L’AQUILA – “La colpa è dell’amministrazione che mi ha preceduto, che aveva illuso gli investitori garantendo di approvare un piano regolatore, in tempi irrealisticamente brevi, visto che in Italia ci possono volere anche vent’anni”.

Questa la schietta risposta del sindaco di Ofena (L’Aquila), Mauro Castagna, interpellato da Abruzzoweb sul caso che ha destato grande scalpore e indignazione del recupero a fini turistici dell’antico borgo abbandonato e in parte diroccato “Le Pagliare del Colle”, vicino a Ofena, progetto avviato nel 2006 dall’avvocato di Pescara Maria Cinzia Foglia e dal marito, che oggi lanciano strali contro una burocrazia borbonica che soffoca lo sviluppo locale, fa scappare a gambe levate i giovani, manda in fallimento chi vuole investire in aree in via di spopolamento.

Il loro progetto è infatti naufragato per i tempi di approvazione del Piano regolatore, da parte del Comune in accordo con il Parco nazionale Gran Sasso Laga, con la controfirma della Provincia.

Senza il nuovo piano e la ridestinazione d’uso dell’area era impossibile infatti recuperare le 25 casette rurali, acquistate dalla società costituta da Foglia, dotandole in particolare di impianti e servizi igienici. 

Il Piano è stato approvato dopo sei anni, nel 2013, troppi per le banche che hanno revocato definitivamente i mutui concessi, con gli interessi, e ora si apprestano anche pignorare i beni della sfortunata imprenditrice e per la Regione, che si è anche lei ripresa un finanziamento concesso nel post terremoto.

Il sindaco Castagna si dice “molto dispiaciuto di quello che è accaduto, visto che ho sempre considerato il progetto valido, e capace di potuto portare ricchezza e lavoro sul tettorio”.

Ma la sua principale preoccupazione è ribadire che la colpa non è sua, ma dell’ ex sindaco di Ofena Anna Rita Coletti, oggi consigliere di minoranza. Ma il suo, assicura, non è il classico scaribarile.

“Nell’accordo quadro tra l’imprenditrice, il il Parco Nazionale del Gran Sasso Monti della Laga, il Comune si era impegnato a garantire la necessaria strumentazione urbanistica entro 12 mesi, necessaria per portare a termine i lavori già avviati. Questo l’errore di fondo, i tempi erano troppo stretti, e infatti quando siamo arrivati noi ad amministrare Ofena, nel maggio 2011, il Piano regolatore non era stato ancora approvato”, aggiunge.

Mancava infatti un accordo con il Parco nazionale, per armonizzare il progetto di recupero a fini turistici con i vincoli ambientali e paesaggistici.

“Noi siamo riusciti ad accelerare l’iter – assicura Castagna – e infatti l’accordo con il Parco è arrivato nell’autunno 2011”.

Superato l’ostacolo dei bolli e delle controfirme dei burocrati dell’area protetta, mancava però un altro temibile passaggio, le forche caudine degli uffici del settore urbanistico della Provincia dell’Aquila.

“La Provincia – spiega il sindaco – ha chiesto documentazione aggiuntiva, relativa ad accordi per l’inserimento di alcune parti del territorio di Ofena. Noi abbiamo più volte sollecitato la Provincia, ma si è comunque arrivati ad approvare il Piano nel 2013″, quando ormai la società di Foglia era già sull’orlo del baratro.

E ora, al di là delle responsabilità di questo o quell’ufficio, c’è speranza di portare avanti il recupero del borgo?

Il sindaco a questa domanda risponde che “noi ci siamo messi a disposizione sin dal primo momento. E siamo disponibili ad incontrarli di nuovo ed ascoltarli, a renderci utili, nei limii delle nostre competenze”.

Tuttavia al di là della cordialissima disponibilità, il sindaco tiene a sottolineare che “ si tratta di un’ iniziativa imprenditoriale privata, e il comune non può certo metterci risorse proprie, che tra l’altro non ha”.

Con buona pace di chi voleva portare un po’ di ricchezza e prospettive di lavoro in aree che rischiano il definitivo collasso economico e demografico, ed ora ne paga pesanti conseguenze.