L’AQUILA – La Corte d’Appello dell’Aquila ha confermato la sentenza di assoluzione “perché il fatto non sussiste” per Paolo Scimia, 35enne finito sotto processo per omicidio colposo per la morte del 37enne Massimiliano Giusti, suo amico di due anni più grande.
I due furono colti da una bufera di neve, il 25 gennaio del 2012, mentre scalavano il Corno Grande, la cima più alta del Gran Sasso.
Persero i contatti a causa delle pessime condizioni atmosferiche e Giusti precipitò nel vuoto, finendo nella Valle dell’Inferno, morendo per le gravissime fratture alla testa, allo sterno e alle costole.
Scimia riuscì a cavarsela dopo aver peregrinato ore in mezzo alla bufera con venti fino a 130 chilometri orari.
Il sostituto procuratore generale, Ettore Picardi, aveva chiesto la condanna a nove mesi di reclusione e ha motivato la richiesta con il fatto che comunque l’imputato si era trovato in condizioni obiettivamente difficili da fronteggiare.
Secondo l’accusa Scimia era più esperto di Giusti e avrebbe colposamente lasciato solo l’amico che non conosceva bene il percorso.





