CHIETI – Sulla movida di Chieti ci sono due partiti nettamente contrapposti: c’è chi la descrive come un fantasma di cui non si può parlare, chi invece crede che stia sbocciando negli ultimi anni.

Un dibattito aperto, che gira intorno alla città di Chieti, la cara “città della camomilla”, criticata da molti giovani per la tranquillità eccessiva, per la gioia dei teatini più seriosi che si vantano della sua pace maestosa.

Il sabato sera sembra partire a ora di cena, quando giovani e compagnie si ritrovano dietro un aperitivo, magari alla Casina dei Tigli, presso la Villa Comunale, dove, dopo aver riempito lo stomaco, si fa una passeggiata rilassante.

Pochi volti, poco vociare: sembra un palcoscenico vuoto di opere mai viste. La serata prosegue per i pochi pub teatini, quelli ormai “soliti”, dove le facce son sempre le stesse e l’ordine al tavolo è diventato quasi scontato.

Il St. James Irish Pub raduna a porta Pescara i gruppi teatini che, dietro un drink, passano qualche ora a chiacchierare e ammazzare il tempo.

È, forse, questo che i giovani non vogliono: ammazzare il tempo, quando il tempo andrebbe investito, sfruttato, divorato.

Gli studenti universitari sono spesso fermi a Chieti Scalo, tra le vie larghe in pianure che non conoscono i saliscendi della profonda Chieti Alta.

Anche loro escono per ora di cena, solito aperitivo a Cipriani in via Scaraviglia, e poi ci si sposta sulle sedie verdi di Fuori Corso per un vetrino a piazzale Marconi.

Il tempo di una sigaretta, e proseguono la loro fresca serata sui tavoli del Baffo, per quel boccale di Birra che raccoglie gli universitari sul marciapiede di Via Pescara sempre gremito di voglia di sbocciare.

Chieti, per chi la vive da sempre, per chi la conosce da poco e per chi l’ha lasciata per porti maggiori, sembra aver un volto differente.

Sono i giovani a raccontarla come una città mancante, trasporti e scadente organizzazione l’hanno resa una città “piccola” in cui c’è sempre qualcosa che manca, in cui la famosa movida non è mai tale.

“Ora sono a Bologna e vedo che la mentalità è differente. Chieti sicuramente si sta aprendo mentalmente, grazie all’Università, ma a Bologna ti danno la possibilità di essere sempre diverso”, racconta ad AbruzzoWeb Silvia Bucci, studentessa trasferita nella città felsinea.

Raccontare la differenza tra Chieti e una grande città rende chiari i difetti. “Suono in gruppo musicale, ebbene se qui per ottenere una serata devi ‘portare la gente’ e devi suonare in una cover band per ‘farti i soldi’, a Bologna, parlo da studente che lo fa per diletto, non da musicista, suoni ciò che vuoi nella maniera che ti pare”.

Per la giovane ‘emigrata’, “quello che manca è la coscienza. Non è tanto la città ma sono i teatini, nessuno ha voglia di iniziare e se anche qualcuno c’è, nessuno lo incoraggia”.

Una città è fatta di gente, la mentalità teatina sembra essere uno dei principali motivi per cui Chieti è spesso definita “morta”; ma su una ipotetica bilancia, un peso negativo rilevante viene assunto dalla scarsità di servizi.

“Penso che, se si potesse fare un servizio prolungato dei bus, fino alla chiusura dei locali dello Scalo, magari anche pagando un biglietto extra all’abbonamento, la città ne gioverebbe. Ovviamente parlo per chi è fuori sede e abita a Chieti Alta come me”, consiglia Federico Petracca, fuorisede.

Uno sguardo esterno, capace di criticare e apprezzare, quello di un giovane che vede e vive la città dal di fuori, uno straniero in una nuova dimora. Confessa di essere qui “da 5 anni, per i primi 3 è stata una città abbastanza morta, però devo anche dire che di recente si sta rimettendo in carreggiata”.

Ma non tutti sono d’accordo. Se per alcuni Chieti sembra giovare di una crescita, secondo altri, quelli che da sempre vivono la loro città, sta invece accusando il colpo.

“È un continuo degrado, di male in peggio ormai da anni. Non è una questione di chi sa o non sa fare, il problema è la mentalità”, afferma Andrea Panara, giovane teatino che rincara la dose.

“Una città che non ha mai vissuto la movida, una città che ne ha avuto la possibilità ai tempi dello Stellario (locale che ha fatto suonare dj internazionali e portava pubblico da tutta Italia, ndr): avrebbe portato turismo e soldi ma a Chieti non importa, non stupisce che sia conosciuta anche come ‘città dei signorotti’”.

“Sono riusciti a far chiudere anche quello. Ora aprono locali che vanno avanti per conoscenze – insiste – Chieti non sarà mai una città viva e attiva, forse nel 3000, quando ci saranno navicelle spaziali e la modernità prenderà il sopravvento”.

Gian Marco Toracchio, altro studente, è sicuro che “l’amministrazione potrebbe fare qualcosa in più, tipo sui trasporti, ma credo che il vero problema di Chieti siano i teatini, che escono solo il sabato sera o quando c’è l’evento clou, per il resto non ci si muove per locali, non si consuma, si va al solito posto ci si fa un drink e tutti a casa”.

Eppure il successo delle serate di Maltattak, dedicate a musica e spettacolo e raccontate da questo giornale, ha dimostrato quanto i giovani da queste parti abbiano una viva voglia di divertirsi e restare attivi. Sono episodi rari, però.

I nuovi locali, aperti tra Chieti e Chieti Scalo, tentano di animare quel clima di coma sonoro e svecchiare quella parte di città che non vuole essere investita dall’ondata del divertimento.

I gestori dei locali ci credono, così come i giovani che vogliono cambiare la storia, eppure nulla si muove.

“Ci sono troppe persone che remano contro la crescita e lo sviluppo di Chieti, a molti sta bene che questa città rimanga così com’è: vuota, senza divertimento, senza cultura. A loro basta quello che abbiamo già, il nulla”, sbotta Alessandro Petrelli, proprietario del St. James Irish Pub.

“Per una svolta ci vuole direttamente un cambio drastico: non serve un po’ alla volta, in questo modo impiegheremmo almeno trent’anni – continua – Qualcuno di noi cerca di far cambiare testa alle persone, ma ci rendiamo conto che l’ignoranza nel restare sempre e solo vuoti regna sovrana”.

“Credo a Chieti e ci crederò per sempre, altrimenti non avrei mai investito qui, ma dobbiamo anche essere realisti e dire che ci hanno usurpato tutto e questo ormai ha giovato su Pescara; ovviamente la colpa è nostra, non di Pescara”, rincara ancora, introducendo un altro tema tra i più annosi.

Anche Gaetano D’Ercole, responsabile Fuoricorso Loungebar, crede in Chieti e asserisce che a suo dire “ha grandi potenzialità. La nostra città vanta una popolazione di studenti fuorisede numerosissima che sono l’unica fonte di reddito forte che è rimasta – rimarca – Da un paio di anni le cose stanno cambiando: si comincia ad avere la percezione che, se si organizza qualcosa, vedi strade musicali o Maltattak, i giovani sono presenti. Basta dare loro un’alternativa alla vicina Pescara e rimangono qui”.

“Il problema, allo Scalo come sul Colle, rimane sempre, purtroppo, il buon senso: chi abita in centro non è abituato al vociare notturno e chiama le forze dell’ordine. Ma tempo al tempo e la città della camomilla resterà solo un brutto ricordo”, conclude.

“Sappiamo benissimo che la nostra amata città non è il massimo della movida… Ma crediamo anche che negli ultimi anni siano stati fatti passi da giganti”, si schiera con gli ottimisti anche Luca Cornacchia, gestore del Baffo e del The Hostel.

“Il segreto dei nostri locali è cercare di pensare come i nostri potenziali clienti. Il nostro lavoro è una passione, è uno stile di vita, è credere in qualcosa di grande – sostiene – Tante iniziative vengono spalleggiate dall’amministrazione comunale e credo che tanti risultati siano stati raggiunti”.

L’auspicio di gestori e clienti è comunque univoco. Le serate di movida non devono più essere serate eccezionali. L’eccezione dovrebbe essere la serata di silenzio.

A Chieti si lasci la cultura, la tranquillità odierna, lo spiritualismo ma si faccia crescere anche la mentalità giovane di chi vuol divertirsi nella propria casa. Non si deve partire perché a Chieti non c’è nulla. A Chieti si deve tornare perché è una casa piena.

La movida teatina, fantasma o bambina che sta crescendo: è un mito che a Chieti fa sorridere, è ora che faccia anche divertire.