ORTONA – “Con la reintroduzione del sinonimo cordisco nel Registro Nazionale della Vite è stata accolta la nostra richiesta che vuole andare a tutelare la denominazione-vitigno che ad oggi è diventa un colosso a livello internazionale. Non abbiamo mai chiesto l’esclusività del codice 150 del vitigno montepulciano, ma una diversa appellazione a seconda dei luoghi dove viene coltivato”.
Così Alessandro Nicodemi, presidente del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo, che insieme a Tito Cieri, funzionario del Dipartimento Agricoltura della Regione Abruzzo, ha parteciato all’audizione, presso la Commissione Agricoltura della Camera, in merito al dossier Montepulciano, in presenza dei rappresentanti di Abruzzo, Marche, Molise e Puglia.
“Come già spiegato, applicando il sinonimo, altri territori potranno ottemperare al nuovo DM Etichettatura e al principio della corretta informazione, evitando illeciti utilizzi e usurpazione delle DOP in etichetta o nella pubblicità dei vini, che a nostro avviso ha il solo risultato di confondere il consumatore finale”, ha spiegato Nicodemi, sottolineando così nuovamente la posizione condivisa da tutti i più importanti attori del vino abruzzese e dalla Regione Abruzzo.
L’impegno che il comparto vino sta portando avanti è far sì che la denominazione Montepulciano D’Abruzzo continui a essere espressione dei vini prodotti all’interno della regione e continui a connotare un territorio ed una vocazione ben definiti.






