L’AQUILA – “Bilancio più che drammatico per gli infortuni mortali sul lavoro”.
A lanciare l’allarme è Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega, da 10 anni monitora l’emergenza morti bianche al fine di diffondere la cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro, stenta a credere che in un decennio non sia cambiato nulla.
“Anzi – sottolinea – la situazione nell’ultimo anno pare sia tristemente peggiorata. Da Nord a Sud”.
Diciannove incidenti mortali e oltre 9 mila denunce di infortunio: questi i dati registrati in Abruzzo nel 2018. L’indice di incidenza sugli occupati porta in cima alla triste graduatoria il Sud con in testa il Molise, seguito da Basilicata e Calabria. Le fasce d’età più colpite sono quelle che vanno dai 45 ai 64 anni che dovrebbero avere maggior esperienza e consapevolezza dei rischi. Il lunedì il giorno in cui si sono verificati più incidenti.
Un altro dato preoccupante è quello dell’aumento delle denunce di infortuni che, dal 2015 ad oggi, sono aumentate dello 0,6%, con un picco del 2,2% tra gli under 35.
“A livello nazionale nel 2018 – spiega Rossato – si contano 1.133 vittime, ovvero 104 vittime in più del 2017. E sono 786 i decessi registrati in occasione di lavoro e 347 quelli in itinere. Un vero eccidio che fa rabbrividire perché rimanda ad una media di mortalità crudele di quasi 100 persone al mese”.
La conferma giunge sulla base degli ultimi dati Inail ma anche dalla più recente indagine elaborata proprio dall’Osservatorio mestrino dove, oltre ai numeri di infortuni mortali totali, si approfondisce anche l’emergenza degli incidenti occorsi nei luoghi di lavoro.
“E sono ad esempio le vittime dei cantieri edili, dove è la caduta dall’alto ad essere la causa di morte più frequente, o dell’industria dove lo spostamento di un carico in un magazzino può schiacciare un operaio fino a farlo morire – spiega ancora il presidente dell’Osservatorio – Sono le morti che ci colpiscono maggiormente nella cronaca ma che spesso si dimenticano troppo in fretta e superficialità”.
In Abruzzo, gli infortuni totali denunciati nel 2018 sono 9.097, ovvero il 3,5 per cento in meno rispetto al 2017, quando se ne registrarono 9.428. Nel dettaglio: 2.923 nella provincia di Chieti, 2.161 in quella dell’Aquila, 1.867 nella provicnia di Pescara e 2.146 in quella di Teramo. Un dato positivo decisamente più alto rispetto a quello nazionale che registra comunque una diminuzione dello 0,6 per cento con 419.400 infortuni denunciati nel 2018 contro i 421.969 del 2017.
Per quanto riguarda invece gli infortuni mortali, sono 19 quelli avvenuti nel 2018, contro i 32 del 2017. Nel dettaglio: 5 nella provincia di Chieti, 7 in provincia dell’Aquila, 3 nella provincia di Pescara e 3 in quella di Teramo.
In ulteriore diminuzione le malattie professionali denunciate. In Abruzzo si attesta una variazione dell’1,2 per cento, con 2.948 casi contro i 2.984. Ad aprire la classifica distaccando nettamente le altre province è Chieti, con 1.392 denunce, seguono la provincia di Teramo con 630, dell’Aquila con 477 e quella di Pescara con 449.
Dalla Lombardia i dati peggiori: le vittime registrate in occasione di lavoro nel 2018 sono 113. Seguono: Emilia Romagna (84), Veneto (69), Piemonte (68), Campania (66), Lazio (63), Toscana (58), Puglia (45), Sicilia (36), Calabria (34), Liguria (33), Friuli Venezia Giulia (24), Abruzzo (19), Basilicata (15), Marche (14), Trentino Alto Adige e Sardegna (13), Molise (11), Umbria (7) e Valle D’Aosta (1).
Ed è sempre la Lombardia a guidare la triste classifica delle morti sul lavoro, che tengono conto anche degli infortuni in itinere, con 163 vittime. Al secondo posto Emilia e Veneto (115) e terzo è il Piemonte (98).
Osservando invece l’incidenza della mortalità rispetto al numero di occupati è il Molise, con 104,8 infortuni ogni milione di occupati, a guidare la graduatoria italiana seguito dalla Basilicata (79,6) e dalla Calabria (63,3). Prima regione del Nord è invece la Liguria (54,7) seguita dal Friuli Venezia Giulia (47,5).
Nell’indagine per macroaree, poi, spetta al Sud con un incidenza di 52,8 (Campania, Puglia, Basilicata e Calabria) indossare la maglia nera, seguito dal Nordest (Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Veneto) con un indice di 34.
“A colpire, però, non sono solo i numeri, ma anche l’età delle vittime. Quasi la metà tra i 50 e i 65 anni – sottolinea Rossato – questo a dimostrazione di come l’esperienza non sia sufficiente a tutelare i lavoratori. Anzi, purtroppo, la percezione del rischio sembra diminuire con il passare del tempo”.
Le donne vittime di un infortunio mortale in occasione di lavoro nel 2018 sono state 49 (104 comprese quelle in itinere). Gli stranieri sono 117 (in totale, compresi gli infortuni in itinere, sono 181). Il settore più colpito, sempre in occasione di lavoro, non è determinato dall’Inail e registra 226 casi. A seguire, Costruzioni (125 vittime), Attività Manifatturiere (105) e Trasporti e Magazzinaggio (104).
La provincia in cui si conta il maggior numero di infortuni mortali in occasione di lavoro è Roma (46 decessi). Ed è seguita da: Torino e Milano (33), Napoli (32), Genova (20), Brescia (18), Bologna e Verona (17), Udine (16), Mantova e Salerno (15), Foggia, Caserta e Modena (14), Arezzo, Treviso, Bergamo (13).
Per quanto concerne infine le rilevazioni degli infortuni totali (compresi quelli in itinere) è sempre Roma in prima posizione (66); seguita da: Milano (49) seguita da Torino (44), Napoli (44), Foggia (30), Verona (28), Genova (26), Bologna (25), Bergamo (20), Padova e Treviso (19).
Infine a crescere sono anche gli infortuni dai 635.433 del 2017 ai 641.261 del 2018. Circa 6000 in più. Sul podio ancora una volta la Lombardia con 119.937 infortuni, seguita dall’Emilia Romagna (85.823) e dal Veneto (76.486).
“Al fine di promuovere e diffondere la Cultura della Sicurezza sul Lavoro, ci auguriamo che questi dati siano una fonte di riflessione e di analisi di fronte alla grave situazione che colpisce la nostra Penisola”, conclude Rossato.





