PESCARA – “Il capo dell’autorità anticorruzione, Raffaele Cantone, si è pronunciato su una singola esperienza con un giudizio di merito. Il nostro project financing, che abbiamo ereditato, è sottoposto al vaglio dei costi benefici da parte della Asl di Lanciano-Chieti-Vasto e poi ci sarà una gara”.

Ad affermarlo ad AbruzzoWeb è il coordinatore della maggioranza di centrosinitra in Consiglio regionale, Camillo D’Alessandro, consigliere Partito democratico, replicando a muso duro ancora una volta al consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo, che, nell’ultima conferenza stampa, è tornato a lanciare bordate contro il project financing con cui si intende realizzare il nuovo ospedale di Chieti.

Seguendo, cioè, il modello della “finanza di progetto”, che prevede il coinvolgimento dei soggetti privati nella realizzazione, nella gestione e soprattutto nell’accollo totale o parziale dei costi di opere pubbliche, od opere di pubblica utilità, in vista di entrate economiche future come la gestione dei servizi con cui i privati si rifanno dell’investimento iniziale con un margine di profitto.

In questo caso protagonista è il raggruppamento di imprese costituto da Maltauro spa, Finanza e Progetti spa e A.B.C. Nocivelli spa, che si sono impegnate a costruire il nuovo Ospedale di Chieti, dotato di  437 posti letto più 61 di day ospital, investendo 278 milioni di euro: 143 milioni per la costruzione, 36,5 milioni per le spese tecniche e di progettazione, 22,2 milioni per “costi di proposta, sviluppo e assicurazioni”, più Iva ovviamente, interessi e costi finanziari connessi. La cifra è poi scesa a 251 milioni. Somma che la Regione dovrà versare al gestore a rate per i prossimi 27 anni.

Febbo contesta, però, il costo reale dell’operazione per le casse regionali: se ci si mettono i servizi che dovranno essere dati al nuovo gestore privato si arriva 704 milioni di euro, che comporteranno rate da 24,3 milioni di euro l’anno per trent’anni.

Ha poi rilevato che il presidente Anac Cantone ha stroncato il project financing della Asl di Nuoro in Sardegna, per realizzare il nuovo ospedale: un’operazione da 1 miliardo di euro, spiegando che “il contratto firmato ha trasgredito le norme e i principi che disciplinano gli appalti pubblici perché il rischio imprenditoriale era riposto sul pubblico”. Febbo rilancia l’idea di utilizzare le strutture esistenti di Chieti, “con corretta dislocazione di servizi e reparti tra la sede attuale del Santissima Annunziata e del San Camillo”.

Tutte “fantasie e critiche fuori luogo”, per D’Alessandro, che ribadisce, in sostanza, quello che ha detto pochi giorni fa in conferenza stampa il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso.

“Febbo continua a confondere i costi di realizzazione di 251 milioni con i costi di funzionamento, che è come mischiare le mele con le pere”, sbotta, utilizzando la stessa metafora impiegata ieri dall’assessore alla Sanità Silvio Paolucci.

E sul rapporto costi-benefìci, D’Alessandro tiene a sottolineare che “la Asl di Lanciano-Chieti-Vasto sta esaminando il progetto e costi relativi. E voglio ricordare che il progetto Maltauro noi ce lo siamo ritrovati in eredità dalla Giunta di centrodestra di Gianni Chiodi, dove Febbo era assessore –  incalza – Noi, però, non l’abbiamo accettato supinamente, lo stiamo passando a un vaglio rigoroso. Sarebbe stato un salasso se avessimo accettato la prima versione, quella contro cui Febbo non ha mai detto nulla”.

D’Alessandro poi tiene a ribadire che ci sarà comunque una bando di gara europeo, “non sta scritto da nessuna parte che sarà proprio Maltauro a fare il nuovo ospedale, dipenderà dalle offerte. La durata e la tipologia della gestione dei servizi saranno definiti dalla gara”.

Dunque, per l’ex sottosegretario regionale, significa ancora una volta confondere “le pere dalle mele” anche la vicenda dell’Anac, che riguarda un ospedale sardo, e “Chieti non è in Sardegna”.

Infine la stroncatura della proposta alternativa: “Febbo, non c’è che dire, meriterebbe il premio Nobel: è pacifico che la funzionalità e la qualità si ottiene creando strutture integrate, mentre lui vorrebbe fare un ospedale diffuso, spacchettato, proponendo, cioè, un ritorno al 1800”, conclude.