L’AQUILA – Minori sul confine è il titolo della puntata della trasmissione “Nel cuore del crimine” in onda giovedì 29 gennaio alle ore 22:00 su Rete8.
La trasmissione, condotta da Carlo Gizzi, con la collaborazione del criminologo Enrico De Simone, affronterà i temi della criminalità giovanile entrando in uno dei territori più delicati e complessi, percorsi da ragazzi sempre più giovani, spesso adolescenti, che diventano protagonisti di episodi di violenza, rapine, aggressioni di gruppo, omicidi. Accanto a loro ci sono storie ancora più complesse: quelle dei minori stranieri non accompagnati, giovani che arrivano nel nostro Paese portando con sé traumi, violenza, solitudine e speranze; giovani che troppo spesso finiscono ai margini, diventando terreno fertile per la devianza.
Le cosiddette “baby gang” oggi non sono più un fenomeno isolato, o una realtà che attraversa grandi e piccole città? Chi sono questi ragazzi? Piccoli criminali o minori cresciuti nella inconsistenza delle famiglie e nell’assenza di riferimenti? E quanto pesa il fallimento delle istituzioni e della scuola quando il disagio non viene intercettato in tempo?
Il programma tenterà di dare delle risposte a questi interrogativi ricorendo alla consulenza di esperti, oltre che di Enrico De Simone in qualità di Criminologo ed ex Questore dell’Aquila, anche di Andrea Pelliccione, Commissario Capo Tecnico Psicologo della Polizia di Stato, di Francesco Di Cicco, ex Questore di Rimini e di Saverio Fortunato, Rettore dell’Istituto di Criminologia di Vibo Valentia.
Secondo la mission che si è data, “la produzione della trasmissione proporrà allo spettatore una visione che va oltre la cronaca e oltre i luoghi comuni, cercando di individuare le responsabilità e, soprattutto, le soluzioni perchè i minori non vadano oltre il confine della legalità. Dietro ogni reato commesso da un minore, infatti, c’è una storia che non è stata ascoltata in tempo. Storie diverse, ma accomunate da un vuoto di attenzione. È in quel vuoto che la violenza trova spazio e che il gruppo criminale diventa, per alcuni ragazzi, l’unico luogo di riconoscimento. La vera sfida, oggi, è capire se il sistema, lo Stato, è ancora in grado di intercettare il disagio prima che si trasformi in violenza”.





