L’AQUILA – Controlli rafforzati in carcere per Matteo Messina Denaro  dopo il ritrovamento di un pizzino che l’ex capo di Cosa Nostra aveva indirizzato alla sorella Rosetta nel quale manifestava intenzioni suicide per non morire di cancro.

Lo rende noto Il Centro, riportando  una anticipazione di Repubblica,  e precisando che la sorveglianza è continua e che il boss ora  deve restituire fornellino e rasoio dopo l’uso.
La vigilanza  è  affidata al Gruppo operativo mobile (Gom), il reparto specializzato della polizia penitenziaria cui la legge demanda la custodia dei detenuti sottoposti al regime speciale del 41 bis.

Cosa c’è nel biglietto sequestrato dai carabinieri? «Non morirò di tumore. Appena non ce la faccio più mi ucciderò a casa». Il testo risale al 10 maggio 2022 ed è stato scritto da Matteo Messina Denaro per la sorella Rosetta, arrestata lo scorso 3 marzo a Castelvetrano, in Sicilia.  Il documento in cui Messina Denaro rivela i suoi piani è uno dei quasi mille pizzini ritrovati dai carabinieri del Ros tra l’appartamento di Campobello di Mazara e il casolare di campagna dove Rosetta andava di tanto in tanto. «Ho capito, anche se già lo sapevo, che ho una forza di volontà stupefacente, invidiabile. Non cammino col fisico, cammino con la forza di volontà. Io mi fermerò appena morirò, non prima», ha scritto il boss di Cosa Nostra nello stesso pizzino del 10 maggio scorso.

Ed è proprio per queste dichiarazioni che Messina Denaro viene sorvegliato giorno e notte all’interno del carcere dell’Aquila. Proprio per evitare che, approfittando dell’assenza di guardie, possa provare a togliersi la vita. Dai pizzini ritrovati a casa della sorella Rosetta, secondo Repubblica, sembra che il superboss  stesse pianificando un’uscita di scena plateale, al pari di quella del padre Francesco, stroncato, forse da un infarto, il primo dicembre 1998. Quel giorno, la polizia lo trovò disteso a terra, nelle campagne di Mazara del Vallo, con le mani giunte e un abito elegante, con tanto di cravatta.

«Con la morte ho un rapporto particolare», scriveva anni fa Messina Denaro all’ex sindaco di Castelvetrano  noto per aver intrattenuto una corrispondenza coperta dai servizi segreti proprio con il boss latitante. «Da ragazzo la sfidavo con leggerezza, da incosciente, da uomo maturo la prendo a calci in testa perché non la temo», aggiungeva Messina Denaro.