ROMA – La sezione immigrazione del tribunale di Roma ha rimesso il caso dei migranti trattenuti nel centro in Albania alla Corte di giustizia europea sospendendo il provvedimento di convalida del trattenimento.

La decisione riguarda sette migranti, egiziani e bengalesi, che ora si trovano all’interno del centro italiano di permanenza per il rimpatrio di Gjader in Albania.

Allo scadere dei termini di convalida i sette migranti dovranno lasciare il centro di Gjader.

Il testo del provvedimento della XVIII sezione immigrazione del Tribunale di Roma, si legge, “rimette alla Corte di giustizia dell’Unione europea, ai sensi del art. 267 TFUE” e “sospende il presente giudizio di convalida del fermo restando gli effetti del trattenimento provvisorio disposto dall’amministrazione per legge (art.6 dlgs 142/2015 e 14 TU immigrazione e art.4 del protocollo Albania)”.

“Deve essere chiaro che la designazione di Paese di origine sicuro è rilevante solo per l’individuazione delle procedure da applicare; l’esclusione di uno Stato dal novero dei Paesi di origine sicuri non impedisce
il rimpatrio e/o l’espulsione della persona migrante la cui domanda di asilo sia stata respinta o che comunque sia priva dei requisiti di legge per restare in Italia”, si legge in una nota del tribunale di Roma.

I sette migranti, egiziani e bengalesi, verranno in Italia una volta scaduti i termini del trattenimento, ovvero 48 ore, su cui il tribunale ha sospeso il giudizio.

Usciranno dunque dal Cpr di Gjader in Albania dove sono stati portati dalla nave Libra della Marina militare italiana.

“In ragione del rinvio pregiudiziale i giudici non si sono pronunciati sulle richieste di convalida -si legge in una nota del Tribunale- ma hanno dovuto necessariamente sospendere i relativi giudizi in attesa della decisione della Corte di giustizia. La sospensione dei giudizi non arresta il decorso del termine di legge di quarantotto ore di efficacia dei trattenimenti disposti dalla Questura”.

”Un’altra sentenza politica non contro il governo, ma contro gli italiani e la loro sicurezza. Governo e Parlamento hanno il diritto di reagire per proteggere i cittadini, e lo faranno. Sempre che qualche altro magistrato, nel frattempo, non mi condanni a sei anni di galera per aver difeso i confini…”, commenta il vicepremier e ministro Matteo Salvini.