L’AQUILA – “Abbiamo inziato lo sciopero della fame lo scorso 14 novembre e proseguiremo fino al 15 dicembre, fino alla fine della legislazione. A rotazione, ogni giorno, una settantina di persone si priva del cibo. Una scelta difficile e sofferta, considerando che questa gente è anche terremotata e sfollata”.
Pio Rapagnà, ex parlamentare e presidente dell’associazione Mia Casa, sta presidiando in queste ore con una delegazione di 25 inquilini delle case Ater, la sede del Consiglio regionale, in occasione della seduta di stamane, per chiedere una legge ad hoc che dia un indirizzo definitivo per la riparazione e il consolidamento della edilizia residenziale pubblica.
“Siamo qui per far sì che il Consiglio prenda l’impegno di approvare una legge della ricostruzione prima del 15 dicembre, giorno della scadenza della legislatura. Non sappiamo se ci faranno entrare, ma non ce ne andremo prima di avere avuto risposte. Vogliamo un incontro con il presidente della commissione speciale per la ricostruzione Emilio Iampieri – afferma – Dopo il 15 dicembre potrebbe essere tardi. Arriverà l’inverno e il freddo e la ricostruzione delle case partirà solo a primavera”.
Rapagnà sollecita una rapida risoluzione della questione, anche alla luce delle scosse sismiche degli ultimi giorni che, dice, “non fanno altro che danneggiare ulteriormente gli immobili delle case Ater, vuoti da 4 anni e mezzo”.
“La Regione deve intervenire con la massima urgenza per rendere adeguati alle norme antisismiche gli oltre 6 mila alloggi dell’Edilizia residenziale pubblica, costruiti in zone a rischio e realizzati all’Aquila e nei comuni del cratere, nella Marsica, ad Avezzano, nella Valle Peligna, a Sulmona, nelle Zone 1 e 2 delle Province di Chieti, Pescara e Teramo”, prosegue.
Nel frattempo, la delegazione ha incontrato l’assessore ai Lavori pubblici Angelo Di Paolo che ha preso l’impegno di convocare al più presto un incontro con il provveditorato alle Opere pubbliche.
“La competenza della ricostruzione è della Regione e del Comune, che ha scelto come soggetto attuatore il provveditorato – dice Rapagnà – Il problema è che i due soggetti continuano nel rimpallo di responsabilità, allungando ancora i tempi”.





