L’AQUILA – Il presidente del Consiglio, Mario Monti, “non ritiene possibile l’ulteriore espletamento del suo mandato e ha di conseguenza manifestato il suo intento di rassegnare le dimissioni”.
È un passaggio della nota diffusa dal Quirinale al termine dell’incontro tra il premier e il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
L’annuncio delle dimissioni, che saranno formalizzate non appena approvata la legge di stabilità, arriva dopo la sfiducia annunciata nei confronti del Professore e del suo governo dal segretario del Popolo della libertà, Angelino Alfano.
La decisione di quest’ultimo di “staccare la spina” all’esecutivo sostenuto anche da Partito democratico e Unione di centro prelude a un ritorno in campo di Silvio Berlusconi, che ha fatto saltare le primarie pidielline e sembra deciso a candidarsi ancora una volta alla presidenza del Consiglio.
Le dimissioni di Monti rimettono in discussione una serie di riforme approvate ma non perfezionate, come per esempio l’abolizione e l’accorpamento delle Province: Teramo e Chieti potrebbero tirare, almeno per il momento, un sospiro di sollievo, così come tutti gli assessori provinciali.
Quanto alla ricostruzione dell’Aquila terremotata, le dimissioni di Monti farebbero ovviamente venire meno anche il ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca, e resterebbero applicati solo i provvedimenti già finalizzati.
Se la legge di stabilità venisse approvata prima delle dimissioni, come pare possibile salvo sconvolgimenti, sarebbe invece salvo il cosiddetto “fondo Gianni Letta“, un tesoretto da 900 milioni da spartire per “interventi urgenti a favore delle università, delle famiglie, dei giovani, in materia sociale, per la ricostruzione dei territori colpiti dal sisma dell’Aquila nonché per il sostegno ai processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione”.
LA NOTA DEL QUIRINALE
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha stasera ricevuto al Quirinale il Presidente del Consiglio dei Ministri, Senatore Mario Monti.
Il Presidente della Repubblica ha prospettato al Presidente del Consiglio l’esito dei colloqui avuti con i rappresentanti delle forze politiche che avevano dall’inizio sostenuto il Governo e con i Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati.
Il Presidente del Consiglio ha dal canto suo rilevato che la successiva dichiarazione resa ieri in Parlamento dal Segretario del PdL on. Angelino Alfano costituisce, nella sostanza, un giudizio di categorica sfiducia nei confronti del Governo e della sua linea di azione.
Il Presidente del Consiglio non ritiene pertanto possibile l’ulteriore espletamento del suo mandato e ha di conseguenza manifestato il suo intento di rassegnare le dimissioni.
Il Presidente del Consiglio accerterà quanto prima se le forze politiche che non intendono assumersi la responsabilità di provocare l’esercizio provvisorio – rendendo ancora più gravi le conseguenze di una crisi di governo, anche a livello europeo – siano pronte a concorrere all’approvazione in tempi brevi delle leggi di stabilità e di bilancio.
Subito dopo il Presidente del Consiglio provvederà, sentito il Consiglio dei Ministri, a formalizzare le sue irrevocabili dimissioni nelle mani del Presidente della Repubblica.
IL QUIRINALE: PRESA D’ATTO DOVEROSA
Da parte del presidente Napolitano c’è una doverosa presa d’atto della decisione del presidente del Consiglio e comprensione per le sue motivazioni.
È quanto si sottolinea in ambienti del Quirinale in merito all’annunciata decisione del premier Monti di dimettersi.
E IL PROFESSORE RIFLETTE SULLA SUA LISTA
Dietro la decisione di Mario Monti di dimettersi una volta verificata la possibilità di approvare quanto prima la legge di stabilità, c’è la volontà di non farsi ulteriormente “impallinare, né logorare”.
È quanto riferiscono fonti che hanno potuto parlare con il presidente del Consiglio, dopo il colloquio al Quirinale.
Le stesse fonti, interrogate in merito alla possibilità che il premier scenda direttamente in campo nella campagna elettorale, magari con una propria lista, rispondono: “Su questo ancora nessuna decisione è stata presa”.
Facendo capire che una riflessione è in corso.
Monti, spiega una fonte che ha potuto parlargli, “ha ritenuto che il discorso di Alfano alla Camera rappresentasse un netto cambio di posizione rispetto alla linea sin qui tenuta dal Pdl”.
In particolare Monti non ha gradito per nulla la parte sui danni che, a detta del segretario pidiellino, le misure del governo hanno avuto sull’economia.
“Il premier non poteva accettare che si dicesse che il debito è salito, così come la disoccupazione, le tasse, l’inflazione; accusando il governo di aver fatto nel contempo diminuire la crescita e i consumi”, spiega una fonte di governo.
Per Monti si è trattato di un “atto di sfiducia” vero e proprio sull’agenda portata avanti dall’esecutivo.
Per tale ragione, riferisce la stessa fonte, il capo del governo ha ritenuto doveroso fare un “atto politico forte e di discontinuità” che sancisse come la posizione “attuale” del Pdl, che è “in contrasto con quanto finora sostenuto” fosse incompatibile con la prosecuzione di un leale rapporto di fiducia.
Quanto al futuro del premier, le fonti interpellate mantengono il massimo riserbo.
Ma l’ipotesi di un ingresso in politica non viene esclusa.
Anzi, secondo almeno due di loro, il premier sta tuttora riflettendo sulla possibilità di promuovere in prima persona una lista elettorale.
“Quella riflessione – si spiega – non è ancora terminata. Ma su questo non diciamo niente, vedremo nei prossimi giorni…”.




