PESCARA – “Gli eventi estremi che nelle ultime ore hanno colpito anche l’Abruzzo, sono una conseguenza del  mutamento climatico, del fatto che il bacino del Mediterraneo è soggetto sempre più a risalite durature dell’ anticiclone africano”.

Lo afferma l’esperto di meteorologia Giovanni De Palma,  direttore del popolare sito Abruzzo meteo, all’indomani dell’eccezionale ondata di maltempo che ha messo in ginocchio l’area costiera abruzzese, con tre ore di pioggia torrenziale nel primo pomeriggio, una violentissima grandinata, e distruttive raffiche di vento. Evento estremo che ha causato anche una ventina di feriti.

“Nulla di cui stupirsi, purtroppo -, spiega ad Abruzzoweb l’esperto – sta aumentando purtroppo l’intensità sulla nostra penisola, perché a causa del cambiamento climatico, il bacino del mediterraneo è soggetto sempre più a risalite durature dell’anticiclone africano, una figura meteorologica che non porta solo tempo stabile, ma temperature ben al di sopra della medie stagionali, come avvenuto in Italia in queste ultime settimane, e non sono in Italia. Basti pensare che in Francia, nell’area della Provenza si sono sfiorati i 45.9 gradi effettivi. Valore mai registrato, nelle misurazioni ufficiali”.

“Questa persistenza dell’anticiclone africano – continua a spiegare De Palma –  porta anche ad un accumulo di umidità nei bassi strati, in prossimità del suolo e un conseguente accumulo di energia,  che al primo peggioramento, che va sempre messo in conto, dà luogo a fenomeni temporaleschi di notevolissima intensità. Ed è quello che è accaduto. E continuerà ad accadere. Si passerà sempre più spesso, dal caldo intenso ad eventi estremi”.

C’è insomma da avere nostalgia del caro vecchio anticiclone delle Azzorre. 

“Negli anni ’80 era la figura di riferimento, che garantiva giornate calde ed estive,  ma più ventilate e secche, e nottate fresche e gradevoli. il che impediva l’accumulo di energia. Ora invece lo scenario è mutato:  i temporali sono fenomeni molti più intensi, in gergo tecnico possono diventare una ‘super cella temporalesca’, evento molto più organizzato che può causare violente raffiche di vento, grandine di grosse dimensioni, tornado, e che sono capaci di scaricare un quantitativo di pioggia che normalmente nella stessa area cade in un mese o addirittura due mesi”.

La “supercella temporalesca” di mercoledì 10 luglio, sarà ricordata nella costa pescarese, per la grandine grossa come una “palla da baseball”, come ha suggerito il sindaco di Pescara Carlo Masci. “Una cosa mai vista”, il commento di tanti cittadini. 

“Non è in realtà la prima volta che abbiamo avuto a che fare con chicchi di grandine di tale dimensione e pericolosità – spiega però De Palma -. E’ già avvenuto il 29 giugno 2003, a Pescara, e il 13 agosto del 2006 nell’area di Ortona e Francavilla, in provincia di Chieti. Non è solo un caso, perche questa area tende ad accumulare più calore ed energia potenziale, scatenando il fenomeno che ho già descritto”. 

“La grandine – spiega poi De Palma – si forma all’interno della cellula temporalesca, che altro non è una torre di vapore che si innalza fino a 12 chilometri di altezza.  Nella quote più basse si forma la pioggia, nelle quote più elevate cristalli di ghiaccio. Attratti dalla gravità i cristalli di ghiaccio cominciano a precipitare e si ingrandiscono con il vapore e l’acqua sottostante. Le correnti ascensionali li riportano però in quota, e si  verifica un secondo congelamento, e poi altri ancora, che ne aumentano le dimensioni, aseconda della turbolenza. La struttura del chicco di grandine, se  sezionato, è ‘a cipolla’, e questo consente di capire quante volte il processo di discesa, risalita e congelamento si è verificato”.