LANCIANO – Anche così finisce l’era della ricerca scientifica in Abruzzo: con apparecchiature messe all’asta e lavoratori messi alla porta, con due anni di stipendi non ancora pagati, e un immobile gigantesco che non si può vendere perché a destinazione vincolata alla ricerca.

È quello che è accaduto al Mario Negri Sud di Santa Maria Imbaro, a due passi da Lanciano (Chieti), che è stato uno dei più prestigiosi centri di ricerca scientifica del Paese e tra i primi dieci in Europa, attivo dal 1987 nei campi della ricerca oncologica, cardiovascolare, epidemiologica, farmacologica e ambientale.

Il Mario Negri Sud, nato nel 1980 come consorzio fra l’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano e la Provincia di Chieti, in seguito si è arricchito della partecipazione della Regione Abruzzo, ed è stato trasformato in Fondazione nel 2013.

Tuttavia, a seguito di serie e irrecuperabili difficoltà economiche, aggravate dalla situazione generale e dalla netta riduzione di fondi per la ricerca scientifica da parte dello Stato, la Fondazione è terminata nel marzo 2015.

Stesso destino che sta accadendo anche per i centri di ricerca regionali in agricoltura, il Cotir (Consorzio per la divulgazione e sperimentazione delle tecniche irrigue), il Crivea (Centro di ricerca innovazione e agricoltura) e il Crab (Consorzio di ricerche applicate alla biotecnologia), anch’essi in liquidazione. I lavoratori, non pagati anche da anni, con una manifestazione fuori da palazzo dell’Emiciclo in occasione del Consiglio regionale del 28 giugno scorso hanno strappato la promessa di una variazione di bilancio per pagare parte degli stipendi arretrati.

Gravato da un debito di molti milioni di euro, che si è negli anni avvitato su sè stesso a causa dei tagli dei trasferimenti pubblici, alla riduzione degli introiti di ricerca e all’aumentare delle spese, il Negri Sud è stato dichiarato estinto dalla prefettura di Chieti e posto in stato di liquidazione nel marzo 2015. I 75 dipendenti, e una cinquantina tra co.co.co. e borsisti si sono ritrovati senza lavoro o borsa di studio.

La Fondazione è ora retta da tre commissari, nominati dal Tribunale di Chieti, incaricati della liquidazione dell’ente. Per racimolare soldi e chiudere almeno una parte dei conti con i creditori, i commissari liquidatori hanno messo all’asta internazionale le attrezzature biomedicali, oltre 200 pezzi. L’esito è previsto fra qualche giorno.

Uno scenario che non può che suggerire pensieri malinconici ad Andreina Poggi, che al Mario Negri ha lavorato per oltre 40 anni, prima a Milano, e poi a Santa Maria Imbaro. Faceva parte del piccolo gruppo di ricercatori sbarcati in Abruzzo nel 1987.

“Oramai i giochi sono fatti – spiega Poggi – ma resto comunque dell’idea che il Negri Sud si poteva salvare. La sua chiusura è stata una sconfitta per tutti”.

I 75 dipendenti contrattualizzati potranno usufruire ancora per un anno della Nuova assicurazione sociale per l’impiego, la Naspi, che equivale ad un assegno che varia dai 600 ai 1.000 euro mensili. Precari a contratto e borsisti non hanno invece diritto a nessuna forma di ammortizzatore. I dipendenti come detto devono ancora ricevere fino a due anni di stipendio arretrati ed una quota del Tfr.

“Ci aspettiamo che quello che sarà incassato dalla vendita all’asta delle attrezzature – spiega Poggi – vada in via prioritaria a coprire i crediti vantati dai lavoratori, ma è probabile che altre esigenze, come il mantenimento della struttura, tuttora nelle mani dei Commissari, prendano il sopravvento”.

Più difficile sarà invece vendere o anche riutilizzare il grande stabile da 15 mila metri quadri di Santa Maria Imbaro, oggi tristemente vuoto, e il cui usufrutto è nelle mani dei commissari liquidatori ancora per molti anni.

“La struttura – spiega Poggi – è stata costruita, a partire dal 1980, con i fondi di una legge speciale per favorire la ricerca scientifica, finanziata con fondi della Cassa poi Agenzia per il Mezzogiorno e fondi comunitari. E nell’atto di trasferimento della proprietà, ancora vigente, è specificato il vincolo di destinazione d’uso, per la ricerca scientifica di utilità sociale. Inoltre l’Istituto è molto grande e richiede una costosa manutenzione. Prova ne sia che pochi enti sono disposti a rilevarlo, pur potendo acquisire l’usufrutto dello stabile”.

Una buona parte dei ricercatori del Negri sud hanno già trovato lavoro altrove, in molti si sono messi in proprio con delle start-up, a riprova del livello professionale del personale che la ricerca pubblica abruzzese aveva a disposizione. Molti ex dipendenti e borsisti sono ancora senza lavoro e vedrebbero con interesse la ripresa delle attività.

“C’erano importanti progetti europei di ambiente, epidemiologia clinica e ricerca di base da poter portare avanti e già finanziati – conferma Poggi – ma si è stati costretti a rinunciare a seguito della dichiarazione dello stato di liquidazione. Viene quindi spontaneo un invito perché la Regione riprenda in considerazione la possibilità di finanziare la ricerca scientifica del Negri Sud, con un nome diverso e salvando il suo bene più prezioso: i ricercatori, laureati e tecnici, dipendenti e borsisti, con tutte le loro competenze e la voglia di fare. L’Abruzzo è maturo per decidere che la ricerca va finanziata, ha i mezzi per farlo con i piani europei Por Fesr e Fondo sociale europeo, e con il Master Plan per il Sud, che proprio in queste settimane la Regione orgogliosamente pubblicizza sulla stampa. Bisogna solo organizzarsi. Non farebbe altro che sostenere quanto viene dichiarato a piè sospinto, sull’importanza dell’innovazione, per risollevare le sorti delle imprese abruzzese nella competizione global, e del progresso della conoscenza”.

Per quel che riguarda Cotir, Crab e Crivea, Andreina Poggi si augura che si definisca presto il loro destino.

“Non si possono far vivere le persone in un interminabile limbo, in un’agonia senza fine. La Regione deve decidere: se ritiene davvero che la ricerca in Abruzzo è utile, lo faccia senza attendere oltre, che sia ricerca agroalimentare o altro. Bisogna tenere presente che la ricerca scientifica ha una massa critica che si misura a livello di territorio regionale. Il Mario Negri Sud, con la sua splendida e ben organizzata struttura, le sue ricche attrezzature, se non verranno vendute tutte, potrebbe ancora essere un punto di riferimento per la ricerca abruzzese”.