PESCARA – “L’Abruzzo di D’Alfonso rompe il fronte delle Regioni del no alle trivellazioni in mare, senza dirlo a nessuno e di fatto surrogando il Consiglio regionale”. 

Nuovo capitolo sulle trivellazioni nel mare Adriatico abruzzese.

A soffiare sul vento polemico questa volta sono i due “opposti” Maurizio Acerbo, ex consigliere regionale e comunale a Pescara nelle file di Rifondazione comunista, eletto nelle elezioni politiche del 2006 alla Camera dei deputati e oggi alla segreteria nazionale di Prf – Sinistra Europea, e l’onorevole Fabrizio Di Stefano, oggi con Forza Italia, ex consigliere regionale di Alleanza nazionale ed eletto nel 2013 alla Camera dei deputati nelle liste del Popolo della Libertà.

Ai quali ha immediatamente risposto Camillo D’Alessandro, coordinatore della maggioranza di centrosinistra in Consiglio regionale. 

I due puntano il dito contro il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, colpevole, a loro dire, di aver preso parte in modo pressoché fondamentale alla rottura del fronte delle Regioni nel no alle trivelle.

“L’Abruzzo – tuona Acerbo in una nota – ha rotto di fatto il fronte delle Regioni che si erano coalizzate contro il dilagare delle trivellazioni in mare. La cosa più grave è che lo ha fatto non solo nascondendolo alla cittadinanza ma persino in maniera illegittima visto che il Consiglio Regionale è all’oscuro di tutto”.

“Da quel che mi risulta – aggiunge – l’Abruzzo ha deciso non solo di non affiancare le altre regioni italiane nel conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale, ma persino di ritirarsi definitivamente dalla compagine referendaria. Lo avranno deciso D’Alfonso e la sua Giunta per ingraziarsi il premier Matteo Renzi, ma va sottolineato che non era nelle loro facoltà in quanto queste decisioni spettavano al Consiglio regionale. Questo dà la misura della senso dalfonsiano delle istituzioni che neanche la conferenza dei capigruppo è stata sentita”.

“Non credo – ha concluso – che l’avvocatura regionale o il delegato Lucrezio Paolini in questa materia possano legittimamente assumere posizioni senza mandato del Consiglio come invece mi apre sia accaduto. È altresì grave che nessuno della Giunta senta il dovere di rompere la congiura del silenzio e debba essere un ex-parlamentare ed ex-consigliere come me a darne notizia”. 

Per Di Stefano, “il consigliere Paolini, dell’Italia dei valori, evidentemente su input del presidente D’Alfonso, ha ritirato la delega all’avvocato professor Stelio Mangiameli per i quesiti referendari anti-trivelle”.

“Può D’Alfonso – si chiede il deputato – surrogare il Consiglio regionale, che aveva deliberato in tal senso? O in un delirio di onnipotenza crede di poter sostituire chicchessìa? Una cosa è certa: questa scelta non rappresenta la volontà degli abruzzesi e sicuramente i Consiglieri regionali di Forza Italia, a cominciare dal Capogruppo Lorenzo Sospiri e il presidente della Commissione di Vigilanza Mauro Febbo, che sicuramente, come hanno fatto in passato, si faranno sentire anche oggi, per contrastare questa iniziativa che di certo nessuno vuole”.

“Non si dica che la Legge di Stabilità ha bloccato Ombrina – chiosa Di Stefano- Ombrina forse è stata bloccata, ma altre trivellazioni possono ancora essere autorizzate. Se sommiamo la sospensione dell’autorizzazione ad Ombrina, l’autorizzazione alla società Petroceltic in Puglia  e questa iniziativa, sono a mio giudizio tutti indizi che ci fanno preoccupare e, come diceva sempre il saggio senatore Giulio Andreotti: ‘a pensar male è peccato ma troppo spesso ci si indovina’. Sicuramente i consiglieri regionali di Forza Italia, a cominciare dal Capogruppo Lorenzo Sospiri e il presidente della Commissione di Vigilanza Mauro Febbo, di Forza Italia, che sicuramente, come hanno fatto in passato, si faranno sentire anche oggi, per contrastare questa iniziativa che di certo nessuno vuole”.

D’ALESSANDRO, ”NORMA DI LEGGE HA RISOLTO PROBLEMA, DOPO CORTE COSTITUZIONALE CI MUOVEREMO”

“Noi abbiamo attivato l’iniziativa referendaria per fermare Ombrina di ferro – la risposta di D’Alessandro ai due -. Risolto il problema definitivamente con la norma di legge pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, è cessata la materia del contendere. Dopo la pronuncia della Corte Costituzionale sul quesito restante, ci attiveremo con il Governo per estendere e allungare la protezione del mare blu oltre le 12 miglia e concorrere a risolvere il problema delle isole Tremiti delle regioni limitrofe e dell’intero Adriatico”.

“Dal 20 gennaio – assicura – riprenderemo l’iniziativa politica ed istituzionale in questo senso, battendoci come ci siamo adoperati per contrastare la nascita di Ombrina di ferro”.