PESCARA – Sul campo i soccorsi a Piermario Morosini sono stati immediati, massaggiatori, medici e paramedici hanno effettuato le prime cure necessarie, “sul campo avevamo tutto, ossigeno, l’ambu (strumento per ventilare, ndr) e due defibrillatori”.

Lo ha confermato l’infermiere Marco De Francesco a una radio pescarese. E lo stesso medico del Pescara, Ernesto Sabatini, ha aggiunto che “quando c’è un arresto cardiaco, come nel caso di Morosini, prima bisogna fare il massaggio cardiaco, per almeno un paio di minuti: poi, se ci sono segnali elettrici, allora entra in funzione il defibrillatore. Ma sul campo – ha aggiunto – il defibrillatore non è stato usato perché è uno strumento che rileva automaticamente gli impulsi, e come in questo caso se non c’è impulso la macchina non parte”.

Per un attimo, ha confermato Sabatini, il ragazzo si era ripreso, poi però di nuovo il dramma.

“Quindi – ha proseguito – se non c’è impulso elettrico dal cuore o se il cuore ha ripreso a battere, il meccanismo automatico del defibrillatore non si mette in funzione. Per un attimo il ragazzo si era ripreso, quindi non serviva”.

“Poi – ha concluso Sabatini – so che in ambulanza hanno provato ancora ma senza esito, e che quando è giunto al pronto soccorso la prima cosa che hanno fatto è stata provare a mettere un pace maker via endovena proprio per ridare elettricità al cuore”.