L’AQUILA – Si chiamava Martin Richard il bimbo di 8 anni morto a Boston nell’esplosione di due bombe durante la maratona che si stava svolgendo ieri.

Martin stava aspettando il papà nelle vicinanze del traguardo con mamma e sorella, entrambe ferite insieme a centinaia di persone.

Il padre, un maratoneta, era corso al traguardo per abbracciare il padre, William Richard, che si stava approssimando alla linea d’arrivo.

Poi lo scoppio, le grida e il sangue.

Secondo la stampa americana la sorellina di Martin avrebbe perso una gamba. Illesa un’altra sorellina, anche lei al traguardo ad attendere il papà.

Drammatica la testimonianza di alcuni vigili del fuoco, riportata da Socialgrind.com: “Il bambino è corso ad abbracciare il padre al traguardo. Poi il papà ha continuato a camminare e il piccolo è tornato sul marciapiedi, con la famiglia. In quel momento è esplosa la bomba che ha ucciso il ragazzino e dilaniato la gamba alla sorellina”.

Un primo bilancio parla di 141 feriti in totale. Tra questi molti (almeno 17) sono gravissimi, e almeno 10 avrebbero subito amputazioni. La gara podistica più antica al mondo dopo quella di Atene è terminata così, nel panico generale, tra sirene impazzite e atleti che si aggiravano per l’area del traguardo gravemente feriti, alcuni mutilati, altri stesi al suolo, esanimi.