L’AQUILA – “Da aquilano mi vergogno di andare in giro per l’Italia, questa città stava già male prima del sisma del 6 aprile 2009 e ora sta ancora peggio!”.

Parole di fuoco, quelle rivolte dall’avvocato Angelo Colagrande al sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, nell’ambito dell’udienza dinanzi al giudice per le indagini preliminari Giuseppe Romano Gargarella per discutere l’opposizione all’archiviazione delle posizioni dello stesso primo cittadino e dell’ex vice sindaco del capoluogo, Roberto Riga.

Entrambi sono indagati per omicidio colposo in relazione alla mancata prevenzione del rischio sismico prima del terremoto del 6 aprile 2009, ma il pubblico ministero Fabio Picuti ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta, istanza sulla quale, attraverso i loro legali, hanno appunto fatto opposizione due parti lese: Vincenzo Vittorini e Massimo Cinque, che hanno avuto gravi lutti in famiglia nella scossa di 5 anni fa.

I due hanno esposto oggi le loro ragioni dinanzi al giudice, così come pure gli stessi Cialente e Riga, rappresentanti dall’avvocato Carlo Benedetti (Riga anche da Raffaella Russo), che è presidente del Consiglio comunale in cui siede lo stesso Vittorini.

Tra l’altro Cialente e Riga sono riapparsi in pubblico per la prima volta dall’8 gennaio scorso, ovvero da quando l’ex vice sindaco ha annunciato le dimissioni alla stampa dopo essere stato iscritto nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta su tangenti e appalti “Do ut des”, per essere sostituito da Nicola Trifuoggi.

Nodo della discussione nell’udienza di oggi, il nesso causale tra il comportamento dei due amministratori e quello delle vittime del sisma: per la difesa di Riga e Cialente non è possibile che non siano uscite di casa contemporaneamente sia per le rassicurazioni della commissione Grandi rischi, sulle quali è già stato celebrato un processo con 7 condanne, sia per l’assenza di aree d’accoglienza e mancate disposizioni del Comune sulla prevenzione.

“Se fosse accolta l’opposizione alle archiviazioni e fossero rinviati a giudizio, si andrebbe a minare tutto l’impianto accusatorio del processo alla Grandi rischi”, fa notare Benedetti.

Di tutt’altro tenore le considerazioni degli avvocati delle parti lese, in particolare di Colagrande, che ha depositato numerosi documenti e cd, che Gargarella ha promesso di leggere con attenzione.

Adesso la palla passa al gip, che dovrebbe decidere entro una decina di giorni. Colagrande ha già annunciato che non sarà chiesta l’avocazione del fascicolo da parte della procura generale come già accaduto nel caso di Guido Bertolaso, ancora a rischio di processo dopo due richieste di archiviazione da parte dello stesso pm Picuti, con le indagini ora affidate al procuratore Romolo Como.

Esposti simili, sempre contro Cialente e Riga, sono già stati archiviati definitivamente dallo stesso gip Gargarella nel 2013 e questo fa ben sperare la difesa. Alberto Orsini