L’AQUILA –  Una pomeriggio incandescente, ieri al consiglio regionale d’Abruzzo, durante l’approvazione della nuova rete ospedaliera, con il presidente della Regione, Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, che ha usato parole fortissime e decisamente sopra le righe, nei confronti dei consiglieri di opposizione, parificati ad “un asilo nido”, accusati di “maleducazione”, di atteggiamento che connota “bassezza politica, morale e culturale”. Arrivando ad evocare  faccendieri che facevano la spola da Roma in Abruzzo ai tempi dei project financing per i nuovi ospedali, rivelando di inchieste giudiziarie sulle nomine dei direttori del comparto sanitario nella precedente legislatura di Luciano D’Alfonso, ora deputato del Pd.

Un fiammifero lanciato in un pagliaio: altrettanto veementi sono state le reazioni da parte della minoranza, con Giorgio Fedele del Movimento 5 stelle, che ha definito Marsilio “il più grande maleducato” che si è seduto sullo scranno presidenziale. E soprattutto con Sandro Mariani, consigliere di Abruzzo in comune, che dopo aver risposto per le rime in aula al presidente, ha chiesto all’ufficio di presidenza del Consiglio regionale di trasmettere alla Procura della Repubblica i passaggi dell’intervento di Marsilio sulle nomine dei direttori della sanità.

A creare tensione del resto, oltre al clima già da campagna elettorale, la decisione della maggioranza di far scattare la tagliola per disinnescare gli oltre 600 emendamenti ostruzionistici delle opposizioni, e portare a casa per le vie brevi  la nuova rete ospedaliera. che già aveva avuto il via libera del Ministero, un atto di programmazione che prevede 4 ospedali (L’Aquila, Pescara, Chieti, Teramo) con funzioni hub per le reti tempo dipendenti (rete stroke, politrauma/trauma maggiore, rete emergenze cardiologiche estese), 4 ospedali di primo livello (Avezzano, Sulmona, Lanciano e Vasto), 6 ospedali di base (Ortona, Popoli, Penne, Atri, Giulianova e Sant’Omero) e 2 presidi di area disagiata, sedi di pronto soccorso (Castel di Sangro e Atessa).

Non ha certo creato un clima da simposio platonico, il fatto che i consiglieri di opposizione si sono presentati in aula con  volantini e cartelli con la scritta “Presidente Marsilio, mentre tu ti curi nella tua Roma, noi soffriamo nel nostro Abruzzo”.

Domenico Pettinari, vicepresidente del Consiglio, eletto con il Movimento 5 stelle si è presentato addirittura con un modellino di ghigliottina, messo in bella mostra sul banco della sua postazione.

Veniamo dunque alla cronaca.

Nella seduta pomeridiana, dopo gli interventi della mattinata, pro e contro la proposta di rete ospedaliera, ha preso finalmente la parola il presidente Marsilio che subito è partito all’attacco contro la “maleducazione di chi trasforma sempre quest’aula in un asilo infantile”,  e ha definito i cartelli esibiti dalla minoranza come espressione della loro “bassezza politica, morale e culturale”.

E a proposito del suo curarsi a Roma, dove Marsilio risiede, ha ricordato di aver appena preso “una medicina che mi è stata prescritta a Pescara, e ho fatto le biopsie nell’ospedale di Pescara, quando sono stato malato di covid ho avuto le cure dal dottor Parruti e i tamponi li ho fatti  dal dottor Fazzi. Poi certo, può capitare che mi rompo una gamba a Roma e mi faccio operare dove mi rompo la gamba, e dove per 50 anni ho dimorato”.

Marsilio ha dunque, difeso la decisione di ricorrere alla tagliola: “non posso certo pensare che i vostri 600 emendamenti sono tutti qualificanti, sono tutti indispensabili e che debbano essere tutti illustrati in aula. Se la tattica è l’ostruzionismo in qualunque assemblea legislativa del mondo, e soprattutto del mondo civile, la maggioranza risponde per le rime e usa gli strumenti che possiede”.

Bordate poi al Movimento 5 stelle, e anche al Pd, che con i loro governi non hanno cambiato il decreto 70 del ministro Beatrice Lorenzin, che fissa stringenti parametri per disegnare le nuove reti ospedaliere, più volte criticato dal centrodestra e non solo. Lo stesso ministro, ricorda Marsilio, che “a Vasto nel 2018  ci raccontò che doveva tornare dalle ferie dall’Australia il suo dirigente per firmare l’accordo di programma quadro sull’edilizia sanitaria. Evidentemente queste ferie sono durate a lungo, perché il dirigente non l’abbiamo più visto tornare. Ci abbiamo pensato noi a portare a casa i 388 milioni per l’edilizia sanitaria che marcivano da 25 anni nelle casse dello Stato”.

E poi l’affondo più controverso, quando Marsilio ha rievocato la lunga e tormentata stagione dei project financing, in particolare quello per la ricostruzione dell’ospedale di Chieti da 760 milioni  presentato dalle imprese ICM e Abp Nocivelli, ai tempi della maggioranza in Regione del presidente Luciano D’Alfonso e dell’assessore alla Sanità, Silvio Paolucci, entrambi del Pd, project che poi è stato affondato e cancellato dal centrodestra.

“Siete forse diventati o nostalgici dei project financing? Lo chiedo perché tra un po’ vi vedremo a fare i comizi sul palco insieme a D’Alfonso e Paolucci, che li volevano fare. Ci volete dire che quella era la strada giusta? Con i faccendieri che giravano dall’Abruzzo a Roma?”, ha tuonato il presidente.

“Vai in procura, se sai queste cose!”, si è dunque sentito urlare in aula.

E Marsilio sempre più infervorato ha rincarato la dose: “so quello che dico, e i project erano talmente insostenibili che non venivano firmati nemmeno dai direttori, che voi avete nominato e  qualcuno sta indagando, su come venivano nominati, in determinate Asl. Attendiamo gli esiti, cosi ne parleremo a ragion veduta, quando chi di dovere avrà terminato le sue indagini”.

E ha concluso sull’argomento: “bene abbiamo fatto ad annullarli, i project, in nome dell’interesse pubblico, e c’è voluto anche il coraggio chi ha saputo resistere alle intimidazioni, da parte di chi faceva scrivere, un giorno sì e l’altro pure, sui giornali o su certi siti, che qualcuno per l’annullamento del project financing avrebbe pagato davanti alla Corte dei Conti. Ma ovviamente non è accaduto, abbiamo resistito in giudizio anche di fronte al tentativo di farci pagare per il presunto danno, e abbiamo stravinto le cause”.

A quel punto Mariani ha replicato con altrettanta durezza.

“Ho ascoltato parole molto gravi – ha esordito il consigliere -, lei ha parlato di faccendieri che girano attorno ai project. Non so a cosa si riferisce, ma se lei ha degli elementi, dovrebbe andare in Procura. Il project è previsto dalla legge, era in quel momento una delle poche vie percorribili, non è una parolaccia, se è fatto bene, in maniera sana”.

Ma ancora più grave, per Mariani, “è quando lei dice che direttori sono stati scelti in base a compiacenze, e che ci saranno conseguenze giudiziarie. Quindi ora, o lei sta facendo rivelazione di segreto d’ufficio, avendo delle informazioni che noi non abbiamo, oppure è lei ad aver fatto delle denunce, altrimenti sono solo illazioni. E le ricordo che quando sono stati trovati 500 mila euro nella cassetta di sicurezza di Mauro Febbo, io ho subito detto che non avevo dubbi che fossero frutto di attività oneste, non ho detto nulla quando un candidato delle sue liste, purtroppo investito dal dolore, ha fatto un gesto estremo”, riferendosi  a Sabatino Trotta, che nell’aprile 2021 si impiccò in carcere poche ore dopo l’arresto nell’ambito di un’inchiesta su una gara da più di 11 milioni di euro indetta dalla Asl pescarese per l’affidamento della gestione di residenze psichiatriche extraospedaliere.

“E non ho detto nulla quando ho visto numerosi avvisi di garanzia indirizzati alla sua maggioranza perché sono garantista e non voglio trasformare l’aula del consiglio regionale in un’aula di tribunale”, ha proseguito Mariani aggiungendo: “lei mi contesta di aver messo un cartello. Non sono un autodidatta, ho imparato da voi, il 29 luglio 2021 la sua leader Giorgia Meloni ha occupato assieme ai parlamentari di Fratelli d’Italia la Camera dei deputati con i cartelli no Green pass!”.

Infine si è sfogato Mariani: “lei non può infangare il nome della mia famiglia, lei si è rivolto a me oltre che rivolgersi a D’Alfonso. La invito, se sa qualcosa, se ha qualche elemento, ad andare in procura. Io non conosco faccendieri, conosco qualche veterinario, qualche tartufaio, qualche imprenditore onesto del mio territorio, conosco qualche sindaco, mi scambio solo qualche vasetto di salsiccia con qualche amico. Quindi presidente, queste cose mi infastidiscono perché toccano la mia sensibilità e la mia moralità. La prima volta che mi sono candidato, al Comune,  i miei genitori mi hanno detto, ‘fa sì che non dobbiamo mai vergognarci di te, perché hai un cognome che con tanto sacrificio abbiamo difeso e onorato'”.

Come detto, poi Mariani ha chiesto all’ufficio di presidenza del Consiglio regionale di trasmettere alla Procura della Repubblica i passaggi dell’intervento di Marsilio sulle nomine dei direttori della sanità.

A prendere la parola è stato dunque il pentastellato Giorgio Fedele, che si è visto bocciare gli emendamenti a favore dell’ospedale di Tagliacozzo.

E Marsilio nell’ascoltare le tesi di Fedele sulla rete ospedaliera ha perso le staffe e ha cominciato a urlare nei suoi confronti, e Fedele a sua volta ha invitato il presidente del Consiglio, Lorenzo Sospiri, a richiamare all’ordine il presidente, per poi attaccare a testa bassa: “la invito ad avere più educazione, almeno istituzionale. La verità e che lei non conosce questo territorio e non l’ha imparato a conoscere nemmeno in questi cinque anni, le posso garantire che abruzzesi forti e gentili significa che sopportiamo, sopportiamo e ancora sopportiamo, ma poi ce lo abbiamo anche noi un punto di rottura. Lei ha arringato quest’aula per 40 minuti ripetendo più volte che ci serve educazione istituzionale, e invece anche questa volta il maleducato è lei, ed è lai il primo ad aizzare gli animi, ad offendere ed insultare. Lei è il più grande maleducato che si è seduto su quella sedia. È riuscita a battere anche a chi l’ha preceduta”.

E Marsilio ha dunque chiesto nuovamente la parola, e vibrato altre legnate, questa volta al pentastellato.

“Il permaloso consigliere Fedele pensa che dire le cose come stanno è un segno di maleducazione. Del resto anche noi ascoltiamo per ore le vostre concionerie, in cui siamo dipinti come il male del mondo, e quando uno risponde per le rime, ecco che esce fuori la permalosità”, ha argomentato.

Per poi concludere sull’ospedale di Tagliacozzo: “se avessimo rispettato i limiti del decreto Lorenzin, Tagliacozzo dentro questa rete ospedaliera non doveva essere nemmeno nominato, per colpa di quel decreto mai modificato negli anni, da voi e dai vostri compagni di viaggio. Ora grazie a noi non si taglia niente ed anzi aumentano i posti letto. Lei si presenta sempre qui con i pezzi di carta, per fare quello istruito, ma non ha capito, ed è peggio per lei, o vuole fare finta di non capire. Non si può dire nei comizi in piazza che si chiude un ospedale, è una cosa grave! Ma tanto sarà la sua credibilità a cadere sotto i piedi, quando i cittadini vedranno che così non sarà”.