L’AQUILA – “La legge anti-metanodotto fu un emendamento approvato per compiacere una serie di pressioni ricevute. Era palesemente incostituzionale e lo sapevano tutti, anche quelli che l’hanno presentata”.
Lo afferma il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, commentando ad AbruzzoWeb la bocciatura da parte della Corte Costituzionale dell’articolo 3 della legge regionale numero 28 del 19 giugno 2012, dopo l’impugnazione da parte del governo.
La decisione della Consulta ha riaperto il caso del metanodotto di 167,7 chilometri con centrale di compressione a Sulmona (L’Aquila) che la società Snam Rete Gas ha intenzione di realizzare con un passaggio in zona sismica nonostante 3 anni di proteste della popolazione e degli enti locali.
“I consiglieri – insiste Chiodi – sapevamo benissimo che i rischi di costituzionalità sarebbero stati altissimi, mentre personalmente sulla base delle mie conoscenze non c’era nessun dubbio che sarebbe accaduto questo. Nonostante ciò si ritenne opportuno fare quell’emendamento, fu un tentativo che il Consiglio volle esperire. Ora c’è sicuramente rammarico”.
Il governatore è prudente sul futuro. “Non so che cosa accadrà ora, devo rivedere la situazione – spiega – Su questo argomento la potestà legislativa non è regionale. Sugli idrocarburi, invece, la costituzionalità del provvedimento, dopo due impugnazioni, è arrivata solo perché abbiamo fatto un lavoro di fino incredibile e concordato con il governo, altrimenti non ci saremmo riusciti”.
“Quando le cose si vogliono fare seriamente si riescono a fare, quando si fanno solo per mettersi in mostra invece si combinano questi ‘patatrac’ che durano anche poco”, conclude Chiodi. Alberto Orsini






