TERAMO – In Abruzzo sono ancora tanti i cittadini che abitano nelle aree interne bloccati in casa dalla nevicata che ha raggiunto in alcune arre anche i 4 metri. Spesso senza corrente elettrica, con bambini e persone anziane e malate in casa. E mentre la rabbia comincia a montare, tra chi invoca da giorni l’arrivo dei soccorsi, il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci del Partito democratico denuncia con forza la vana attesa, da cinque giorni, dell’arrivo di una tensostruttura a Cesaproba, frazione del comune di Montereale (L’Aquila), epicentro del sisma di mercoledi scorso, e minaccia di chiedere le dimissioni di tutto il sistema di Protezione civile abruzzese”.
A complicare le cose il rischio valanghe fissato a livello 4, ovvero “forte”, ma gli interventi sono limitati dal fatto che l’Abruzzo non è nemmeno dotato di una carta valanghe.
La macchina dei soccorsi sta operando dalle prime ore di stamani nel comune di Valle Castellana, nel teramano. Circa 60 persone, prelevate in elicottero, troveranno ospitalità in un hotel di Villa Rosa. Con l’utilizzo del “gatto delle nevi” della Polizia di Stato sono poi stati aprire varchi, tra gli altri, all’abitato della frazione San Vito raggiungendo un pastore, cardiopatico, che non dava più notizie della sua posizione e che è stato trovato nella propria stalla a Corano di Valle Castellana, dove cercava di alimentare i propri animali.
Fatto salire sul mezzo di soccorso della Polizia, è stato trasferito nell’abitazione di alcuni parenti per le necessarie cure mediche.
Nel teramano sono duemila le persone evacuate o che autonomamente hanno deciso di lasciare la propria abitazione e sono state alloggiate sulla costa. Questa mattina alle 6 erano ancora 14.422 le utenze elettriche disalimentate, in questo momento l’Enel sta lavorando su 9000 utenze ed è stato creato un tavolo di coordinamento Provincia, Enel, Protezione Civile ed Esercito per coadiuvare i tecnici che stanno lavorando sulle centraline, sulle linee e sui tralicci.
La Provincia ha annunciato di aver raggiunto e riaperto dalla neve le frazioni di Pascellata e Fornisco, altre sono ancora isolate. Sempre l’ente provinciale ha raggiunto e riaperto stamane la frazione di Poggio delle Rose a Cermignano (1.600 abitanti, 12 frazioni) e località Altavilla a Montorio al Vomano (8.200 abitanti e 15 frazioni). Quest’ultimo comune, tra i più grandi della zona, è già inserito nei crateri sismici del 2009 e del 2016. Si è finalmente arrivati oggi anche ad Arsita.
Raggiunta a piedi con viveri e carburante la frazione di San Pietro di Isola del Gran Sasso dove comunque sta operando una turbina per liberare la provinciale.
A Colledara (2.100 abitanti e 13 frazioni), nella frazione di Villa Petto, gli uomini dei Vigili del Fuoco hanno soccorso sei persone (quattro adulti e due bambini) intossicate dal monossido di carbonio, derivanti da una stufa a legna.
Stesso intervento dei pompieri anche nei confronti di un anziano nella frazione di Faiete, nel comune di Rocca Santa Maria (530 abitanti divisi in 25 frazioni o località). Sempre a Faiete ieri un uomo era stato ritrovato senza vita nella sua stalla, intossicato. E’ una delle dodici vittime ad ora accertate dall’inizio dell’emergenza terremoto e neve.
Con l’arrivo da tutta Italia di frese spalaneve si stanno liberando varie strade ed accessi ad abitazioni isolate, praticamente sommerse dalla neve: due anziani coniugi che da giorni non vedevano nessuno si sono buttati al collo dei soccorritori appena questi sono riusciti ad arrivare alla porta di ingresso e la signora, abbracciandoli, si è sciolta in un pianto liberatorio.
Sette frese sono all’opera sulla statale 80 che collega il lago di Campotosto, epicentro del terremoto con il versante Teramano teramo l’importante arteria potrebbe essere riaperta entro oggi.
Ci sono ancora 30 strade provinciali chiuse, 19 percorribili solo ai mezzi di soccorso e una decina di frazioni non ancora raggiungibili (vedi dettaglio in allegato) anche se è difficile la mappatura precisa per il perdurare della difficoltà di comunicazione con gli operatori che sono sul posto: sono ancora tanti i luoghi dove non c’è copertura telefonica.
La Provincia di Teramo, con una nota delle ore 20 comuncia che rimangono ancora da raggiungere Acquaratola di Rocca Santa Maria, San Giorgio di Crognaleto, Collemesole di Arsita. Percorribile con restringimenti la 365 che attraversa la vallata del Fino e naturalmente si continua a lavorare per rendere il passaggio più agevole. Permangono delle criticità nei Comuni di Arsita e Bisenti e in generale a raggiungere case sparse dove però non ci sono segnalazioni di cittadini in difficoltà. Anche stanotte si continua a lavorare sulle strade, dopo averle riaperte bisogna renderle percorribili; grande attenzione per i movimenti franosi.
Non si è ancora arrivati a Prati di Tivo anche se tutta la popolazione è in salvo da ieri.
In relazione alla mancanza di acqua, parrebbe in via di risoluzione il problema al potabilizzatore di Montorio al Vomano, necessario alla normalità del servizio idrico in tutta la vallata del Vomano e sulla costa teramana. A causa di una rottura a Coste Sant’Agostino, frazione di Teramo, il gestore ha sospeso l’erogazione di acqua nell’altra frazione di Scapriano, frazione del capoluogo abruzzese.
“Stiamo facendo tutto da soli ma non ce la facciamo! Serve subito aiuto, Qui per ora non si è visto nessuno se non qualche vigile del fuoco per poco tempo!”. E’ appello disperato di Paolo Castagna di Atri, in provincia di Teramo, sepolta dalla neve e da 4 giorni mancano acqua e corrente elettrica. Ci sono stati crolli e alcuni abitanti si sono rifugiati presso l’hotel Hermitge perché hanno le case inagibili. Ci sono dei generatori ma non bastano per dare corrente a tutti e il freddo è grande. Servono con urgenza acqua, uomini e mezzi per liberare strade, tetti e case dalla neve, sale a sacchi da spargere, e sopralluoghi VF.
“Tutti ci cercano ma nessuno fa nulla…. Siamo immersi nella neve che in alcuni punti tocca i 7 metri. Evidentemente Rigopiano non ha insegnato nulla!”
A lanciare un disperato appello, attraverso il sito duepunti.it è il signor Roberto Pomilio, gestore del rifiuto Bruno Pomilio a Rapino, altro comune in drammatica difficoltà.
“Per cortesia – scrive il signor Pomilio, avvisate tutti e fate presente la situazione, siamo circondati da tre metri di neve con accumuli di 6-7 metri. Si sono limitati a dire Prefettura e Carabinieri che pulire la strada è pericoloso. Io attualmente sono solo al rifugio avendo mandato mia moglie e mio figlio sotto a Pescara due giorni prima della bufera. Ho i viveri, ma tutta la scorta per lavorare è andata persa in quanto o alimentavo la luce e telefono o i frigo. Ora è tutto da gettare. Ci avevano assicurato dalla sala operativa della Prefettura che due turbine venute da fuori provincia sarebbero salite fino a noi. Il giorno dopo non salgono perchè pericoloso. Il bello è che volevano che lasciassi il rifugio. Evidentemente Rigopiano non ha insegnato nulla. E’ un anno e mezzo che facciamo presente la criticità della strada. E dire che questo rifugio è una della mete più ambite da tutti i frequentatori della montagna, una vetrina turistica per l’Abruzzo notevole, ma nulla nessuno ci aiuta,anzi se possono denigrarci ci vanno a nozze. Sono degli irresponsabili scaldiasedie, ma noi siamo Abruzzesi capa tosta”, conclude inferocito il signor Pomilio.
“Sono 5 giorni che abbiamo fatto richiesta alla protezione civile regionale di una tensostruttura per Cesaproba, frazione del comune di Montereale (L’Aquila), che conta circa 600 abitanti. Ma tutto e’ fermo per pastoie burocratiche. Se non arriva entro oggi chiederò le dimissioni di tutto il sistema di protezione civile abruzzese”.
La dura denuncia e’ del consigliere regionale del Pd Pierpaolo Pietrucci, dal 18 gennaio in prima linea nel coordinare i soccorsi nell’alta valle dell’Aterno, dove ci sono comuni epicentro del sisma e coinvolti nell’emergenza neve.
La struttura e’ attesa per l’accoglienza, anche notturna, delle popolazioni tornate nell’incubo.
“Ci rimbalzano le competenze dalla Protezione civile regionale a quella nazionale, ma i camion sono pronti a partire e per la burocrazia sono bloccati – tuona ancora -. Intanto, anziani e bambini sono in condizioni molto disagiati. E’ ora di dire basta nella gestione dello Stato in questa maniera – conclude il giovane consigliere, spesso autore di denunce in questi giorni.
“Con l’innalzamento delle temperature aumenta come ovvio nelle prossime ore il rischio di valanghe in Abruzzo”.
A confermarlo l’ingegnere Dino Pignatelli, esperto di impianti a fune ed esperto abilitato di valanghe con una formazione anche in Svizzera. Nelle ore in cui la Protezione civile non a caso ha diramato un’allerta valanghe a tutti i Comuni e gli enti interessati dagli accumuli nevosi degli ultimi giorni, in Abruzzo e Marche.
L’Appennino abruzzese è ora a rischio 4 su 5 (Forte) per caduta valanghe. Protezione Civile regionale e il Comando Unità Tutela Forestale Ambientalee Agroalimentare spiega in una nota che “l’ondata di maltempo che ha colpito l’Abruzzo ha comportato infatti l’accumulo di strati di neve fresca su strati di neve precedentemente compattata e già trasformata. Questa condizione del manto nevoso provoca un aumento della instabilità di pendii montani caratterizzati da accumuli di neve con diversa consistenza, umidità e temperatura”.
Pignatelli torna però ad insistere sulla necessità per la Regione Abruzzo di adottare una Carta delle valanghe, che avrebbe ad esempio potuto scongiurare il dramma dell’hotel Rigopiano di Farindola
“Proprio perché non abbiamo questo monitoraggio completo – spiega Pignatelli – non possiamo dire in queste ore quali sono le aree e i centri abitati più a rischio, tra i tantissimi paesi e frazioni montane sotto le montagne. L’evento valanga non dà segnali premonitori, se non qualche minuto prima del distacco, quanto potrebbe essere troppo tardi”.
Sarebbe poi importante intervenire nelle aree più a rischio “realizzando strutture attive a monte, che impediscono la formazione delle valanghe e strutture passive a valle, che deviano frenano assorbono valanga. Certo, sono interventi che hanno un costo, ma che sarebbe molto minore dei danni e delle potenziali vittime”.
“Dobbiamo essere uniti ed alzare il livello dell’attenzione. E’ necessario cambiare passo. Non siete soli, noi ci siamo, ma dobbiamo portare subito al governo ed al commissario Vasco Errani le vostre giuste necessità”. Cosi’ la senatrice del Pd Stefania Pezzopane, al termine del vertice con i sindaci dell’alta Valle dell’Aterno che si e’ svolto a Montereale (L’Aquila). “La regione deve attivare anche qui un ufficio per il rapido disbrigo delle pratiche e sostenere in tutti i modi la popolazione – ha spiegato ancora -. Nelle aree montane bisogna attrezzare con mezzi speciali quali turbine e potenti spazzaneve il territorio, per fare subito gli interventi. Ma in speciale modo nelle zone dell’Alto Aterno e ad alto rischio sismico. Non si può tenere la popolazione bloccata in casa in presenza di uno sciame sismico così importante”.
“La situazione in Alto Aterno è drammatica. La gente ha paura, il comunicato stampa come quelli della Commissione grandi rischi ha allarmato tutti, scuole inagibili, municipi inagibili, verifiche da fare per migliaia di abitazioni, da giorni chiediamo una tensostruttura per ospitare le persone nella frazione di Cesaproba non fornita semplicemente per cavilli burocratici”.
Cosi’ il sindaco di Montereale (L’Aquila), Massimiliano Giorgi, al termine di un vertice che si e’ svolto oggi nel comune piu’ grande dell’alta valle dell’aterno, epicentro del sisma del 18 gennaio contestualmente interessato da giorni di copiose nevicate. E’ stata chiesta la convocazione di una riunione presso la prefettura dell’aquila alla presenza del presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, anche in qualità di vice commissario alla ricostruzione. All’incontro hanno partecipato sindaci di Capitignano, Campotosto, Cagnano Amiterno, Barete, e Pizzoli, assessori e consiglieri degli stessi comuni, la senatrice del Pd Stefania Pezzopane e il consigliere regionale dei dem Pierpaolo Pietrucci, oltre ad un rappresentante della prefettura.
“Dal 24 Agosto scorso ancora non vengono montate le strutture per il ricovero degli animali. Siamo per alcuni aspetti, con gli eventi del 24 agosto, 30 ottobre e 18 gennaio tornati al terremoto del 6 aprile 2009 – spiega ancora Giorgi – Siamo in una gravissima emergenza: tutti i presenti concordano sulla necessità di strumenti operativi straordinari. Ringraziamo sentitamente Carabinieri, Forestale, Polizia Stradale, Gdf, vigili del fuoco, associazioni e volontari che si sono attivati nell’immediatezza, portando le persone in salvo tra le tante difficoltà. Sul territorio fin da subito è stato presente il consigliere Pietrucci, significativa – conclude – la visita del prefetto che si è messo a totale disposizione del territorio”.
“Non ritengo si possa rientrare nelle case, almeno finché non avrò dati analitici dai tecnici che mi assicurano allarme cessato”.
Permane il rischio valanga a Lama dei Peligni, sotto al massiccio della Majella, dove il sindaco Andrea Di Fabrizio due giorni fa ha emesso un’ordinanza di sgombero per 12 case. Le 35 persone che ci vivono sono ospiti presso parenti, amici e strutture alberghiere.
“I cittadini vogliono risposte – dice il sindaco Andrea Di Fabrizio – Sono in parte arrabbiati, ma il primo sono io. Dopo l’eccezionale nevicata del 2012, con l’ausilio di relazioni Meteomont abbiamo preparato, per ampliare la rete di paravalanghe, progetti trasmessi al ministero dell’Ambiente e alla Protezione civile regionale, ma nonostante le mie sollecitazioni non abbiamo mai avuto risposta”. “Sapevo che prima o poi ci saremmo trovati in una situazione simile – continua Di Fabrizio – Chi non vive qui non si rende conto.
Teniamo presente che sulla direttrice della slavina ci sono tralicci dell’alta tensione”.
In contrada San Nicola manca la corrente da una settimana, i cumuli di neve sfiorano i 4 metri, troppi perché qualsiasi mezzo possa raggiungere l’abitazione di una famiglia che, ad Arsita, gestisce un’azienda agricola con 150 capi di bestiame imprigionati in un capannone.
E nella notte fra mercoledì e giovedì è morta, per cause naturali, una signora 90enne; in casa la figlia, il genero e due nipoti che solo domenica potranno ricevere la visita di un un medico legale e, forse, delle pompe funebri. L’altro giorno un ‘gatto delle nevi’ arrivato da Belluno, insieme a una turbina disponibile sul posto, ha aperto la strada principale del paese, ma per raggiungere questa abitazione i parenti della defunta hanno dovuto inforcare le ciaspole e camminare due ore. Lo hanno fatto per condividere il dolore con i congiunti, ma anche per portare taniche di benzina per un piccolo gruppo elettrogeno, generi alimentari e medicine. Con amici hanno spalato la neve dal tetto della stalla.





