L’AQUILA – Big abruzzesi e nazionali pronti al varco per partecipare al mega-appalto da 150 milioni di euro in project financing, per gestire e ridurre i consumi di luce e gas degli uffici, degli edifici municipali, degli alloggi del Progetto Case, dei lampioni e anche dei semafori dell’Aquila, per i prossimi 15 anni.

Da quanto si apprende, la partita  vedrà in campo, oltre al proponente con diritto di prelazione, il Consorzio stabile Cmf,  grandi player del settore, tra gli abruzzesi  la Guerrato e la Omnia Servitia,  e ancora la Dussmann Italy, Coopservice,  la Tem Services, la Rekeep, la Colser servizi.

Superato lo scoglio del ricorso al Tar di uno degli attuali gestori, la Getec Italia, che è stato respinto, il Comune dell’Aquila, bruciando le tappe, e con grande determinazione, sta portando a compimento l’iter a spron battuto: la maggioranza di centrodestra del sindaco Pierluigi Biondi,   ha approvato il 7 marzo in commissione Bilancio il progetto di fattibilità che aveva avuto l’ok dalla Giunta comunale, quello presentato  dalla rti Consorzio Stabile Cmf, Citelum Italia, Ve.Ba. Elettroimpianti e Spee,  la cui proposta è stata giudicata migliore, tra le nove arrivate, dal gruppo di valutazione del Comune.

La parola passerà ora al consiglio comunale, e già si annuncia battaglia, con l’opposizione di centrosinistra che nutre più di un dubbio sull’operazione.

A seguire si potrà fare il bando europeo, che potrebbe essere affidato all’Aric,  l’Agenzia regionale di informatica e committenza,  nel ruolo di stazione appaltante, vista la posta in gioco, e l’affidamento sarà nella modalità prevista dal “partenariato pubblico-privato”, ovvero in project financing: il Consorzio stabile Cmf,  che ha  presentato il progetto e quantificato la somma a carico del Comune, 8,2 milioni di euro all’anno, per 15 anni, e dunque circa 150 milioni di euro Iva inclusa, avrà il diritto di prelazione, ma le altre imprese potranno giocarsi la partita e vincerla ad armi pari, in base ad una offerta ancora migliore dal punto di vista tecnico ed economico.

L’appalto prevede di affidare la fornitura energetica per i prossimi 15 anni relativa a 25mila punti luce, a un centinaio di edifici comunali tra uffici, scuole, impianti sportivi, con impianti elettrici e termici, a 182 scale di appartamenti del progetto C.a.s.e., e a ancora gli impianti e semafori, con la previsione di lavori di efficientamento energetico, con investimenti a carico del privato di 16 milioni di euro.

Questo significherà accorpare i servizi ora parcellizzati, e affidati a più di un fornitore, attraverso  convenzioni della Consip,  la centrale acquisti della pubblica amministrazione italiana, società per azioni il cui unico azionista è il Ministero dell’economia e delle finanze.

Ad oggi l’impresa Citelum si occupa dell’illuminazione urbana, in proroga tecnica, la Getec si occupa del servizio integrato energia-calore, la A2a del servizio energia elettrica, con una nuova convenzione per 12 mesi. E ancora il servizio manutenzioni ascensori, con affidamento Consip con il sistema della dinamica acquisizione del Consip, è a cura della Marrocco elevatori che aderirà a nuova convenzione della mega gara. Infine saranno accorpati alcune piccoli servizi affidati dal Comune come manutenzioni estintori e di alcuni impianti elettrici.

Nel dettaglio, nel nuovo corso, è prevista la “la razionalizzazione e il contenimento della spesa corrente, il risparmio energetico, la semplificazione dell’amministrazione e della contabilità energia, gli investimenti sul patrimonio, un interlocutore unico per il pronto intervento e la manutenzione, il monitoraggio dei consumi e l’energy management, nuovi servizi smart ad alto tasso di innovazione, il potenziamento dei servizi esistenti, la trasparenza dei dati e la completa informatizzazione del servizio”.

Sul mega gara d’appalto  a rappresentare un ostacolo è stato però un  contenzioso legale  avviato dall’attuale gestore di gran parte delle forniture energetiche comunali, la Getec Italia,  che ha contestato la preselezione e diritto di prelazione, a favore del consorzio Cmf, in quanto lesivo della concorrenza.

I giudici del Tar  nella sentenza del 24 febbraio, hanno stabilito che è legittimo il diritto di prelazione assegnato a un consorzio di aziende, in quanto la modalità del “progetto di finanza” scelta dal Comune, che prevede  una “preselezione”, e “attribuisce alla stazione appaltante un’amplissima discrezionalità nel procedere con la scelta del promotore dell’iniziativa, dal momento che essa non è diretta all’individuazione della migliore fra una pluralità di offerte, bensì alla valutazione di un interesse pubblico che giustifichi l’accoglimento della proposta più idonea a perseguirlo”.

Nessun favoritismo, dunque, in quanto “i princìpi delle procedure concorrenziali  troveranno invece applicazione nella seconda delle due fasi, ossia nella scelta del contraente nell’ambito della procedura di evidenza pubblica”.

La Getec può comunque impugnare la sentenza del Tar, trascinando il Comune davanti al Consiglio di Stato.

Altro paio di maniche è il conflitto politico che già cresce intorno al mega appalto.

Il sindaco Pierluigi Biondi e l’assessore alle Opere pubbliche, Vito Colonna, lo hanno definito un progetto ambizioso,  “la cui riuscita porterà dei vantaggi tangibili per la città per via di una gestione migliore a fronte di costi più contenuti”, in quanto l’amministrazione, “dovrebbe poter contare su un risparmio di almeno due milioni e mezzo di euro all’anno rispetto alle spese di gestione sostenute.

Non la pensa così il Partito democratico, che con Stefano Palumbo ha osservato quanto segue:

“Il responso lapidario del gruppo di valutazione appositamente costituito, è stato il seguente: ‘dalle risultanze del lavoro svolto e sulla base dei criteri di massima stabiliti, risulta che la migliore proposta individuata è quella del RTI consorzio stabile Cmf, citelum italia srl, ve.ba elettroimpianti snc, spee srl’. Ebbene, nessuna ulteriore spiegazione si ritiene sia dovuta, prendere o lasciare. Anzi peggio, perché attraverso la delibera 708 del 2022 si chiede al consiglio comunale di condividere le responsabilità di una scelta fatta dai dirigenti (come è giusto che sia), approvando il progetto di fattibilità tecnico economica, competenza che l’organismo consiliare non ha”.
E ha aggiunto: “nessuna spiegazione sul fatto che una delle altre 8 proposte pervenute al Comune prevedeva 10 milioni di euro in più di investimenti e 10 milioni di euro in meno di canone che il Comune dovrebbe sostenere nel corso dei 15 anni previsti per l’affidamento”.