PESCARA – “Voltare le spalle durante la commemorazione di Marcinelle è un gesto grave e vergognoso”.
Sono le parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo sulla polemica scoppiata oggi in Belgio durante le celebrazioni del 70esimo anniversario della tragedia del Bois du Cazier, una delle pagine più dolorose della storia dell’emigrazione italiana e abruzzese.
L’8 agosto 1956, nella miniera di carbone di Marcinelle, persero la vita 262 lavoratori di diverse nazionalità. Ben 136 erano italiani e, tra questi, 60 erano abruzzesi: 22 provenivano dalla sola Manoppello, in provincia di Pescara, diventata per questo uno dei luoghi simbolo della memoria della tragedia e “Città Martire”.
La polemica è esplosa durante la cerimonia commemorativa in Belgio, alla quale ha partecipato il presidente del Senato Ignazio La Russa. Secondo quanto denunciato da esponenti di Fratelli d’Italia e rilanciato dalla premier, alcune persone presenti alla commemorazione si sono voltate di spalle durante l’intervento della seconda carica dello Stato, mentre La Russa leggeva anche il messaggio inviato per l’anniversario dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
“Oggi, durante la cerimonia per i 262 lavoratori morti nella miniera – scrive Meloni – alcuni rappresentanti della CGIL hanno scelto di voltare le spalle mentre il Presidente del Senato Ignazio La Russa interveniva e leggeva il messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella”.
Per la presidente del Consiglio si è trattato di “una contestazione politica trasformata in un gesto di disprezzo verso le Istituzioni dello Stato, proprio nel momento in cui l’Italia rende omaggio a 262 vittime e al sacrificio di tanti nostri connazionali”.
“Ed è ancora più grave – prosegue Meloni – se a farlo sono rappresentanti di un’organizzazione che ha tra le proprie ragioni d’essere la rappresentanza e la tutela dei lavoratori”.
La premier conclude richiamando il valore simbolico della commemorazione: “Marcinelle non è il luogo per le divisioni politiche. È il luogo della memoria, del rispetto e della dignità del lavoro. Chi oggi ha scelto di voltare le spalle ha mancato di rispetto a tutto questo”.
Sulla ricostruzione dell’episodio si è però aperto uno scontro.
Il segretario generale della Cgil Maurizio Landini ha respinto l’accusa rivolta al sindacato, sostenendo che non fossero stati rappresentanti della Cgil a compiere il gesto.
A rivendicare la protesta è stato invece il sindacato belga FGTB, che l’ha definita una protesta antifascista.
La contestazione è arrivata proprio in una giornata dal significato particolarmente forte per l’Abruzzo.
Dei 136 italiani che morirono nel rogo della miniera, 60 erano abruzzesi. Ventidue erano originari di Manoppello, comunità che ancora oggi conserva un legame profondissimo con Marcinelle e che ogni 8 agosto ricorda i suoi minatori e tutte le vittime abruzzesi.
La tragedia avvenne la mattina dell’8 agosto 1956 nel pozzo del Bois du Cazier, nei pressi di Charleroi. Un incendio si propagò nella miniera, riempiendo le gallerie di fumo e gas tossici.Delle 275 persone presenti, 262 persero la vita. Tra loro c’erano lavoratori provenienti da numerosi Paesi, ma il tributo più pesante tra gli emigrati stranieri fu quello italiano.
Una storia che per l’Abruzzo significa soprattutto emigrazione, povertà, lavoro e sacrificio: uomini partiti nel dopoguerra alla ricerca di un futuro migliore e finiti a lavorare nelle miniere belghe.
Una ferita che, a settant’anni di distanza, resta parte integrante della memoria collettiva regionale.
Nel messaggio diffuso in occasione del 70esimo anniversario, Mattarella ha ricordato Marcinelle nell’ambito della 25esima Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo, ricorrenza dedicata ai connazionali che hanno perso la vita lavorando all’estero.





