L’AQUILA – “I radicamenti delle ‘Ndrine da territori diversi da quelli di origine possono essere contrastati a condizione che si intervenga tempestivamente e che non si neghi il fenomeno”.

Così il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, parlando dell’inchiesta “Isola felice” che oggi ha smantellato il rinato clan ndranghetista dei Ferrazzo tra Abruzzo e Molise con 25 arresti e 149 indagati.

“È importante il modello investigativo – ha aggiunto – perché in altre parti, nel Centro e Nord Italia, le cosche si sono inserite per ritardi e addirittura per negazionismo della loro presenza. Qui all’Aquila, e anche alla procura di Campobasso, che ha dato via all’indagine, c’è stata un’azione tempestiva fino a oggi, che consente di ritenere che sia stata definitivamente sradicata questa cosca di dimensioni transnazionali, perciò manifesto tutto il mio apprezzamento”.

Per Roberti, “l’intervento di oggi arriva dopo un’azione investigativa incessante durata dal 2010 con l’arresto degli indagati e conclusa dopo varie tappe con sequestro di droga e armi, spesso veri e propri arsenali”.

“Felice Ferrazzo è andato in Molise come località protetta, da collaboratore di giustizia – ha proseguito il responsabile della Dna – e ha approfittato per rimettere in piedi l’operatività criminale della propria cosca con il figlio Eugenio, poi allargandosi anche in Abruzzo”.

Roberti ha svelato anche che “si è approfittato della sconfitta del clan camorristico Cozzolino, sradicato dall’operazione Adriatico, pure condotta dalla procura dell’Aquila e dai carabinieri, a quel punto i Ferrazzo sono subentrati”.

“Questo – ha concluso – ci dice che dopo un intervento importante non bisogna dimenticare il territorio, ma continuare a monitorarlo perché c’è il rischio che subentrino altri”.