L’AQUILA – “È stato molto difficoltoso rimuovere la maschera di cera di Celestino V: ho avuto paura che potessimo fare danni a secoli di storia”.
Marino Di Prospero, l’artista che ha creato il nuovo volto d’argento del Papa del Morrone, racconta così ad AbruzzoWeb l’emozione e il timore reverenziale provato nel tenere tra le sue mani il cranio del santo aquilano amato da una città intera.
“Ho provato una sensazione unica e un grande senso di responsabilità nello stare per creare qualcosa che rimarrà nel tempo. Un grande onore, davvero”, spiega.
Conferire un’espressione al viso “serena e rassicurante” partendo dalla “freddezza di una scannerizzazione robotica” usata per ricostruire i tratti somatici: è stato questo il passaggio più difficile, secondo l’artista che si dice soddisfatto della sua creazione, “identica a come l’avevo immaginata”.
Un lavoro delicato, oltre che di precisione, quello dell’artista aquilano, che racconta nei dettagli ogni passo del suo lavoro certosino: “Dopo aver rimosso la maschera di cera ci siamo accorti che mancava la mandibola e allora abbiamo dovuto ricrearla facendo in modo che fosse compatibile con il resto del cranio”, svela Di Prospero.
C’è stata una lunga preparazione prima della creazione della maschera?
Abbiamo avuto qualche problema per la rimozione di quella fatta di cera che, con il passare del tempo, si era saldata al cranio. Per questo è stato difficoltoso rimuoverla. Comunque, una volta ricostruita la mandibola mancante, ho creato un calco di gesso di tutto il teschio e con la tecnica degli spessori ho cominciato a modellarlo. Ho individuato la distanza tra gli occhi e inserito delle sfere nelle cavità oculari, prima di stabilire le attaccature di orecchie, naso, e bocca.
Secondo lei la maschera rispetta pienamente le fattezze del santo?
L’anatomia è di certo quella ed è perfetta: le distanze degli zigomi, il mento, la distanza degli occhi, ma la somiglianza è molto più difficile da realizzare. Ci sono piccolissimi segni, come per esempio le rughe, che sono complicati da ricreare non avendo foto o immagini realistiche sulle quali potersi basare. Per Celestino ho osservato i dipinti più recenti, quelli prossimi alla morte. Sono immagini idealizzate e piatte, con visi allungati, che risentono della cultura del periodo in cui sono state create, cioè il Medioevo. Erano, per giunta, una diversa dall’altra e questo complicava il tutto.
Quale parte del viso è quella che si avvicina più al reale?
Senza dubbio la parte superiore del cranio, quella che va dalla fronte fino agli zigomi, perché lì lo spessore delle parti molli del viso, quindi della pelle, è minimale.
Si è avvalso anche di tecnologie sofisticate e computerizzate…
Sì, ma sono state un supporto marginale per me. Un laboratorio di Roma ha fatto una scansione del teschio a livello virtuale, ma non c’è stato automatismo tra il loro lavoro e il mio. Ho semplicemente guardato le foto via pc e poi sono passato dalle forme virtuali direttamente a quelle materiali.
Quale è stata la difficoltà maggiore nella realizzazione della maschera?
La scansione fatta in laboratorio era quella di un viso di un cinquantenne. Ho dovuto invecchiarlo di 40 anni e renderlo morto, ma nel contempo dargli sembianze di santità e di serenità. Dovevo plasmare un volto che creasse emozione e che nel contempo fosse rassicurante. In questo la sensibilità e la maestria dell’artista fanno tutto. La ricostruzione di un pc, invece, è fredda e robotica.
C’è stata una parte del viso che ha richiesto attenzioni particolari?
Tutte, sicuramente, ma la bocca è stata la più difficile da realizzare perché la mandibola era posticcia e perché la ricostruzione virtuale dava un labbro superiore troppo sporgente rispetto a quello inferiore. Se gli occhi sono chiusi, l’espressività è tutta della bocca.
Ha realizzato altre opere come questa prima d’ora?
Ho fatto altre due maschere di beati, nello specifico, Beato Giaccardo e Beato Alderione, fondatori della famiglia Paolini di Roma, che si trovano nel santuario dei Paolini. In questo caso però il lavoro è stato più semplice perché agevolato da immagini fotografiche che invece per Celestino non ho avuto.
L’opera è proprio come la immaginava?
Sì. Ho cercato di renderla come volevo, col volto sereno e mi sembra di esserci riuscito. Ho visto crescere l’opera pian piano ed è proprio come l’avevo immaginata. Posseggo alcuni disegni che non ho ancora fatto vedere a nessuno che riguardano la fase preparatoria alla modellazione.



