AVEZZANO – È affetta da una forma rara ma non contagiosa di meningite la donna della Marsica, di 51 anni, ricoverata da ieri nel reparto malattie infettive dell’ospedale di Avezzano.

Il tipo di meningite da cui è stata colpita la paziente, spiegano i medici dell’ospedale, è la Listeria monocytogenes.

Non c’è dunque rischio di trasmissione della malattia ad altre persone venute a contatto con la donna, le cui condizioni sono molto gravi: è in prognosi riservata e viene trattata con terapia antibiotica.

Ieri, attorno alle 13, all’arrivo in ospedale, la paziente è stata immediatamente assistita secondo i protocolli dall’équipe di malattie infettive, diretta dal dr. Maurizio Paoloni e poi ricoverata nel reparto dove si trova attualmente.

Sempre ieri, a scopo precauzionale, in attesa dei risultati delle analisi di laboratorio che sono state comunicate stamane e che erano necessarie per conoscere la forma della patologia, le persone venute a contatto con la donna sono state sottoposte a profilassi.

Continua a registrare un modesto ma costante progresso, intanto, il paziente di 84 anni, colpito da una forma non contagiosa di meningite (pneumococcica), ricoverato nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Sulmona dal 28 dicembre scorso.

L’uomo, le cui condizioni sono sempre gravi a causa dell’infezione, non è più intubato, respira in modo autonomo ed è cosciente.

La prognosi, tuttavia, resta riservata e i medici si mantengono assai cauti sull’evoluzione delle condizioni di salute. Nel reparto di anestesia e rianimazione l’uomo continua ad essere assistito con procedure e terapie necessarie.

PAOLUCCI: ”NON C’E’ AUMENTO, SOLO PSICOSI, COMUNQUE ANTICIPIAMO I VACCINI”

“Allo stato attuale, secondo i rilevamenti dell’Istituto superiore di sanità, non vi è, a eccezione della Toscana, alcun aumento di casi di meningite in Abruzzo: appena 4 nel 2015 e 3 nel 2016. Tuttavia, per dare risposte ai cittadini in un momento in cui, tra l’altro, si è fatta largo una preoccupazione sociale, la Regione sta valutando l’ipotesi di anticipare gli effetti del nuovo piano nazionale di vaccinazione”.

Così l’assessore regionale alla Sanità Silvio Paolucci, sulla situazione legata ai casi di meningite in Abruzzo.

Paolucci lancia messaggi tesi ad attenuare “la psicosi sociale, i casi sono stati totalmente ignorati dai media negli ultimi due anni. Fermo restando l’invito alla vaccinazione dopo aver consultato il medico e i centri di vaccinazione”.

In particolare, in queste ore il servizio della Prevenzione e tutela sanitaria del dipartimento per la Salute e il Welfare sta riflettendo sulla predisposizione di un provvedimento che consenta a tutti cittadini rientranti in alcune categorie di ricevere a carico del sistema sanitario nazionale il vaccino contro il meningococco più adatto alla propria fascia di età e di rischio.

È in corso il reperimento dei vari tipi di vaccino.

L’APPROFONDIMENTO DI ABRUZZOWEB

IMPORTANTE VACCINARSI MA CASI NELLA MEDIA

I casi di meningite in Abruzzo sono nella media, no agli allarmismi ma massima attenzione e sì alla vaccinazione, soprattutto per i giovani.

Lo ha detto il direttore dell’Unità operativa complessa di Malattie infettive dell’ospedale dell’Aquila, Alessandro Grimaldi, che dopo il primo caso registrato anche in Abruzzo, a Sulmona, ad AbruzzoWeb ha spiegato come la tempestività della diagnosi sia essenziale per scongiurare conseguenze che, nel giro di 48-62 ore, possono persino essere fatali.

“Bisogna distinguere – dice – il vaccino ci difende dalla meningite meningococcica, ma la malattia di cui parliamo può essere dovuta anche da altri batteri, quella che ha colpito l’84enne a Sulmona, per esempio, è quella pneumococcica, che è relativamente più frequente”.

“Il vaccino non funziona nel 100 per cento dei casi, ma nella quasi totalità di essi – aggiunge – stimola le difese immunitarie a riconoscere e aggredire l’agente immunitario”.

Grimaldi nel suo reparto ha curato una quindicina di pazienti nel 2016 e parla di fenomeno ordinario: l’anomalia, dice, è “che ci siano stati parecchi casi meningococcica e che questi casi si siano registrati prevalentemente nella regione Toscana”.

Di meningite, spiega il direttore di Malattie infettive, si registrano mediamente tre casi ogni 100 mila abitanti.

E al San Salvatore, per l’effetto psicosi, c’è stato, negli ultimi giorni, un notevole incremento di richieste di vaccino, che hanno comportato lunghe file.

La malattia è particolarmente temibile perché “ha un’evoluzione rapida e aggressiva – spiega Grimaldi – quindi se non la si riconosce subito può portare alla morte”.

“È importante riconoscere i sintomi caratteristici da cui non si può prescindere, che sono febbre, leggero stato di alterazione mentale e rigidità nucale, non si riesce, cioè, a piegare il collo, che rimane rigido. Quest’ultimo è un segno molto importante”, spiega.

In questo periodo, in cui i sintomi influenzali sono più frequenti, è quindi consigliabile maggiore attenzione nei casi di encefaliti, “che hanno un quadro per certi aspetti simili”.

Rivolgersi al proprio medico è sicuramente il primo passo da fare. “La meningite si diagnostica con la rachicentesi, il prelievo e l’analisi del liquido del sistema nervoso – continua l’esperto – e in genere si fa una risonanza magnetica che mette in evidenza le meningi infiammate”.

“È chiaro che la diagnosi prima ancora è clinica – puntualizza però Grimaldi – quindi si viene sottoposti agli esami del caso se si hanno i sintomi, il nostro protocollo interno prevede una prima somministrazione di antibiotico per mettere al sicuro il paziente nell’attesa di accertamenti, per salvare la vita è importante intervenire tempestivamente”.

Secondo Grimaldi, poi, “Regione e Asl dovrebbero pensare a una campagna di vaccinazione”. Anche perché, anche se si interviene tempestivamente in caso di contaminazione della malattia, le complicanze cui si va incontro possono essere nefaste, come la perdita della memoria o della parola, che possono essere anche reversibili, ma solo dopo lunghi periodi di riabilitazione.

“Sarebbe opportuno rendere il vaccino gratuito almeno per i ragazzi in età adolescenziale, quando mio figlio è nato – racconta – oltre a quelli di routine gli ho fatto fare anche il vaccino contro la meningite, e nell’agosto scorso, quando ha compiuto 15 anni, gliel’ho fatto ripetere. Lo consiglio vivamente, soprattutto a coloro che frequentano luoghi affollati o che viaggiano, e sfido a trovare un ragazzo che non lo faccia”.

Bolla, infine, come mera propaganda la tesi per cui il diffondersi della meningite sia in qualche modo riconducibile al massiccio fenomeno migratorio: “Non mi pare che siano stati registrati casi tra i profughi, non è assolutamente collegabile”.

“La meningite è ubiquitaria – chiosa Grimaldi – c’è e c’è sempre stata, ogni tanto si verificano focolai in giro per il mondo e in questo momento c’è una concentrazione in alcune aree, lì però si è intervenuto proprio perché c’è stato un numero superiore di casi rispetto al normale”.

“In ogni caso tutto dipende dalla tempestività della diagnosi e dall’appropriatezza delle cure, in medicina è importante ma nelle malattie infettive ancor di più”, conclude. Marco Signori