TERAMO – Salvatore Parolisi, arrestato per l’omicidio della moglie Melania Rea, quando gli è stato notificato il provvedimento è apparso “taciturno e rassegnato”.

Così lo ha descritto il comandante provinciale dell’Arma dei carabinieri di Ascoli, colonnello Alessandro Patrizio in un incontro con la stampa.

Parolisi è uscito dalla caserma “Clementi” del 235° Rav Piceno senza manette per andare alla caserma dei carabinieri e sempre senza manette è entrato nel carcere di Marino del Tronto.

Secondo il colonnello Patrizio, il fatto che i trasferimenti del caporalmaggiore siano avvenuti su mezzi senza contrassegni e, nel caso del trasporto verso Marino, con vetri oscurati, è dovuto “a un tutela dei diritti e della dignità della persona”, non a un cortesia tra corpi dello Stato.

”PAROLISI HA FATTO TUTTO DA SOLO”

Parolisi “ha fatto tutto da solo” quando uccise il 18 aprile scorso la moglie Melania rea nel bosco delle Casermette “al culmine di un litigio”.

È la convinzione “personale” del colonnello Patrizio.

“Melania è morta per emorragia da dissanguamento a causa dei numerosi colpi subiti su tutto il corpo e non per uno solo in particolare”, ha aggiunto.

“Nessuna coltellata è stata letale, quindi – ha sostenuto Patrizio – ma l’insieme dei colpi inferti i quali ne hanno provocato la morte a Ripe di Civitella del Tronto entro le 2 ore dal pasto di lunedì 18 aprile”.

“La relazione finale del medico legale Adriano Tagliabracci – ha aggiunto il comandante – ha confermato le nostre ipotesi investigative”.

”SALVATORE HA INFERTO COLPI POST MORTEM”

“Parolisi – ha aggiunto il comandante – è tornato sul luogo del delitto per infliggere sul cadavere della moglie altre ferite post mortem, oltre ad altri segni, per depistare le indagini”.

“Quando l’ha fatto? Non lo sappiamo – ha risposto Patrizio – ma certamente non molte ore prima che il cadavere fosse scoperto e cioè il 20 aprile, due giorni dopo la scomparsa della donna”.