PESCARA – Piazza Sacro Cuore piena come non accadeva da decenni. La giornata delle donne ha riscosso un notevole successo a Pescara: qualche migliaia di donne riunite, generazioni differenti con cartelli, slogan per una festa più che per una manifestazione politica.

L’happening per la ‘dignità’ della donnà ha coinvolto sindacati, associazioni e partiti ma anche moltissimi semplici cittadini: sul palco musica e tante giovani ragazze che hanno espresso il loro pensiero alternandosi con le più mature.

Assenti i rappresentati del comune guidato da una giunta di centrodestra.

ASSESSORI COMUNE PESCARA: “SOLO SLOGAN CONTRO IL PREMIER”

PESCARA – “Finalmente anche il centro-sinistra, promotore della manifestazione in piazza Sacro Cuore, ha scoperto quei valori che il centro-destra continua a difendere in tutte le sedi da sempre: i valori del rispetto della dignità della donna, della tutela della famiglia, contro la sua disgregazione, la battaglia contro la prostituzione”.

“Valori e ideali che hanno sempre fatto parte del nostro patrimonio genetico e che le donne e gli uomini devono difendere non a corrente alternata, ma ogni giorno, a scuola, sul luogo di lavoro, nella famiglia, nei momenti di aggregazione, e non solo in una domenica assolata in una piazza chiassosa, in una manifestazione che stamane è stata esclusivamente, come facilmente prevedibile, all’insegna degli slogan anti-premier”.

E’ il commento degli assessori del Comune di Pescara Isabella Del Trecco ed Elena Seller, quest’ultima delegata alle Pari Opportunità, all’iniziativa odierna in piazza Sacro Cuore

ALLEGRINO (IDV): “ECCO PERCHE’ HO PARTECIPATO”

PESCARA-   “Ho deciso di aderire a ‘Se non ora quando’ perché ritengo doveroso mettere la mia faccia insieme a quella di tantissime altre donne che rischiano di essere definite quello che non sono”. È quanto dichiara il consigliere provinciale dell’Idv a Pescara Antonella Allegrino:

“Devo confessare che trovo alquanto insolito dover scendere in piazza per affermare che in Italia ci sono donne che mettono in gioco il proprio talento in mille modi diversi, conquistandosi la prima fila o una vita rispettabile senza scorciatoie pericolose per la propria dignità. Ci sono donne che lavorano perché il loro contributo è necessario alla famiglia, perché le loro capacità servono alla comunità e sono un tassello prezioso di crescita, progresso e sviluppo di tutti. Ci sono donne che decidono di non lavorare perché hanno un ruolo fondamentale di cardini della famiglia e di modelli per i figli. Ci sono donne che studiano e faticano perché credono che la cultura, il talento, siano il giusto percorso per completare la propria vita e rendere migliore quella degli altri. E ci sono delle piccole donne che ci guardano e devono imparare ad essere migliori di noi per fare andare avanti il mondo e salvarlo insieme agli uomini e a tutti gli altri esseri viventi che lo popolano”.

“Ho da sempre vissuto senza pormi il problema o la questione di essere una donna, sono stata educata ad essere una persona e a rispettare le altre persone per questo ed è ciò che sto insegnando ai miei figli, perché ritengo che il genere di appartenenza sia un concetto vecchio, inconsistente”.

“Per questa ragione ho aderito con mia madre e mia figlia. Mia madre Assunta ha partecipato perché il tipo di donna venuto fuori dai fatti di Arcore non è quello per cui lei e le altre donne della sua vita hanno lottato ed è qui a testimoniare con la sua presenza come la sua realtà di donna vissuta a cavallo tra due secoli abbia posto le basi per quei passi avanti che molte donne hanno potuto fare oggi. Se io ho varcato i traguardi che mi ero prefissata e ne ho posti altri sul mio cammino, lo devo a valori sani respirati dalla nascita e al rispetto e alla fiducia di uomini che nella famiglia e fuori dalla famiglia hanno guardato alla sostanza e non alla forma. Ho portato mia figlia Jamal, perché lei dovrà decidere che tipo di donna essere nel suo futuro e perché si renda conto di persona che ci sono donne diverse da quelle che in questi giorni imperversano sui giornali, nei discorsi, nei telegiornali, nelle trasmissioni televisive, imponendosi con discutibile fierezza come icone di un successo alla portata di tutti, ma in verità disumanizzante”.

“Pur non essendo femminista credo che sia indispensabile partecipare per ritrovarsi e ritrovare la forza di imporre valori sani, i principi, la cultura, la fede, l’eticità del proprio agire e dissociarsi da modelli che non ci  rappresenteranno mai e che non possono rappresentare né le donne di ieri, né quelle di oggi, né, soprattutto, quelle di domani. Io spero che quelle ragazze cambino, che quello che hanno vissuto le redima. E spero anche che le loro madri prendano coscienza e non si vantino delle attenzioni ricevute, del talento pagato, delle tristi copertine conquistate con l’eco di una vita sopportata per un posto al sole in televisione e addirittura in politica. Spero che tutte imparino una cosa, con il denaro non si compera il talento, né lo si inculca. Ma soprattutto non si conquista la dignità che serve per costruire un futuro solido e camminare a testa alta in un mondo che non è il mondo degli uomini o delle donne, è il mondo di persone che vanno avanti insieme”.

DALL’AQUILA CRITICHE AL MINISTRO CARFAGNA

L’AQUILA – “Non ci interessa sapere come Mara Carfagna sia diventata ministro ma giudichiamo il suo lavoro da ministro. Vogliamo perciò sapere dove sono i soldi promessi, dopo il 6 aprile, per i centri antiviolenza dei terremotati, in primis quell’dell’Aquilà. Noi non abbiamo ricevuto nulla”.

Lo ha detto un’esponente del centro antiviolenza dell’Aquila, Orietta Paciucci, durante la manifestazione per al dignità delle donne. L’attacco al ministro è stato rivolto durante la manifestazione ‘se non ora quando’  prevista a piazza Palazzo all’Aquila e alla quale partecipano centinaia di persone. Le donne aquilane hanno portato libri, e stanno leggendo i passi che parlano della condizione femminile.

L’AQUILA: CARTELLI CON SCRITTA “MO’ BASTA”

L’AQUILA – Più di cento donne si sono incontrate a Piazza Palazzo, nel centro storico dell’Aquila, per unirsi alla manifestazione nazionale “Se non ora Quando?”.

Slogan e cartelloni con scritto “Mò Basta” in riferimento alle vicende giudiziarie che hanno coinvolto il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.  Le donne hanno portato in piazza dei libri rappresentativi della cultura femminile dai quali sono stati estrapolati e letti dei brani.

“Noi donne vogliamo prendere la parola – ha detto una manifestante durante l’intervento di apertura della manifestazione – per contrastare la rappresentazione martellante, parziale, misogina ed offensiva del genere femminile. Una rappresentazione che mira a creare un’immagine femminile decerebrata e senza anima. Vogliamo, perciò, riaffermare il talento, i saperi e l’impegno delle donne”.

PD CHIETI SCALO: “PERCHE’ MOBILITARSI”

CHIETI – “Scendere in piazza e mobilitarsi è necessario soprattutto per manifestare lo sdegno ed il rifiuto per un sistema costruito sul corpo delle donne. Quel sistema che alcuni mesi fa aveva visto le donne diventare oggetto di scambio nella contrattazione di favori illeciti e che oggi brucia i sogni, le aspirazioni, le facce di giovani ragazze usate per il piacere e il divertimento del potente di turno”. È quanto dichiara Francesca Fraticelli, coordinatrice del Pd di Chieti scalo:

“Questo è il punto nodale dell’indignazione che sentiamo crescere in questi giorni. L’uso strumentale del corpo delle donne non è il solo motivo per cui provare orrore quando uomini di potere comprano la compagnia di giovani ragazze, perché è assai più grave aver costruito un sistema che prima usa e consuma le donne, poi le divora fino a calpestarne ogni forma di dignità. Cosa rimane di tutte queste ragazze coinvolte a vario titolo nelle vicende scandalose a cui assistiamo? Cosa rimane di queste ragazze costrette a denudarsi pubblicamente della loro dignità, per mentire e difendere il proprio padrone agli occhi dell’opinione pubblica? Epiteti ed etichette attaccate a facce e corpi sbattuti continuamente sulla stampa, storie private calpestate dal gossip, sogni e carriere bruciate”.

“Per definire questo sistema si è parlato di ‘mignottocrazia’ ma le donne non gestiscono il potere, ne sono vittime. Esse rimangono schiacciate da chi ha immaginato un meccanismo che ruota intorno al sogno di facili guadagni, ai favori personali e alle promesse, alle elargizioni di denaro o posizioni di prestigio ottenute in cambio di prestazioni. Un meccanismo, che denigra profondamente le donne e che diventa anche spregio per le Istituzioni e per la dignità delle persone tutte, quelle comprate e quelle che, ogni giorno, faticano per guadagnare il frutto del proprio lavoro”.

“Per questo è necessario mobilitarsi, uscire fuori, sentirsi indignati, tornare a rivendicare quel valore del femminile che risiede nell’alterità, nella autonomia, nell’intelligenza. Occorre recuperare ed insegnare il valore della meritocrazia e del rispetto, valorizzare le differenze e le competenze. Non possiamo essere complici silenziosi di un sistema che vuole le “donne sedute sulla propria fortuna”,  ma è necessario affermare con forza che le donne sono capaci di costruirsi la propria esistenza senza dover vendere il proprio corpo”.

“E’ necessario scendere in piazza perchè le donne devono tornare ad insegnare alle loro figlie che esse sono le uniche padrone del proprio destino, che il corpo non è misura di tutte le cose, che non sono tenute a cedere al ricatto per compiacere chi ha il potere, che i privilegi regalati e non guadagnati sono effimeri ed offendono l’intelligenza, che la bellezza non è un merito né un demerito, che il cuore e la  mente sono le uniche parti anatomiche che fanno di loro delle donne vere”.