promosse dalla terna difensiva del caporalmaggiore vennero rigettate. Riesame e Cassazione confermarono il provvedimento restrittivo. Da allora ad oggi, mentre Parolisi continua a professarsi innocente, il fascicolo si è arricchito di nuovi elementi emersi dalle indagini e dai riscontri forniti dai laboratori scientifici dei corpi speciali investigativi che sono così diventati indizi. Farà eco, fra gli altri, il rapporto sentimentale con la soldatessa L.P. anche lei di stanza al Rav Piceno.
La difesa si è fatta nel frattempo agguerrita, chiede ed ottiene, dal gip di Teramo Marina Tommolini, il rito abbreviato condizionato all’ora della morte. A quel punto cambia lo scenario processuale per Parolisi che verrà giudicato dal gup il quale affida una serie di superperizie per stabilire l’ora esatta della morte. Nel frattempo procura, parte civile e difesa nominano i propri consulenti i quali rimetteranno poi le risultanze. Alla fine, le perizie rimesse dai consulenti del gup non giungono alla conclusione auspicata perchè non chiariscono l’ora esatta della morte. Oggi Parolisi conoscerà il suo destino. E’ colpevole per la procura che chiede l’ergastolo senza isolamento diurno per omicidio pluriaggravato, vilipendio e deturpamento di cadavere. E’ innocente per la difesa che ne chiederà l’assoluzione. La parola al giudice.
INIZIATA L’UDIENZA: SENTENZA ATTESA ENTRO LE 20
È iniziata l’udienza sull’omicidio di Melania Rea che dovrebbe concludersi entro le 20 con la sentenza del gup Marina Tommolini. Il campanello che annuncia l’inizio dell’udienza, a porte chiuse per via del rito abbreviato, è suonato intorno alle 9.30: sono entrati gli avvocati di Salvato Parolisi, Nicodemo Gentile e Walter Biscotti, l’avvocato di parte civile Mauro Gionni e i familiari di Melania Rea, fratello, padre e zio.
I legali del caporalmaggiore, arrivato alle 9 con un cellulare della Polizia Penitenziaria, esporranno le rispettive conclusioni chiedendo l’assoluzione piena di Parolisi. Dopo le eventuali contro repliche dei pm e dell’avvocato di parte civile, il gup si chiuderà in camera di consiglio.
DIFESA ACCENNA ALLA FIGLIA, PAROLISI SI COMMUOVE
Solo un attimo ha scalfito la maschera impenetrabile di Salvatore Parolisi durante l’arringa del primo difensore, Nicodemo Gentile: è quando il legale ha accennato alla piccola Vittoria, figlia di Salvatore e Melania.
Così raccontano i presenti in aula dove si tiene, a porte chiuse, l’ultima giornata del processo al caporalmaggiore degli alpini.
L’avvocato di Parolisi, Nicodemo Gentile, nelle due ore e mezzo di arringa ha affrontato il processo in maniera ampia e generica senza entrare nei particolari, perche’ questi ultimi verranno esaminati dall’altro legale della difesa, Valter Biscotti.
Dopo l’intervento di Gentile il giudice Marina Tommolini ha disposto una pausa del processo: resta il dubbio su quanto vorra’ parlare Biscotti. Lui minimizza dicendo che non arringherà per più di un’ora, ma c’è anche chi pensa che stia bluffando e che, quindi, impiegherà molto più tempo. Intanto, sia il pm Davide Rosati sia il legale di parte civile, l’avvocato Mauro Gionni, hanno confermato che replicheranno alla difesa.
GENNARO REA: “SPERO NON SIA STATO LUI, MA GLI OCCHI PARLANO”
“La speranza che non sia stato lui c’è, ma gli occhi parlano e neanche oggi abbiamo incrociato quelli di Salvatore”.
Lo ha detto il padre di Melania Rea, Gennaro, che attende nei pressi del tribunale di Teramo la sentenza del gup Marina Tommolini sull’omicidio di sua figlia.
“Spero sempre che non sia stato lui, ma gli occhi sono lo specchio dell’anima e neanche oggi abbiamo avuto modo di incrociare i nostri con i suoi”, dice Gennaro Rea senza nominare il marito di sua figlia, uccisa con 35 coltellate il 18 aprile del 2011.
“Attendiamo con fiducia la sentenza del giudice, che ha svolto un lavoro molto accurato: vogliamo solo sapere chi ha ucciso la nostra Melania”, ha concluso Gennaro Rea.
Salvatore Parolisi, unico imputato nel processo che a breve si concluderà con la sentenza di primo grado del gup Tommolini, ha assistito all’udienza “impassibile”, senza tradire particolari emozioni e senza guardare i parenti di Melania.
Lo riferiscono alcune persone che hanno preso parte al dibattimento che si è svolto a porte chiuse per via del rito abbreviato.





