L’AQUILA – “Con l’innalzamento delle temperature aumenta come ovvio nelle prossime ore il rischio di valanghe in Abruzzo”.

A confermarlo l’ingegnere Dino Pignatelli, esperto di impianti a fune ed esperto abilitato di valanghe con una formazione anche in Svizzera. Nelle ore in cui la Protezione civile non a caso ha diramato un’allerta valanghe a tutti i Comuni e gli enti interessati dagli accumuli nevosi degli ultimi giorni, in Abruzzo e Marche.

L’Appennino abruzzese è ora a rischio 4 su 5 (Forte) per caduta valanghe. Protezione Civile regionale e il Comando Unità Tutela Forestale Ambientalee Agroalimentare spiega in una nota che  “l’ondata di maltempo che ha colpito l’Abruzzo ha comportato infatti l’accumulo di strati di neve fresca su strati di neve precedentemente compattata e già trasformata. Questa condizione del manto nevoso provoca un aumento della instabilità di pendii montani caratterizzati da accumuli di neve con diversa consistenza, umidità e temperatura”.

Pignatelli torna però ad insistere sulla necessità per la Regione Abruzzo di adottare una Carta delle valanghe, che avrebbe ad esempio potuto scongiurare il dramma dell’hotel Rigopiano di Farindola

“Proprio perché non abbiamo questo monitoraggio completo – spiega Pignatelli – non possiamo dire in queste ore quali sono le aree e i centri abitati più a rischio, tra i tantissimi paesi e frazioni montane sotto le montagne. L’evento valanga non dà segnali premonitori, se non qualche minuto prima del distacco, quanto potrebbe essere troppo tardi”.

Sarebbe poi importante intervenire nelle aree più a rischio “realizzando strutture  attive a monte, che impediscono la formazione delle valanghe  e strutture passive a valle,  che deviano frenano assorbono valanga. Certo, sono interventi che hanno un costo, ma che sarebbe molto minore dei danni e delle potenziali vittime”.