L’AQUILA – “A quasi 10 mesi dalla richiesta ufficiale al Comune dell’Aquila per poter edificare una nuova moschea siamo ancora in alto mare. Ci è stato detto, in maniera ufficiosa, che non ci sono i soldi, ma poter avere un luogo di culto consono è un nostro diritto e siamo pronti a ricorrere al Tribunale amministrativo regionale”.

Prosegue la “battaglia culturale” di Aljii Mirsadin, 47enne di origine macedone, segretario della comunità islamica italiana per i balcani, componente del tavolo interreligioso della Prefettura dell’Aquila e presidente dell’associazione Xhamia Drita, che rappresenta i musulmani macedoni-albanesi dell’Aquila e di Djemaledin Andulai, anch’egli macedone, Imam del territorio comunale, che a nome di tutta la comunità, il 22 maggio del 2017, hanno inviato una richiesta di finanziamento all’amministrazione comunale per poter costruire una nuova moschea nella zona est della città.

“Da allora tutto tace”, spiega ad AbruzzoWeb Mirsadin, che ieri mattina si è recato personalmente presso gli uffici del Comune per chiedere spiegazioni.

“Nei mesi scorsi, facendo riferimento all’articolo 8 della Costituzione italiana, il dirigente comunale Domenico De Nardis ci ha chiesto gli estremi di un intesa, l’associazione ha comunicato due sentenze della Corte Costituzionale che hanno stabilito che per i finanziamenti richiesti non si applica quella norma – sottolinea il presidente di Xhamia Drita – Alla luce di questo abbiamo atteso pazientemente una risposta ufficiale dall’amministrazione comunale, che però non è mai arrivata”.

 Alla richiesta, già nel 2017, si era opposto il gruppo di Fdi, partito del sindaco, Pierluigi Biondi, che tramite il portavoce cittadino Michele Malafoglia, ha tenuto a sottolineare che “le cosiddette ‘associazioni di promozione sociale’ sono divenute il lasciapassare per collocare luoghi di culto anche laddove la destinazione d’uso degli immobili non lo consentirebbe” e ha aggiunto, “nessun nuovo centro islamico all’Aquila se non sono garantite regole e legalità”.

Tuttavia, come ripete da anni lo stesso Mirsadin “è la prima moschea: l’edificio di Bazzano è chiamato in modo improprio ‘moschea’, infatti, non nasce come un luogo di culto, ma come sede dell’associazione Drita ed è diventato troppo piccolo per contenere tutti i fedeli”.

Ad oggi, infatti, la comunità islamica conta quasi 2 mila persone nella sola città dell’Aquila, tanto che nell’ultima Eid al-Fitr (Fiter Bajrami), la festa che chiude il Ramadan, erano presenti più di 1.500 fedeli.

Mirsadin lancia anche un appello a tutti gli aquilani: “Questa è una battaglia culturale che dobbiamo combattere insieme, sono trent’anni che vivo e lavoro all’Aquila e mi sento parte integrante del territorio e come me tantissimi altri componenti della comunità. Ho ricevuto già molta solidarietà da parte degli aquilani e sono certo che per riuscire ad abbattere il muro del pregiudizio ci sia bisogno dell’aiuto di tutti”. 

A far rumore in città non è stato il fatto di voler edificare la nuova struttura legata al culto, la richiesta della concessione dei contributi “previsti dalla regionale numero 29 del 1988”, precisa nuovamente il presidente dell’associazione, “continuiamo a sottolineare che è un nostro diritto, ci spetta e non riusciamo a comprendere il motivo per il quale il Comune continua a non darci risposte”.

In particolare la comunità musulmana si è appellata all’articolo 5 della legge, il quale prevede che “i comuni abruzzesi debbano corrispondere alle istituzioni religiose un’aliquota pari al 10 per cento delle somme incassate grazie alle opere di urbanizzazione secondaria”.