L’AQUILA – “L’ipotesi di taglio delle pensioni ai medici lascia davvero l’amaro in bocca. Solo due anni fa, nel pieno dell’emergenza pandemica, medici e infermieri, venivano giustamente considerati dei santi e degli eroi. Spero davvero che ci sia un ripensamento. Come spero davvero che si elimini il numero chiuso alle facoltà di medicina, che evidentemente è voluta da qualche lobby…”
Non ha problemi a schierarsi anche contro il “governo amico”, e contro le corporazioni del mondo medico e universitario, il direttore generale della Agenzia sanitaria regionale (Asr), Pierluigi Cosenza, medico aquilano, dirigente della Asl provinciale dell’Aquila, esponente della Lega. E lo fa in primis in merito all’articolo 33 della manovra finanziaria del governo di Giorgia Meloni, che prevede, per fare cassa e per finanziare altre misure, il taglio dell’assegno previdenziale compreso tra il 5% e il 25% all’anno alle pensioni di oltre 700mila dipendenti pubblici, compresi quelli del personale medico, con cui il Governo punta a risparmiare tra i 7 e gli 8 miliardi di euro.
La norma introduce un nuovo conteggio sulle aliquote di rendimento della pensione per i dipendenti pubblici tra il 1984 e 1994. A farne le spese sarebbero impiegati degli enti locali, personale sanitario, insegnanti e ufficiali giudiziari, che secondo le stime dei sindacati arriverebbero a perdere dagli assegni fino a 7mila euro.
Un articolo dichiarato “inemendabile”, ma che viene sconfessato anche nella maggioranza di centrodestra, con i medici sul piede di guerra, che hanno già indetto uno sciopero di 24 ore il 5 dicembre. Il ministro della Salute Orazio Schillaci, davanti alla imponente levata di scudi ha ha già annunciato che la misura sarà oggetto di una revisione. E si parla ora di un maxi-emendamento correttivo, la possibilità di penalizzare solo coloro che accedono alla pensione anticipata, senza colpire chi lascia il lavoro con la pensione di vecchiaia. Ma poi andranno comunque trovate le risorse economiche alternative per dare copertura alle spese previste in finanziaria.
“Io ritengo che ci sia anche un problema di costituzionalità per quanto riguarda i versamenti pregressi – sottolinea Cosenza -. Al di là di questo, se dovesse passare questa misura, e io voglio credere che così non sarà, avremo come effetto l’aggravamento di una situazione già drammatica a causa della mancanza di personale nel sistema sanitario. Molti colleghi andranno subito in pensione. Medici che hanno un’anzianità, un’esperienza, una competenza che sarà difficile rimpiazzare”.
A questo punto Cosenza torna su uno dei suoi cavalli di battaglia e ribadisce la necessità assoluta di abolire il numero chiuso alle facoltà di medicina condividendo con Vincenzo De Luca governatore della Regione Campania, gli strali contro i test di ingresso, e le “domande demenziali, come ‘chi ha inventato la Vienetta?’, ‘che cos’è la grattachecca?’ e ancora ‘quale di queste parole non ha nulla in comune con le altre? Sfoggiare, depennare, castità, provare, cromare?’.
“I test sono obsoleti – concorda Cosenza con più misura – e non ci dicono chi ha la capacità e chi non ce l’ha per poter affrontare un percorso di studi in medicina. La selezione al limite va fatta alla fine del primo o secondo anno, in base al rendimento dello studente, al ritmo degli studi, ai voti conseguiti, e in questo caso sarebbe ragionevole perché a noi ci servono medici capaci e preparati”.
“Una ovvietà”, non solo per Cosenza, ma allora la domanda sorge spontanea, “perché non si riesce a abolire la barriera di ingresso?”
“C’è una resistenza delle lobby – dice chiaro e tondo Cosenza – che fanno come ovvio i loro interessi Evidentemente qualcuno pensa che riducendo il numero dei medici, sia vantaggioso per chi già esercita la professione. Lobby e corporazioni a livello apicale, non certo in quello di base.
Io davvero non capisco perché il ministero dell’Università e ricerca, non abolisce questi benedetti test, è evidente ci sono ragioni che mi sfuggono”.
Spiega poi Cosenza, “dobbiamo affrontare in Abruzzo come in tutta Italia l’emergenza rappresentata dalle liste di attesa che sono aumentate a causa dell’emergenza pandemica, noi abbiamo già varato un piano di riassorbimento, che sta dando i suoi frutti. Ma al di là di piani e misure che tendono ad accelerare le prestazioni o aumentare posti letto, le liste d’attesa sono determinate in primis dalla mancanza di personale medico. E siamo nella situazione in cui concorsi pubblici indetti in Abruzzo vanno deserti, perchè forse i candidati preferiscono andare a lavorare in altre regioni del Nord. Ci sono specializzandi che sono già pre-contrattualizzati dalle cliniche private. Il problema non si può risolvere solo economicamente, pagando di più gli straordinari. Anch’io da medico avrei difficoltà ad accettare 1.000 aggiuntivi in busta paga e rinunciare alla mia vita privata, a stare con la mia famiglia. Per questa ragione occorre fare di tutto per aumentare il personale, ed evitare la fuga di chi è in servizio Non abbiamo toccato ancora il fondo, non vorrei che un giorno dovremo chiedere aiuto alla sanità militare…”






