CHIETI – “Alla fine a pagare sei anni di errori e di incapacità di politici e amministratori siamo oggi noi lavoratori, messi in mezzo alla strada con 20 mesi di stipendi non pagati”.

Nelle parole amare di Marcello Desiderio, ricercatore scientifico ora in cerca di lavoro, il triste epilogo della crisi infinita del Mario Negri sud, il centro ricerche biomediche di Santa Maria Imbaro (Chieti), che dopo trent’anni di attività, ha chiuso i battenti, seppellito da nove milioni di euro di debiti.

Nei giorni scorsi sono arrivate le lettere di licenziamento ai circa 100 dipendenti. Oggi è previsto un incontro con il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso.

A concordare con il lavoratore c’è anche il sottosegretario della presidenza della Giunta, Camillo D’Alessandro, che accusa anche lui la disastrosa gestione della classe politica e amministrativa regionale, ma quella rappresentata dalla Regione di Gianni Chiodi, e dall’ex presidente del Negri Sud Silvio Garattini e annuncia un incontro con il ministero dell’Istruzione e della Ricerca per salvare il salvabile.

Ultimo tentativo di tirare fuori dalle secche il Mario Negri Sud, consorzio costituito dalla casa madre del Mario Negri di Milano, dalla Regione Abruzzo e dalla Provincia di Chieti, diventato nel 2013 Fondazione, era stato fatto dalla prefettura di Chieti che, nel novembre 2014, aveva nominato commissario Luciano Fratocchi, docente dell’Università dell’Aquila. Quest’ultimo, però, ha gettato la spugna poco dopo, a marzo 2015, lasciano il campo ai commissari liquidatori e alle lettere di licenziamento.

E ora i dipendenti per voce di Desiderio ribadiscono che questa morte annunciata poteva essere evitata.

“Nel 2009 – spiega il ricercatore i debiti erano a quota 3 milioni di euro, i tre soci e in particolare il presidente del consorzio Garattini avrebbero dovuto fare una cosa sola: ricapitalizzare, colmare quel debito quando si era ancora in tempo, per rilanciare l’attività di ricerca che era comunque di eccellenza, e non perdere commesse manzi cercarne di nuove”.

E invece quel debito è stato fatto lievitare, come un panettone. E si arriva dunque al secondo fatale errore nella ricostruzione dei lavoratori, ovvero la trasformazione in Fondazione.

“La Fondazione è nata da una convinzione illusoria – prosegue Desiderio –  e cioè che sarebbe stata questa la strada migliore per accedere a diverse forme di finanziamento, per riconquistare quote di mercato e per consentire alla Provincia di Chieti, di cui era presidente Enrico Di Giuseppantonio, di donare al Negri Sud la sua sede, del valore di 20 milioni di euro, e consentire di accedere così ai crediti bancari, cosa che però si è rivelata impossibile perché solo dopo, ed è grave, si è scoperto che la Provincia può donare solo per determinate finalità, e tra esse non c’è l’attività di ricerca scientifica”.

In sottofondo promesse, annunci, proclami elettorali, da della classe politica di ogni grado e colore, che già a marzo i lavoratori ha menzionato in un sarcastico poster con le fogge di un annuncio funebre.

“La verità – conclude Desiderio – è che la classe politica non ha voluto né saputo salvare il Negri Sud. Ci può stare che un’azienda fallisca in un’economia di mercato, ma siamo avviliti, stanchi e delusi da una dirigenza non ha fatto quello che andava fato a tempo debito”.

D’ALESSANDRO: “UN FALLIMENTO DEL CENTRODESTRA”

Il sottosegretario D’Alessandro, che non vuole essere accomunato ai politici causa del disastro lancia a sue volte bordate, nei confronti della regione targata centrodestra.

“Il fallimento del Negri Sud – spiega ad AbruzzoWeb – si è consumato in pochi anni, per colpa di uno dei soci, la Regione Abruzzo, che ha fatto finta di stare dentro al Consorzio, dicendo però di partecipare senza oneri per il bilancio”.

“Altra sciagura – concorda D’Alessandro –  la trasformazione da consorzio a Fondazione del Negri Sud, che ha impedito di utilizzare strumenti tipici del diritto prefallimentare, utili per il risanamento, e complessivamente una gestione che chiudeva i bilanci con 6 milioni di perdite e 3 di ricavi, e nonostante questo continuava ad assumere personale”.

Ma per D’Alessandro non tutto è perduto. “Stiamo lavorando – annuncia – per far rinascere il Negri Sud, libero, questa volta, dagli errori e dai carichi del passato. Incontreremo il ministero, per vedere se si possono salvare le commesse, visto che ci  sono tra i dipendenti oggi licenziati, professionalità straordinarie, e il Negri Sud ha anche macchinari all’avanguardia”.