L’AQUILA – Manifestazione dei movimenti “No-triv” a Roma, davanti a Montecitorio, contro il decreto Sblocca Italia che, secondo gli ambientalisti, darebbe via libera alle richieste di ricerca dei petrolieri.
In piazza anche diverse centinaia di abruzzesi del Forum dei Movimenti per l’acqua, con altre 180 organizzazioni di tutta Italia.
In Abruzzo il 37 per cento della terraferma, pari a 396 mila ettari, è infatti interessato da progetti di estrazione petrolifera. E il decreto sblocca Italia potrebbe sbloccherebbe in tempi brevi, anche la realizzazione della piattaforme petrolifere offshore Ombrina Mare 2, Elsa 2, Rospo Mare 2 riconosciute dal decreto come “strategiche”.
In commissione Ambiente della Camera sono in queste ore sotto esame gli emendamenti al decreto Sblocca Italia, tra cui quelli che intendono porre rimedio al via libera alle estrazioni petrolifere.
La Regione Abruzzo ieri ha ribadito ad AbruzzoWeb, per voce del presidente, Luciano D’Alfonso, la netta contrarietà all’attacco in atto da parte di “detrattori ambientali come le piattaforme petrolifere, che rovinano beni irripetibili che il creatore ci ha dato”.
“Gli abruzzesi sono almeno 300 – dicono gli attivisti del Forum abruzzese dei movimenti per l’acqua – e fa piacere vedere una tale partecipazione. Tra l’altro sono venuti anche tanti abruzzesi che studiano o lavorano qui a Roma. Ci chiediamo cosa voteranno i deputati abruzzesi che in Abruzzo dicono no allo sblocca Italia. Saranno coerenti o seguiranno Matteo Renzi?”, si chiedono gli insorti.
In piazza tra i manifestanti anche il Movimento 5 stelle, con il deputato Abruzzese Gianluca Vacca, che ha presentato un emendamento.
«La maggioranza e il governo – afferma Vacca – sono sordi di fronte ai ‘comitatinì, come li ha definiti Renzi, che non sono stati neanche ricevuti dal presidente della commissione Ambiente alla Camera, Ermete Realacci, il quale li ha ascoltati per pochi minuti. La verità è chiara e il decreto resterà quello; al massimo saranno apportate piccole modifiche che non cambieranno la sostanza”.
Partecipa ala manifestazione anche il senatore Fabrizio di Stefano di Forza Italia.
“I cittadini abruzzesi si mobilitano come possono e con il massimo impegno contro il decreto Sblocca-Italia, arrivando fino a Montecitorio – ha affermato – ma nessuno in Abruzzo è favorevole alla trivelle in adriatico. Ma poi nei fatti c’è chi si mobilita e protesta come può, chi in parlamento assume iniziative per impedirlo e chi invece si chiude in un assordante silenzio. Oggi potrebbe essere discusso il mio emendamento e quello del Movimento 5 Stelle volti a bloccare questi insediamenti, ma fino adesso né i parlamentari di centrosinistra né il presidente D’Alfonso, al di la di sterili dichiarazioni demagogiche hanno fatto sentire la propria voce o si sono attivati per sostenere questa battaglia”.
Mobilitati anche tanti attivisti abruzzesi di Legambiente. “Il decetro Sblocca Italia – spiega per tutti il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza – avrebbe potuto essere uno “Sblocca futuro”, se gli interventi normativi, le semplificazioni, gli standard di efficienza avessero risposto a un chiaro disegno di trasformazione del paese nella direzione dello sviluppo di un’economia moderna e ecosostenibile.
Il provvedimento invece ripropone un’Italia vecchia, incapace di stare al passo con i tempi, che si limita a fare “tana libera tutti” contro i lacci e lacciuoli, che imbriglierebbero il sistema. E mentre tutto il mondo cerca il modo migliore per uscire dall’egemonia del fossile, qui si autorizzano e rilanciano ricerche, trivellazioni ed estrazioni ovunque, con royalties irrisorie, senza obbligo di ripristino in caso di incidente, e con l’estromissione delle Regioni dalla Valutazione di impatto ambientale per i giacimenti a terra.
“Non c’è, inoltre – continua Cogliati Dezza – nessuno snellimento delle procedure ma deroghe, commissariamenti, accentramento delle decisioni e un po’ di risorse. Esautorati enti locali e regioni si torna al modello incarnato dall’ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso, che ha prodotto i danni e la corruttela che sappiamo. E non siamo noi a denunciarlo, ma la Commissione ambiente e la Banca d’Italia, che parla di ripercussioni negative sui tempi, i costi, e della “vulnerabilità ai rischi di corruzione”.





