L’AQUILA – Un altro scrigno del centro storico dell’Aquila è pronto a tornare alla luce.

Il cantiere, già aperto nella parte che ancora ospita le suore celestine di clausura, si estende al corpo centrale del monastero di San Basilio, che pochi mesi prima del 6 aprile 2009 l’Università aveva trasformato in centro congressi dotato delle più sofisticate apparecchiature.

“L’Ateneo proprio in questi giorni sta ottenendo gli ultimi permessi necessari – spiega il professor Dante Galeota del dipartimento di Ingegneria che ha curato la progettazione del restauro – i lavori sono affidati all’impresa Edilfrair dell’Aquila, scelta dall’assemblea del consorzio nel quale l’Università rappresenta una parte minoritaria”.

Ammesso al contributo già dall’estate scorsa, l’importo è di circa 11 milioni di euro e il cantiere durerà un paio d’anni.

“Si tratta di una serie di interventi classici per la messa in sicurezza dell’edificio che al di là dell’apparenza ha seri problemi, con delle sconnessioni tra orizzontamenti e facciata, gli interventi propositi garantiscono la sicurezza dell’edificio”, aggiunge Galeota.

Il restauro si era concluso pochi mesi prima del terremoto, ma questo non lo ha risparmiato dai danni. Aspetto che Galeota imputa ad una “diversa forma mentis” che si aveva all’epoca. “Non ci sono stati crolli ma dei danneggiamenti abbastanza seri – dice – oggi abbiamo a disposizione normativa, mezzi e conoscenze completamente diversi da quelli che avevamo qualche anno fa”.

“All’interno del consorzio San Basilio siamo parte minoritaria, la prevalente parte è privata ed è delle suore, quindi l’iter ha seguito le regole della ricostruzione privata – spiega il direttore generale dell’Università Pietro Di Benedetto – È diviso in due stralci, il primo ad essere finanziato è stato quello che comprende chiesa e convento, il secondo è quello che ci riguarda”.

La destinazione, conferma sia Di Benedetto che la rettrice Paola Inverardi, resta quella che gli si era data prima del terremoto. Centro congressi dell’Ateneo con 4 sale e un’aula magna a disposizione anche della città, e che contribuisce alla definizione del polo universitario dell’ex San Salvatore, iniziato con la realizzazione del nuovo dipartimento di Scienze umane e che si concluderà con il totale recupero dell’ex ospedale.

Nel 1993 l’Università ha stipulato una convenzione con il Comune per l’utilizzo della struttura a fini istituzionali. Negli anni 2005-2006 il professor Luigi Zordan, direttore del Dipartimento di Architettura e urbanistica, e i suoi collaboratori elaborarono un progetto di fattibilità per la trasformazione dell’edificio in centro congressi. La struttura, a seguito di lavori di recupero architettonico e successivo adeguamento durati due anni, è stata dedicata proprio alla memoria di Zordan, nel frattempo prematuramente scomparso.

L’Ateneo tornerà intanto in centro all’inizio del prossimo anno quando è prevista la riconsegna di palazzo Camponeschi, fino al 6 aprile sede della facoltà di Lettere e Filosofia, dove sarà trasferito il rettorato.