L’AQUILA – “La prima cosa che ho provato quando ho ricevuto la notizia è solo tanta rabbia perché nella realtà, nonostante le tante parole e le proposte di legge, non si riesce a fare mai nulla per punire chi commette queste reati”. Commenta così ad AbruzzoWeb, l’aquilano Roberto Gasbarri, della Scuola italiana cani salvataggio, la morte per avvelenamento di Kaos, il cane eroe che ha soccorso i terremotati di Amatrice, Norcia e Campotosto.
Kaos, pastore tedesco di poco più di tre anni, è stato trovato senza vita il 28 luglio scorso, intorno a mezzogiorno dal proprietario, Fabiano Ettorre, aquilano, nel giardino di casa a Sant’Eusanio Forconese, comune in provincia dell’Aquila. E’ stata perta un’inchiesta, i cani anti-veleno dei carabinieri forestali hanno segnalato tre punti in cui Kaos ha perso la bava. Ora l’Istituto zooprofilattico di Teramo dovrà analizzarli. Insieme ai risultati dell’autopsia si saprà con certezza se sia trattato di avvelenamento.
“Ad oggi – dice Gasbarri – dubito siano state emesse punizioni esemplari per questo tipo di reato. La sensibilità dei legislatori deve necessariamente aumentare, questi personaggi meschini non possono restare impuniti”.
“Kaos – continua – è un eroe del terremoto, una grossa perdita per la cinofilia aquilana, specialmente in questa questa città, che ha più di altre bisogno di unità cinofile operative. Per noi poter contare su di loro è una sicurezza”.
Attualmente, come spiega Gasbarri, sono meno di 10 i cani da salvataggio operativi nel comprensorio aquilano.
“So perfettamente quanto tempo si impega a formare – spiega -. Per portarli ad essere operativi occorrono circa 2 anni di lavoro che non termina mai, perché vanno allenati settimanalmente per tutto il resto della vita”.
Mediamente un cane viene allenato dalle 2 alle 4 ore settimanali ma sono molti i fattori che concorrono a stabilire il tempo necessario, che varia a seconda della predisposizione del cane. La formazione è continua, non si arresta mai.
“Dietro ad una unità cinofila operativa, che è un qualcosa di prezioso, ci sono tempo, fatica e dedizione – spiega ancora -. Un impegno quotidiano da parte di più persone, oltre che del conduttore, comprendo il dolore del proprietario. Insieme si diventa una squadra, diventa un compagno di vita con cui si condividono emozioni fortissime. E sono proprio loro che, tante volte, ci danno la forza di continuare a scavare tra le macerie e in qualsiasi condizione”.
Non un caso isolato, quello di Kaos. Non si contano ormai le decine di episodi di avvelenamento che avvengono sul territorio regionale ogni giorno.
“Non dobbiamo dimenticare che tutti i cani sono uguali, gli avvelenamenti sono all’ordine del giorno. Questo succede perché chi lo fa sa di restare impunito, nessuno sembra voglia occuparsi concretamente di questa faccenda. Oggi Kaos può diventare un simbolo e riaccendere i riflettori su un dramma che colpisce tanti animali da affezione. Per ogni proprietario il proprio cane è la vita. Non è più ammissibile, non ci possiamo più nascondere”.
“Ci sono studi che dimostrano che chi è violento nei confronti dei cani lo è anche nei confronti dell’uomo: questi dovrebbero essere campanelli d’allarme. Dobbiamo cominciare a trattarlo per quello che è, un problema sociale sul quale si deve intervenire immediatamente”.





