PESCARA – È trascorso un anno dalla campagna elettorale delle elezionin regionali 2014, e tra le promesse non ancora diventate realtà, c’è quella del Movimento 5 stelle di utilizzare il fondo proveniente dal dimezzamento delle indennità dei loro consiglieri regionali per aiutare, con un fondo per il microcredito, le piccole imprese a ottenere prestito delle banche a tasso agevolato.

Le auto riduzioni sono avvenute, da 11.100 euro a 5.000 lordi, il M5s ha anche presentato una legge per imporre a tutti i consiglieri un taglio di pari entità, il tesoretto finora raccolto di 190 mila euro e depositato in un conto della filiale aquilana di Carichieti.

Eppure, ammettono gli stessi grillini, è ancora tutto fermo perché ci sono problemi di natura burocratica che impediscono di procedere con i bandi.

Anche perché non si è ancora deciso a chi, come e a quali condizioni erogare il microcredito, e se il regolamento per gestire il fondo abruzzese sarà identico a quello per il fondo nazionale da 10 milioni di euro, raccolto con i tagli che i deputati grillini si sono imposti, confluito nel fondo microcredito del ministero dello Sviluppo economico, che ammonta complessivamente a 40 milioni di euro.

Non tutti sono poi convinti, all’interno del Cinque stelle, che si tratti di una misura davvero efficace, perché con i 250 mila euro che si potranno al massimo raccogliere in un anno, si potranno aiutare solo una manciata di aziende tra le migliaia che in Abruzzo non possono offrire garanzie per i prestiti bancari.

E a pensare che la tanto sbandierata iniziativa si trasformi in una goccia nel mare non è solo Leandro Bracco, ora consigliere regionale del gruppo misto, espulso dai pentastellati per aver accettato all’incarico che gli ha conferito il presidente della Regione, Luciano d’Alfonso, di delegato delle forze di opposizione alla Cultura, alla creatività e all’estetica.

Meglio sarebbe, dunque, come ha annunciato di voler fare Bracco con la metà della sua indennità, aiutare direttamente le famiglie alla fame, le mense dei poveri e i banchi alimentari. Non le banche a concedere prestiti.

Il capogruppo M5s all’Emiciclo, Riccardo Mercante, assicura comunque ad AbruzzoWeb che, entro un paio di mesi, saranno superati gli ostacoli burocratici: il principale è che manca la modulistica per fare i bandi, che deve essere fornita dal ministero dell’Economia.

“L’intoppo principale – spiega – è che siamo in attesa che venga messo a punto la modulistica per i bandi, che va fatta dai tecnici del ministero e che sarà valida sia per gestire il fondo nazionale, che quelli regionali”.

Mercante è tra quelli che non mostrano dubbi sulla bontà dello strumento del microcredito. “Certo, il nostro fondo non è milionario – ammette – ma si può innescare un meccanismo virtuoso della ‘rotazione’, ovvero man mano che i prestiti verranno restituiti dai primi beneficiari, si potranno aiutare tante altre aziende”.

Mercante conferma però che “ci stiamo confrontando in questi giorni per mettere a punto nei dettagli i criteri di erogazione, pensati ad hoc per la realtà economica abruzzese, che non è detto che saranno identici a quelli con cui saranno erogati i fondi raccolti dai nostri parlamentari”.

Come viene spiegato nella nota tecnica scaricabile dal sito www.microcredito5stelle.it e sul sito del ministero, si stabilisce che si potrà ottenere, senza garanzie, un importo massimo pari a 25 mila euro, più ulteriori 10 mila se ricorrono determinate circostanze, da restituire entro 7 anni, con rate aventi cadenza trimestrali, a un tasso di interesse non superiore all’8,47 per cento.

Il prestito è destinato “all’avvio o sviluppo di un’attività di lavoro autonomo o di microimpresa, organizzata in forma individuale, di associazione, di società di persone, di società a responsabilità limitata semplificata o di società cooperativa”.

E anche a “lavoratori autonomi e imprese individuali titolari di partita Iva da meno di cinque anni e con massimo 5 dipendenti, e ancora rivolto a società di persone, società a responsabilità limitata semplificata o società cooperative titolari di partita Iva da meno di cinque anni e con massimo 10 dipendenti”.

La concessione di finanziamenti è finalizzata “all’acquisto di beni, ivi incluse le materie prime necessarie alla produzione di beni o servizi e le merci destinate alla rivendita”, ma anche per “servizi strumentali all’attività svolta, compreso il pagamento dei canoni delle operazioni di leasing e il pagamento delle spese connesse alla sottoscrizione di polizze assicurative”. Infine alla “retribuzione di nuovi dipendenti o soci lavoratori” e al “pagamento di corsi di formazione”.

Seppure con qualche aggiustamento, sarà questo lo schema si cui sarà redatto il meccanismo di erogazione del fondo abruzzese.

E a tal proposito Bracco sostiene che “un conto è avere a disposizione 40 milioni di euro l’anno, un conto appena 250 mila l’anno con cui puoi aiutare una quindicina di imprese, praticamente un nulla rispetto al drammatica crisi che attraversa l’economia abruzzese”.

“Con 25 mila euro, mi hanno spiegato imprenditori con cui mi sono confrontato ci vai avanti qualche mese, danno solo un po’ di ossigeno, senza risolvere i problema”, insiste.

Tenuto contro che “questi soldi non sono certo regalati, visto che i tassi possono arrivare all’8,7 per cento”, Bracco conclude che “è meglio usare questi soldi a fondo perduto per chi non ha più nemmeno i soldi per mangiare”.