L’AQUILA – Un’enorme nave da guerra di epoca romana è stata ritrovata alle porte del centro storico dell’Aquila inabissata in una grande grotta sotterranea che fino a pochi giorni fa era sconosciuta al mondo.

Una scoperta archeologica sensazionale che costringerà a riscrivere tutti i libri di storia del capoluogo e d’Abruzzo perché L’Aquila, a quanto pare, esisteva molto prima del 1254 e le pendici del Gran Sasso erano bagnate dal mare: peculiarità che rende ancor più giustizia all’etimologia della città, che nulla ha a che vedere con il rapace ma che deriva da “Accula”, luogo delle acque. E che acque.

Caso vuole che la nave si trovi in un anfratto nel sottosuolo posto una decina di metri più in basso di Porta Barete, l’antica via d’ingresso alla città attraverso la cinta muraria, oggetto nei mesi scorsi di un’operazione di recupero con scoperte archeologiche di manufatti come un leone in pietra: ritrovamenti che ora vengono surclassati dalla mirabolante novità.

Una notizia bomba, destinata a rimanere supersegreta nella sede comunale di Villa Gioia ancora per qualche giorno, in attesa dell’annuncio ufficiale alla città, ma che AbruzzoWeb può anticipare ai suoi lettori in esclusiva assoluta grazie all’audace azione di un delatore.

Questo giornale pubblica inoltre i primi scatti rubati dei disegni progettuali e le caratteristiche tecniche dell’eccezionale ritrovamento archeologico, predati da una cassetta di sicurezza alle dirette dipendenze dell’amministrazione civica.

Oggi è prevista una riunione dell’unità di crisi per decidere il da farsi. Saranno presenti il sindaco, Massimo Cialente, con tutta la Giunta, il direttore regionale per i Beni culturali, Fabrizio Magani, il sottosegretario all’Economia Giovanni Legnini, investito per l’occasione della delega alla Marina mercantile piuttosto che alla Ricostruzione come ci si attendeva.

LA NAVE

Appartenente alla tipologia della galea, la nave si trova esattamente al centro di una cavità naturale semisferica che ha un raggio di circa 70 metri e un’altezza massima di 50, non lontanissima in linea d’aria da un centro termale che ha aperto nelle vicinanze.

La grotta non presenta altre vie d’accesso e si ignora al momento come la pesante imbarcazione sia arrivata all’interno, un enigma su cui si stanno arrovellando i tecnici del Mibac ma anche i ricercatori dell’Ateneo cittadino, coinvolti in tutta fretta tanto che, secondo quanto si è appreso, il rettore Paola Inverardi è stata svegliata in piena notte per essere messa al corrente dell’accaduto.

Lo scafo misura 45 metri di lunghezza e 5 di larghezza, è stato stimato che possa pesare più di 250 tonnellate: ecco perché si ritiene improbabile un trasporto completo o a pezzi e la tesi più diffusa è che la trireme sia arrivata naturalmente nel suo letto attuale attraverso canali marittimi oggi scomparsi.

L’equipaggio doveva essere di oltre 200 persone, 170 schiavi rematori e 30 tra marinai, tecnici e ufficiali. Dalle prime stime sulla datazione, si tratterebbe di un relitto del I secolo a.C., in ottimo stato di conservazione nonostante sia negli abissi da oltre 2 mila anni.

IL RITROVAMENTO

I primi istanti del ritrovamento sono già divenuti leggenda. Sabato scorso, un operaio forse stanco perché a fine turno ha vibrato una picconata di troppo al sottosuolo, aprendo un piccolo cratere. Allarmati, i colleghi hanno pensato a una tubatura del gas spezzata, ma ci si è accorti che si trattava di un altro genere di cavità.

L’area è stata evacuata ma, grazie alla chiamata tempestiva di un gruppo di esperti speleologi l’apertura è stata allargata contemporaneamente mettendo in sicurezza la zona per evitare crolli. Alla fine la scoperta dell’imbarcazione, un sogno impossibile che invece è realtà.

La notizia ha risalito la catena del comando fino ad arrivare alle orecchie del primo cittadino, che nella sua sala dei bottoni preparava gli ultimi dettagli delle primarie, ma ha congelato ogni contatto, ogni telefonata, ogni trattativa, per precipitarsi sul sito archeologico che diventerà per anni il più famoso d’Europa.

IL FUTURO

A questo punto si aprono scenari tutti da valutare e il vertice già citato previsto per oggi, martedì 1° aprile, sarà solo il primo di una lunga serie. L’amministrazione comunale ha rivendicato la proprietà della trireme, puntando a esaltarne la valenza turistica grazie a un ardito piano dell’assessore Lelio De Santis.

Dall’altro lato, la soprintendenza la vuole nella propria disponibilità per poterla studiare e preservare prima di aprire, eventualmente, a visitatori esterni. In tal senso i responsabili delle Grotte di Stiffe si sarebbero già fatti avanti per replicare il modello di gestione.

Va ormai da considerarsi bocciata la ricostruzione del palazzo che insisteva nelle vicinanze di Porta Barete, già messo in pericolo dai ritrovamenti della porta: ora l’area andrà liberata per creare una sorta di resort in prospettiva del futuro afflusso di curiosi e Cialente ha promesso di trasferire tutti gli inquilini a spese dell’amministrazione in lussuosi loft presso le “Torri” di Pescara.

“La nave di Cascella? Pfui! Da oggi in poi l’Abruzzo sarà noto solo per la nave dell’Aquila” avrebbe detto Cialente nel vedere per la prima volta il suo nuovo gioiello, dopo essere stato accompagnato sottoterra dagli esperti comunali, autonominandosi per l’occasione novello trierarca.

LE FOTO PREDATE

I RENDER SEGRETI