L’AQUILA – “Nella sua deposizione Parolisi ha detto di essere innocente. Riguardo a Melania, ha detto che le voleva bene, anche se la tradiva”.

Lo ha riferito Michele Rea, fratello di Melania, uscendo dall’aula del Tribunale dell’Aquila dove è in corso la seconda udienza del processo d’Appello a Salvatore Parolisi, condannato in primo grado per l’omicidio della moglie.

“Per la prima volta – ha aggiunto Michele – il suo sguardo lo ha indirizzato verso di noi: dopo due anni non so come ha fatto, il tutto per dirci che noi facciamo tutto per la bambina e ci ha ringraziato per questo fatto. Delle bugie e dei trans non si è parlato per niente”.

Rea ha aggiunto che “Parolisi ha parlato cinque minuti. Per me lui rappresenta il nulla, non mi fa né caldo né freddo, mi dispiace solo per quella povera bamina che comunque un giorno dovrà sapere e mi dispiace anche per Melania che ha avuto a che fare con questa persona”, ha concluso.

L’udienza è stata poi interrotta per qualche minuto, come ha fatto sapere uscendo dall’aula il procuratore generale, Romolo Como, il quale non ha voluto fare alcun commento. In aula anche il padre di Melania.

Intorno alle 13.30, terminata l’arringa di uno dei due legali di Parolisi, l’avvocato Walter Biscotti, la pausa pranzo.

Alle 15 la ripresa dei lavori con l’arringa dell’altro legale di Parolisi, l’avvocato Nicodemo Gentile, che ha anticipato di avere esigenza di parlare per circa cinque ore.

Per l’avvocato della famiglia Rea, Mauro Gionni, “la dichiarazione è durata pochi secondi ed è stata la solita cosa, un piagnucolare senza lacrime con Parolisi che dice sono un traditore ma non sono un assassino e che chiede scusa a tutti, un intervento irrilevante processualmente”.

Di parere opposto uno dei due difensore di Parolisi, l’avvocato Walter Biscotti, per il quale il caporalmaggiore “ha parlato con il cuore dicendo quello che sente, si è rivolto ai parenti con un’emozione fortissima parlando al cuore soprattutto per la bambina alla quale tiene moltissimo”.

La seconda udienza è terminata intorno alle 19.30 “Le difese hanno insistito su quanto si sapeva, non c’è niente di nuovo ma certamente rifletterò”.

Lo ha detto il procuratore generale Romolo Como al termine dell’arringa difensiva dell’avvocato Gentile, durata 5 ore come promesso.

L’avvocato alla fine ha chisto l’assoluzione per Parolisi. “Abbiamo fatto tutto il possibile – ha detto – per ingenerare un dubbio alla Corte. È un grande risutato. Speriamo ora nel convincimento totale sull’innocenza di Parolisi”.

LE REAZIONI A FINE UDIENZA

Salvatore Parolisi “aveva un’amante e questo è certo uno sport nazionale, ma non sufficiente per poter dire che e un uomo malato e che poteva fare questo”, ossia uccidere la moglie.

Così l’avvocato Nicodemo Gentile, all’uscita dall’aula al termine della seconda udienza del processo d’Appello al suo assistito, condannato in primo grado all’ergastolo con l’accusa di aver ucciso Carmela “Melania” Rea.

L’arringa di Gentile ha occupato l’intero pomeriggio protraendosi per cinque ore.

Quanto alla scelta di consegnare alla Corte delle lettere tra marito e moglie, secondo il legale “ha scelto di produrle per far capire alla Corte che non è colpevole, nonostante il difficile rapporto con la moglie le voleva bene”.

Secondo il secondo avvocato di Parolisi, Walter Biscotti, “abbiamo fornito argomentazioni di rilievo e siamo certi che la Corte avrà modo di riflettere. Abbiamo offerto documenti e prove – ha proseguito – e nella lunga discussione sono stati presentati elementi importanti con solide argomentazioni per smontare la ricostruzione che fa il giudice, per cui siamo convinti che l’accusa avrà perplessità”.

MICHELE REA: “PIAGNUCOLA, MA LE LETTERE ALL’AMANTE?”

“Forse oggi Salvatore ha tentato di farsi uscire qualche lacrima, ma poi è stata la solita piagnucolata”.

Così Michele Rea, fratello di Melania, all’uscita dall’aula al termine della seconda udienza del processo.

“Ha dato alla Corte tre lettere che si era scritto con Melania qualche anno fa, non capisco come non abbia dato quelle che ha scritto dal carcere all’amante alla quale diceva di amarla”.

Michele Rea ha poi sottolineato che la famiglia rimane convinta del movente legato al famoso imbuto tra la moglie e l’amante.

“Ha fatto la cosa più tremenda – ha aggiunto il fratello di Melania – ha fatto la cosa più vigliacca e perciò merita la pena massima dell’ergastolo”.

Per l’avvocato Mario Gionni, difensore della famiglia Rea, “al di là dei ruoli, e i miei colleghi lo stanno facendo bene, le difese non sono riuscite a insinuare il dubbio. Non ho notato nulla di nuovo eccetto la motivazione della sentenza e il movente – ha sottolineato – però il mio pensiero è che gli elementi sulla colpevolezza di Parolisi ne escano rafforzati perché non sono emerse ipotesi alternative e persone alternative”.

LE REAZIONI A META’ UDIENZA

PAPA’ GENNARO: “SALVATORE? PERSONA INDIFENDIBILE”

“Chiediamo che venga fatta giustizia e che venga confermato il carcere a vita”.

Dall’aula dove si tiene il processo d’Appello per l’uccisione di Melania Rea è uscito anche il padre di Melania, Gennaro, il quale ha sottolineato di aver ascoltato con indifferenza la deposizione di Parolisi che è “una persona indifendibile”.

Con la conclusione dell’arringa difensiva di uno dei due legali di Parolisi, l’avvocato Walter Biscotti, la seconda udienza del processo d’Appello al caporalmaggiore condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio della moglie, Melania Rea, è stata sospesa e aggiornata alle ore 14.30.

L’avvocato Biscotti, all’uscita dall’aula, ha sottolineato di aver ribattuto punto su punto alle accuse formulate contro il suo assistito ribadendo che Parolisi non era sul luogo del delitto.

Rea, che ha assistito al dibattimento a porte chiuse insieme al figlio e ai due zii di Melania, ha sottolineato di essere “rimasto indifferente rispetto a quello che ha detto Parolisi”.

Sono stati molti i commenti alla deposizione spontanea del caporalmaggiore per il quale il procuratore generale nella requisitoria ha chiesto la condanna al carcere a vita.

PAROLISI RICHIAMATO, TROPPI SGUARDI ALLA FAMIGLIA

Secondo quanto si è appreso, Parolisi, che ha parlato per la prima volta rivolgendosi alla famiglia sarebbe stato richiamato dal presidente della Corte perché in molti frangenti indugiava nel guardare i famigliari della moglie e non indirizzare lo sguardo verso la Corte.

BISCOTTI: ”SALVATORE ESTRANEO, NON ERA SUL LUOGO DELL’OMICIDIO”

“Abbiamo dimostrato, proprio attraverso la documentazione di orari, di celle, di testimonianze, di telefonate, che non può aver commesso né l’ omicidio, né il depistaggio, non era presente sul luogo dell’omicidio perché non c’è niente sul luogo dell’omicidio che può ricondurre a Parolisi”.

Così l’avvocato Walter Biscotti, legale di Parolisi, all’uscita dell’Aula dove si sta svolgendo la seconda udienza, a porte chiuse, del processo in Corte di Assise d’Appello che vede alla sbarra il caporalmaggiore Salvatore Parolisi condannato all’ergastolo in primo grado per l’omicidio della moglie Melania Rea il 18 aprile 2011 nel boschetto di Ripa di Civitella del Tronto (Teramo).

“Abbiamo dimostrato documentalmente – ha aggiunto il difensore – che la ricostruzione del giudice, almeno dalle 14.55 in poi, non regge. Pertanto abbiamo invocato che la decisione non può non essere la dichiarazione di Salvatore Parolisi come estraneo a tutti i fatti contestati”.

BISCOTTI/2: ”MOLTA DOCUMENTAZIONE SU ALTRI DISTRUTTA”

“C’è, invece – secondo Biscotti – molto di altro afferente ad altri soggetti rimasti ignoti ma non possiamo più fare tutte le indagini perché molta documentazione, molti reperti, sono stati distrutti quindi noi dal nostro punto di vista abbiamo certamente messo dei dubbi alla Corte, su questo ne simo convinti”.

“Abbiamo avuto certamente grandissima attenzione dai giudici – ha proseguito l’avvocato – perché non abbiamo ricostruito i fatti secondo le fantasie come ha fatto il giudice di primo grado al quale devo dire e devo riconoscere che è un giudice che certamente ha fatto un buon dibattimento fornendo tutte le garanzie della difesa in dibattimento ma durante la sentenza poi ha sbagliato”.

GIONNI: ”OGNI INDIZIO PORTA A PAROLISI”

“Le differenze sulle motivazioni e sul movente tra il giudice di primo grado e il procuratore generale rafforzano la colpevolezza di Parolisi perché ogni indizio fa sempre capo alla stessa persona”.

Così il legale della famiglia Rea, l’avvocato Mauro Gionni, all’uscita dall’aula dove si sta svolgendo il processo d’Appello a Salvatore Parolisi condannato in primo grado all’ergastolo con l’accusa di aver ucciso sua moglie Melania Rea.

Il commento dell’avvocato è anche rivolto alle sottolineature delle discordanze da parte degli avvocati di Parolisi e anche all’istanza di approfondimento delle indagini con nuove prove presentata dagli stessi difensori del caporalmaggiore.

“A mio avviso non verrà accolta – ha continuato l’avvocato Gionni – perché siamo di fronte a un abbreviato in fase di appello nell’ambito del quale le parti non possono chiedere altre perizie e altri approfondimenti ma è solo la Corte che ha la facoltà di concedere”.

“Anche noi abbiamo presentato un’istanza sulla denuncia fatta alla procura di Napoli in riferimento all’utilizzo dei 130 mila euro che erano sul conto di Parolisi”.

L’UDIENZA

Il caporalmaggiore ha deciso di parlare per difendersi direttamente dall’accusa di aver ucciso la moglie Melania Rea il 18 aprile del 2011 nel boschetto di Ripa di Civitella (Teramo).

I difensori del caporal maggiore, oltre a Biscotti, l’avvocato Nicodemo Gentile, sono pronti a dare battaglia, come sottolinea Biscotti, “perché ci aspettiamo l’assoluzione, qualsiasi risultato fuori da questo epilogo per noi è una sconfitta”.

“Dimostreremo attraverso precisi dati processuali – ha continuato Biscotti – come sia la ricostruzione del pm in primo grado, sia quella del procuratore generale e sia quella dei giudici nella parte relativa alla dinamica omicidiaria è priva di riscontri oggettivi e frutto di argomentazioni fantasiose”.

Per Biscotti “questo è il classico processo che nel vecchio ordinamento si sarebbe concluso con la insufficienza di prove alla luce degli indizi non certi”.

In relazione alla condizione di Parolisi, Biscotti ha sottolineato che è un “uomo molto concentrato, che ha preso appunti per tutta la prima udienza del processo d’appello, e che ieri ci ha espresso le sue opinioni”.

Nel colloquio di due giorni fa è infatti emersa la volontà che Parolisi intervenga per una deposizione spontanea.