L’AQUILA – Potranno rimanere dentro i Map (moduli abitativi provvisori) sequestrati fino al 15 aprile, in attesa di un’altra idonea sistemazione.

Così è stato disposto dal giudice nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti post sisma che ieri hanno portato all’arresto di un tecnico pugliese in servizio presso il dipartimento della Protezione civile, il maresciallo del Genio militare Rocco Ragone, finito ai domiciliari per i reati di corruzione, peculato, estorsione, falso e truffa ai danni dello Stato nell’ambito della prima emergenza post-sisma del 2009.

I Map in questione sono quelli di Cansatessa-San Vittorino, Arischia (dal n°1 al n°5) e Tempera 2 (dal n°2 e n°4), ai quali sono stati posti i sigilli per ora solo ‘virtuali’, in quanto le famiglie che li occupano possono rimanere dentro.

Tra le tante accuse, a Ragone  viene contestato di aver favorito una ditta e chiuso un occhio sulle irregolarità in un appalto che ha portato alla realizzazione di casette post-sisma, i Map di pessima qualità. Inoltre, ha utilizzato auto pubbliche legate al suo ruolo per viaggi personali. In un caso si è anche finto militare delle Fiamme Gialle per minacciare un’agenzia funebre e farsi scontare un funerale.

Custode dei beni sequestrati è nominata Patrizia Del Principe, responsabile del servizio Assistenza alla popolazione del Comune dell’Aquila, che ha il compito di “trovare una sistemazione alle persone residenti in quei Map che appaiono pericolosi (autorizzate a permanere temporaneamente all’interno delle strutture in attesa di un’idonea sistemazione e ripristinare la sicurezza)”.

In molti casi, le ‘casette’ presentano, come si legge nell’ordinanza, “difformità rispetto alle prescrizioni tecniche della stazione appaltante”, che hanno creato agli inquilini “disagi dovuti a continui malfunzionamenti”.

Sono 10 in totale gli indagati nell’ambito dell’operazione della procura della Repubblica dell’Aquila. A firmare il provvedimento richiesto dal pubblico ministero Antonietta Picardi è stato il giudice per le indagini preliminari del tribunale dell’Aquila Giuseppe Romano Gargarella, al termine delle indagini curate dalla Guardia di finanza del capoluogo.

La vicenda si riferisce ad appalti della prima emergenza di quattro anni fa, quando il dipartimento della presidenza del Consiglio gestiva con poteri assoluti, ma gli illeciti sono proseguiti fino al 2011.

Lo stesso giudice ha disposto il sequestro preventivo dei beni nella disponibilità dell’indagato, risultati di valore sproporzionato rispetto alle fonti di reddito dichiarato.

Nell’inchiesta sono coinvolte altre 6 persone, in particolari imprenditori ritenuti compiacenti nei confronti del principale indagato da parte degli inquirenti.

Nei confronti di un primo imprenditore, al quale è stato contestato il reato di corruzione e di frode nelle pubbliche forniture, è stato disposto l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria. Per gli altri cinque indagati, tutti imprenditori della provincia dell’Aquila, Teramo e Potenza, accusati di frode nelle pubbliche forniture, il gip ha decretato l’avvio dell’iter per la sospensione dell’esercizio dell’attività imprenditoriale.

La Protezione civile ieri sera ha preso le distanze dalla vicenda. In una nota ha scritto: “Il Dipartimento della Protezione civile, senza entrare nel merito della vicenda che coinvolge Rocco Ragone e sulla quale sta lavorando la magistratura, precisa che Ragone non è in servizio presso il Dipartimento”.

“Egli, dipendente del Genio Militare, ha fatto parte della task force dell’Esercito cui era stata affidata la realizzazione di alcuni moduli abitativi provvisori – prosegue il dipartimento – in seguito, dal 21 novembre 2011 al 15 settembre 2012, ha prestato la propria attività in comando presso la struttura di missione istituita per gestire le procedure amministrative connesse alle occupazioni d’urgenza e le espropriazioni”.

GLI INTERROGATORI

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18.05
– AVVOCATO RAGONE, ”FACOLTA’ NON RISPONDERE SCELTA OBBLIGATA”

“Avvalersi della facoltà di non rispondere era una scelta obbligata”.

Lo ha detto Amedeo Ciuffetelli, legale del maresciallo del Genio civile Rocco Ragone, principale indagato dell’inchiesta ‘mappopoli’ sulle casette di qualità scadente, al termine dell’interrogatorio di garanzia del suo assistito condotto questo pomeriggio dal giudice per le indagini preliminari Giuseppe Romano Gargarella e dal pubblico ministero Antonietta Picardi

Ragone è da ieri agli arresti domiciliari per i reati di corruzione, peculato, estorsione, falso e truffa ai danni dello Stato nell’ambito dell’emergenza post sisma. 

Non è stata ancora presentata una memoria difensiva da parte dell’avvocato Ciuffetelli, che sul tema ha spiegato: “Di fronte a una miriade di contestazioni, molte anche di natura squisitamente tecnica, per fatti avvenuti anche nel corso di due o tre anni, anche la memoria ha bisogno dei tempi tecnici”. 

“Non è stata ancora adottata una linea difensiva perché l’arresto è di ieri – ha proseguito poi – Considerato poi che il mio assistito è venuto da Bari, non c’è stato neanche il modo di potersi confrontare su questo, però abbiamo trovato una certa serenità nel recepire a brevissimo tutte le prospettazioni difensive. A brevissimo produrremo della documentazione a difesa e richiederemo di poter avere un interrogatorio”.

In ogni caso, il legale ha chiesto la revoca degli arresti domiciliari. “Abbiamo chiesto di degradare la misura degli arresti domiciliari – ha concluso – Il pm si è riservato di dare il consenso nei prossimi giorni, speriamo di poter avere questo parere favorevole, anche sulla scorta di documentazione che potremo magari in un paio di giorni mettere insieme per vedere attenuato il quadro accusatorio”. Marianna Galeota

<span style=’17.55<span style=’ – DIECI MINUTI DI INTERROGATORIO

<span style=’Ragone e l’avvocato Ciuffetelli sono usciti dopo appena dieci minuti. L’avvocato ha spiegato che l’assistito si è avvalso della facoltà di non rispondere e ha chiesto la revoca della misura cautelare degli arresti domiciliari.

<span style=’17.45 – RAGONE ENTRA DOPO UN’ORA E TRE QUARTI DI ATTESA

È cominciato solo dopo un’attesa di oltre 1 ora e 45 minuti l’interrogatorio di garanzia di Rocco Ragone, il principale indagato dell’inchiesta della procura della Repubblica dell’Aquila sui moduli abitativi provvisori (Map) di qualità scadente realizzati dopo il sisma di quattro anni fa.

Il maresciallo del Genio militare è finito ai domiciliari per i reati di corruzione, peculato, estorsione, falso e truffa ai danni dello Stato nell’ambito della prima emergenza post-sisma del 2009, quando era in servizio presso la Protezione civile.

Ragone è accompagnato dal suo avvocato Amedeo Ciuffetelli e sarà ascoltato dal giudice per le indagini preliminari Giuseppe Romano Gargarella e dal pubblico ministero Antonietta Picardi.

Negli uffici della procura è arrivato un altro dei 10 indagati, l’imprenditore di Atri (Teramo) Luigi Giammarino. (m.gal.)

<span style=’16.00 – L’INDAGATO ARRIVATO IN PROCURA

Rocco Ragone, il maresciallo del Genio militare finito ai domiciliari per i reati di corruzione, peculato, estorsione, falso e truffa ai danni dello Stato nell’ambito della prima emergenza post-sisma del 2009, quando era in servizio presso la Protezione civile, è arrivato in procura all’Aquila per essere interrogato dal gip Giuseppe Romano Gargarella e dal pm Antonietta Picardi.

Da quando si apprende, il suo avvocato Amedeo Ciuffetelli presenterà una memoria difensiva e chiederà la revoca dei domiciliari.

Ragone ancora non entra in aula. (m.gal.)

TUTTI GLI INDAGATI

Il principale indagato, sottoposto agli arresti domiciliari, è Rocco Ragone, 51 anni, originario di Mola di Bari (Bari), maresciallo dell’Esercito italiano in servizio presso la Protezione civile nella task force “Gran Sasso”, creata per la verifica dell’esecuzione dei lavori di costruzione dei Map e il rispetto delle ordinanze di palazzo Chigi.

Secondo gli investigatori è lui che ha chiuso un occhio consentendo agli imprenditori di costruire in modo difforme, configurandosi in questo modo i reati di frode e inadempimenti nelle pubbliche forniture.

Gli altri indagati sono Luigi Giammarino, 39 anni, di Atri (Teramo); Maria Savini, 36, di Teramo; Mauro Rinvenuto, 50, di Vittorito (L’Aquila); Alvaro Tollis, 49, di Sulmona (L’Aquila); Massimo Di Donato, 50, di Teramo; Giancarlo Di Bartolomeo, 46, di Teramo;Nicola Gioscia, 63 anni compiuti proprio oggi, di Laurenzana (Potenza). Tra gli indagati ci sono inoltre presenti due omissis.

LE ACCUSE

Secondo l’assunto accusatorio il principale indagato ha sfruttato la propria posizione nell’ambito della struttura appaltante per le opere di somma urgenza realizzate dopo il sisma di quattro anni fa.

Nel corso delle attività investigative, tecniche e dinamiche, si è potuto accertare che l’incaricato di pubblico servizio, inquadrato come sottufficiale del Genio militare, ha usufruito di beni destinati al suo ufficio per scopi personali: in particolare, autovetture fornite regolarmente dalle imprese alla stazione appaltante.

È stato svelato, inoltre, come si sia reso responsabile di una serie di reati (corruzione, falso, frode in pubbliche forniture), commessi grazie a imprenditori compiacenti nel corso dell’anno 2011.

In questo contesto, è emerso che ha ricevuto come regali un carrello appendice e una utilitaria da parte di una ditta, favorita nell’esecuzione di lavori appaltati, che aveva realizzato, con la necessaria complicità del sottufficiale, le strutture di alcuni Map con materiale scadente e in modo difforme dalle norme di costruzione.

Inoltre, in occasione di un funerale di un parente, l’indagato si era falsamente presentato a un’impresa di pompe funebri come appartenente alla Guardia di finanza, minacciando l’invio di un controllo fiscale, ottenendo, così, uno “sconto”.

Nel corso della realizzazione delle platee di alcuni Map sono stati artefatti i campioni di calcestruzzo destinati alle prove di resistenza del cemento armato.

Grazie alla collaborazione dell’Università dell’Aquila sono state riscontrate alcune carenze strutturali che gli enti preposti, informati dalla procura della Repubblica, dovranno sanare.

GLI INQUILINI: ”DOVE C…O ANDIAMO A VIVERE?”

“Sono un inquilino dei map di Cansatessa, è normale secondo voi che a 12 giorni dalla scadenza del sequestro dei map lo dobbiamo venire a sapere da giornali, dalle radio e dal web?”.

Questa la protesta attraverso il commento a un articolo di AbruzzoWeb di Massimo Scacchitti, uno degli inquilini coinvolti loro malgrado in ‘mappopoli’, l’inchiesta della procura della Repubblica dell’Aquila sulla realizzazione scadente dei moduli abitativi provvisori costruiti dopo il sisma di quattro anni fa.

Il cittadino, polemicamente, si chiede: “Dove c…o andiamo a vivere?”.

Le casette, infatti, sono sotto sequestro fino al 15 aprile ma, in base all’ordinanza del giudice per le indagini preliminari, Giuseppe Romano Gargarella, gli occupanti potranno rimanerci dentro.

“Grazie alla nostra amministrazione comunale che come sempre ci tiene informati – aggiunge polemicamente – Io comunque se non mi danno un alloggio come quello in cui sono non me ne vado. Stiamo ridotti proprio male”, conclude. (alb.or.)