L’AQUILA – Espansione zero in città, “perché il capoluogo è saturo”, e del 15-20% medio nelle 60 frazioni “ma mai sul vecchio suolo agricolo”; nessuna sanatoria per le casette “ma la trasformazione di quelle regolari” e una previsione teorica, molto teorica, di 137.521 abitanti per L’Aquila.
Questi i dati più attesi del nuovo piano regolatore generale, atteso dal 1979, approvato giorni fa in prima stesura dal Consiglio comunale e presentato dal sindaco, Massimo Cialente, dal vice sindaco e assessore alla Pianificazione Pietro Di Stefano e dalla dirigente del settore Chiara Santoro.
Una conferenza stampa convocata molti giorni dopo l’approvazione in aula, nel giorno che incorona con le primarie il nuovo candidato sindaco.
Ma per Di Stefano “è solo una sciagurata coincidenza, abbiamo avuto gli appuntamenti del 6 aprile e altre iniziative e siamo scivolati a oggi. Se mi ricandido? – ha risposto ai cronisti – È molto presto, non so se mi ricandido, se mi ricandidano…”.
Cialente ha rimarcato che “questo piano non ha nulla di elettoralistico, avremmo fatto ben altro se avessimo voluto! Sarà comunque interessante – ha aggiunto – capire in campagna elettorale le posizioni dei candidati sindaco. Per la prima volta c’è un Prg che parte dall’anatomia della città in funzione della fisiologia”, ha chiosato da medico.
“Non è un piano particellare, questo è il dato politico – ha rilevato – lo scontro di poteri e interessi sulle rendite fondiarie viene sostituito da un’idea di come si organizza la città”.
L’approvazione definitiva, obiettivo dichiarato del secondo mandato Cialente, invece non ci sarà per due motivi, secondo Di Stefano: “Uno politico, perché non si adotta all’ultimo tuffo uno strumento, è un fatto di rispetto. E poi c’è un fatto tecnico, con le procedure di adozione inframezzate dalle elezioni si immobilizzerebbe il territorio per un tempo eccessivo”.
Il prossimo sindaco è stato “sfidato” dagli uscenti, dal momento che si troverà di fronte “due strade, la prima è di riprendere questo Prg, arricchirlo con la propria visione e poi portarlo a compimento in un tempo certo. Avrà l’onore della firma, io e Cialente non ci saremo, poi Dio vede e provvede – ha aggiunto Di Stefano – Oppure lo getterà nel cestino, ma mentre noi abbiamo certificato e documentato i soldi spesi per consulenze e attività, in quel caso i nuovi dovranno dire alla Corte dei conti perché abbandonano questo lavoro”.
Cialente, parso meno a suo agio del suo nuovo vice a lasciare ad altri il merito del varo dello strumento atteso da quarant’anni, ha confessato che “la medaglietta me la sarei voluta mettere, ma non sarebbe stato corretto”.
È di 137.521 abitanti il dimensionamento di abitanti in teoria insediabili nel Comune con il nuovo piano, dei quali 129.521 frutto di diritti acquisiti e situazione attuale derivanti dal vecchio Prg del 1979 e 8 mila tra residui di piano e nuove previsioni.
I residenti attuali sono, invece, 69.691.
Inevitabile affrontare il tema delle “casette”, i manufatti temporanei post-terremoto del 2009.
“Il nuovo piano non contiene una sanatoria né può contenerla, perché non è potestà degli enti locali – ha evidenziato l’assessore – un ragionamento che, una volta approvata l’ultima stesura, diventerà norma, ma presuppone il rispetto delle procedure corrette – ha rimarcato l’assessore – Per una casetta regolare andava presentata una domanda al Comune, doveva essere protocollata, dove sarebbe stata edificata non era secondario, non certo nelle aree di esondazione: insomma la delibera 58 qualche paletto lo aveva eccome”.
La dirigente Santoro ha precisato che “si è partiti da una ricognizione estremamente accurata sul territorio, c’era una grandissima pianificazione sovraordinata, provinciale e regionale, e abbiamo dovuto tenerne conto, così come degli usi civici, mappati l’ultima volta nel 1932”.
La dirigente ha rimarcato che “la microzonazione sismica nel 2009 non si estendeva a tutto il territorio, c’erano 20 frazioni non microzonate, è stata conclusa e ora il dato è completo. In fase conclusiva c’è anche la relazione geologica, a breve chiederemo il parere al Genio civile”.
Per ogni mappa tipo delle frazioni e del centro, ha spiegato, è stato caratterizzato “in arancione il tessuto più consolidato, dove presumibilmente saranno prevalenti interventi diretti a saturazione dei piccoli residui, in arancione scuro le unità di ristrutturazione dove c’è edilizia spontanea ma non spazi pubblici e urbanizzazione e ci vorranno programmi di recupero urbano, in giallo le aree di trasformazione dei residui di piano più liberi, in viola i progetti strategici, uno o massimo due frazione per frazione anche grazie al contributo dei Cpt”.
“Adesso si aprirà una seconda fase di partecipazione – ha concluso – ogni territorio chiamato a strutturare le proposte in via definitiva”.
“Abbiamo assunto un impegno all’inizio della consiliatura, quello di fare il prg e oggi è virtualmente fatto – ha cominciato Di Stefano – Lo abbiamo portato in Consiglio e proposto un percorso. Non facciamo come l’ultima consiliatura di centrodestra, che lo voleva approvare a tutti i costi. Facciamo in modo che sia conosciuto, dopotutto è atteso da 40 anni”.
L’assessore ha rimarcato “la fase lunga e complessa portata avanti da persone straordinarie. Prima cosa la nascita dell’ufficio del piano, poi abbiamo dovuto liquidare un incarico precedente a un coordinatore e a ben 20 tecnici esterni. Questo è uno strumento che nasce da dentro il Comune, una prima scelta strategica”.
“La seconda è stata la digitalizzazione del vecchio strumento, del vecchio piano si facevano le varianti ma non le recepiva, spesso ci siamo trovati con queste contraddizioni – ha proseguito – Questo sarà interamente digitalizzato e a portata di computer per chi è a casa”.
Il nuovo Prg è stato costruito “partendo dal piano di ricostruzione, perché era inevitabile guardare a quello che ci è successo nel 2009. Inoltre, negli anni scorsi abbiamo approvato un importante strumento sulle aree a vincolo decaduto, che stavano devastando il territorio e le casse del Comune con il continuo ricorso a commissari del Tar per dare a quelle zone bianche una nuova destinazione urbanistica”.
Per Di Stefano “ci sono molte innovazioni, anzi, c’è tutto quello che è possibile innovare in materia, i progetti speciali pubblico-privato, le schede progetto, gli alloggi C.a.s.e. a cui guardare con un minimo di progettualità. I Map, invece, vanno smantellati – ha assicurato – perché le cicatrici sul territorio vanno eliminate il più possibile”.
“Abbiamo aperto uno spazio di partecipazione per la collettività sul sito Internet, ma sono arrivati pochi input al documento preliminare – ha rilevato ancora – Abbiamo recepito le indicazioni dei Consigli territoriali di partecipazione e chiuso l’aspetto dimensionale con la Provincia che è un punto importante”.






