L’AQUILA – “Il nostro consorzio vuole essere uno strumento per le imprese aquilane. Vogliamo promuovere la nostra esperienza mettendo a disposizione ciò che abbiamo imparato in questi anni nella ricostruzione in Umbria”.
Questo l’obbiettivo, espresso stamane in conferenza stampa all’Hotel Castello dell’Aquila da Walter Ceccarini, uno degli imprenditori umbri che hanno dato vita al “Consorzio di promozione delle imprese dell’ Umbria”.
“Siamo arrivati qui – ha spiegato Ceccarini – animati soltanto da spirito collaborativo, senza secondi fini e sopratutto senza volere proporre alcun ‘modello’, ma soltanto ciò che noi abbiamo imparato e che qui può essere utile, a cittadini e imprenditori”.
A tal proposito è stato creato uno sportello in via Strinella, all’Aquila, che sarà aperto tutte le mattina, e a disposizione di chiunque abbia bisogno di chiedere consigli e chiarimenti, o per mettersi in contatto con le istituzioni e gli imprenditori umbri per apprendere la loro esperienza.
“Il nostro intento – ha proseguito Caccarini – è quello di coinvolgere anche le istituzioni locali”.
“A distanza di 18 mesi dal sisma del 6 aprile 2009, all’Aquila, la situazione non è ancora definita e la ricostruzione non è ancora partita – ha spiegato Giuseppe Mariucci, della Confartigianato umbra – e la differenza sostanziale è proprio che dopo il terremoto che nel 1997 ha colpito la nostra regione, a distanza di 18 mesi c’era chiarezza e concretezza sui fondi stanziati, ed era già pronto il piano di ricostruzione”.
“Soprattutto – ha proseguito Mariucci – teniamo a precisare che noi non abbiamo un modello da trasmettere, e che anche per noi il post-terremoto ha rappresentato una fase di criticità e problematiche varie, ma abbiamo imparato tanto e ora vogliamo metterlo a disposizione degli aquilani”.
“Non siamo qui per fare polemica ma per collaborare – ha aggiunto Daniele Sarnari (Cna) – ma diciamo che siamo orgogliosi del fatto che dopo più di un decennio le zone colpite dal sisma in Umbria sono state ricostruite senza aver registrato fenomeni di infiltrazione mafiosa e illegalità, ed era chiaro il percorso su come transitavano i soldi sulla ricostruzione”.



