L’AQUILA – “La legge c’è ma chiede pari doveri dimenticando i pari diritti. Eppure siamo scuole che fanno servizio pubblico, senza fini di lucro, per mezzo milione di bambini”.
Con l’obiettivo della gratuità e della parità scolastica, oggi prende il via anche in Abruzzo la mobilitazione della Fism (Federazione italiana scuole materne) che, a fronte dei disagi economici generati dalla pandemia, spera di poter continuare a svolgere il proprio servizio e di “veder cancellate le disparità che colpiscono il personale, e le famiglie che iscrivono i figli nelle scuole”.
Migliaia di striscioni già da ieri fasciano gli edifici scolastici per una mobilitazione nazionale che in questo settore non ha precedenti e che è stata messa a punto con l’obiettivo di promuovere un’apposita petizione per una parità richiesta da anni e che “non stia solo nella legge ma si concretizzi in un sostegno da parte dello Stato”.
Garantire a ciascuna famiglia parità di trattamento, nella libera scelta di una scuola dell’infanzia paritaria o statale l’obiettivo della mobilitazione, volta a chiedere a Governo, Parlamento e istituzioni un vero disegno che, anche a vantaggio della ripresa demografica del Paese (attualmente sulla soglia delle 400.000 nascite annue) e nell’ambito delle applicazioni del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, sostenga i necessari investimenti nell’intero segmento 0 – 6, in particolare per le scuole dell’infanzia, senza discriminazioni fra chi, in diverse forme, offre un servizio pubblico”.
“Siamo convinti che sia una risposta necessaria anche come argine alla crisi delle nascite, al sostegno alla genitorialità e alla parità di genere che la Fism con circa 9mila realtà tra scuole dell’infanzia paritarie no profit, nidi integrati e sezioni primavera, chiede con forza e da tempo, anche con la forza dei dati: 40mila dipendenti coinvolti e circa 500mila bambini”, scrivono i vertici nazionali della Fism.
In particolare, in Abruzzo la Fism rappresenta, sostiene e fornisce servizi a 189 scuole dell’infanzia e primarie e 210 asili nido, di cui 97 solo nel capoluogo, gestiti da enti ecclesiastici e congregazioni religiose. Tra questi, la Dottrina Cristiana o le Suore Francescane, che operano all’Aquila come sulla costa e che hanno risentito dell’emergenza sanitaria esattamente come gli altri 9mila istituti paritari italiani dell’infanzia. In larghissima parte d’ispirazione cattolica, ma non solo.
Quanto alle problematiche legate alla pandemia, un anno fa, era stato il decreto Rilancio a non prevedere nemmeno un euro per le misure di sicurezza nelle scuole paritarie, mentre stanziava 1,6 miliardi per la riapertura di quelle statali. Soltanto dopo la forte pressione delle associazioni che rappresentano gli istituti e le famiglie degli iscritti, si era poi deciso di destinare 300 milioni anche a quelli non statali. Aiuti che, ha recentemente confermato ad AbruzzoWeb la presidente Fism della provincia dell’Aquila Veria Perez, “sono poi arrivati intorno al novembre del 2020”.
La stessa “dimenticanza” di circa un anno, si è però ripetuta con l’approvazione del Decreto Sotegni, che prevede sì lo stanziamento di 300 milioni, ma li destina esclusivamente agli istituti statali. All’articolo 30 “Misure per favorire l’attività didattica nell’emergenza Covid-19”, il dl contempla infatti un incremento di 150 milioni, per il 2021, del Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche, per acquistare prodotti per l’igiene, per l’assistenza pedagogica e psicologica degli studenti e degli insegnanti, per il tracciamento dei contatti, ma anche “dispositivi e materiali destinati al potenziamento delle attività di inclusione degli studenti con disabilità, disturbi specifici dell’apprendimento e altri bisogni educativi speciali”.
“I nostri istituti, fatta eccezione per quelli di Chieti e Pescara, stanno quasi tutti lavorando a pieno ritmo – aveva detto ancora Veria Perez – . Il problema è che, a un anno dall’inizio della pandemia, per la seconda volta, siamo anche stati esclusi dai finanziamenti governativi per mettere in campo azioni di contrasto alla diffusione del virus. Il tutto quando invece sarebbe invece necessario un sostegno diretto, sia per una questione di sopravvivenza delle scuole, che per il bene dei più piccoli, che hanno profondamente risentito del primo lockdown e adesso stanno recuperando tutto il lavoro perso nel 2020”.
Tutte attività che, però, non potranno essere realizzate nelle scuole paritarie, a meno che non siano pagate dagli stessi enti gestori e, quindi, dalle stesse famiglie che garantiscono il diritto all’istruzione dei proprio figli, tramite il pagamento delle rette. Questo perché, specifica l’articolo 28 dello stesso decreto, l’incremento di 150 milioni è destinato esclusivamente alle “istituzioni scolastiche statali”.
Nel decreto, altri 150 milioni sono inoltre previsti per il potenziamento dell’offerta formativa extrascolastica, quelli che il ministro dell’Istruzione Paolo Bianchi ha definito “recuperi della socialità”, che dovrebbero essere organizzati tra la fine dell’anno scolastico e l’inizio del prossimo e le cui risorse, come le precedenti, sono destinate “prioritariamente alle istituzioni scolastiche statali”.
Anche per questi motivi, gestori, educatori, maestre, genitori, sostenitori delle materne paritarie oggi saranno impegnate a sostenere un’iniziativa nazionale che si concretizzerà in una petizione dalle forti ambizioni, quanto ai numeri, nonché nell’affissione di un manifesto in tutti gli asili nido e le scuole dell’infanzia paritarie d’Italia, per indicare il loro obiettivo non più procrastinabile, decisi a veder superare l’ingiustizia subita, resa ancor più insopportabile dall’ esperienza della pandemia.
“Senza il sostegno economico delle parrocchie e delle amministrazioni comunali, senza il contributo alla gestione da parte delle famiglie e senza il prezioso volontariato che le caratterizza, molte avrebbero già chiuso i battenti lasciando interi territori privi di un servizio fondamentale qual è la scuola dell’infanzia – aggiungono i vertici della Fism -. Ora però, il trascinarsi della situazione generale, compresa la pandemia con le sue incertezze, non lascia più margini di tempo per aspettare ancora quel riconoscimento atteso invano da anni”.
“Il permanere delle differenze nel sostegno pubblico tra la scuola statale e quella paritaria gestita dal Terzo settore vanifica le ragioni stesse della Legge 62/2000 e non è più tollerabile – dicono ancora -. Chiediamo solo che si attui il dettato costituzionale e legislativo, affinché siano definitivamente eliminate le disparità di trattamento economico che le famiglie che usufruiscono delle scuole paritarie devono subire. Garantire a ciascuna famiglia parità di trattamento, nella libera scelta di una scuola dell’infanzia paritaria o statale è obiettivo prioritario di questa mobilitazione”
L’auspicio, in pratica, è quello che Parlamento e istituzioni giungano ad un intervento risolutivo che, anche a vantaggio della ripresa demografica del Paese e nell’ambito delle applicazioni del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, sostenga i necessari investimenti nell’intero segmento zero-sei senza più discriminazioni.
Non è tutto. secondo gli stessi vertici Fism, “le 9000 realtà educative sono pronte ad essere una leva di investimento di grande valore sociale. e sarebbero in grado di raddoppiare la loro offerta di posti, se adeguatamente finanziate, contribuendo a consentire uno sviluppo dei servizi educativi per i bambini in età zero-tre anni, di cui l’Italia è carente e garantendo il mantenimento del segmento tre- sei anni”.
“E’ quello che chiede la maggior parte delle giovani famiglie italiane che grazie ad una fruizione gratuita delle scuole dell’infanzia potrebbe offrire un rilevante contributo alla ripresa generale del Paese”.
La petizione online sarà firmabile da domani, 19 aprile 2021, al link https://www.change.org/FISMPRIMAIBAMBINI






