L’AQUILA – Momenti di apprensione per un malore, rivelatosi lieve, che ha colpito oggi l’arcivescovo dell’Aquila, il cardinale Giuseppe Petrocchi, nel corso della riunione che si è svolta in prefettura alla presenza del sottosegretario con delega alla ricostruzione Vito Crimi, e delle maggiori autorità civili e militari.
L’alto prelato, proprio poco prima dell’inizio della riunione, si è accasciato a terra, secondo quanto si è appreso, non perdendo mai conoscenza.
Prontamente però i presenti hanno chiamato l’ambulanza ma il 70enne cardinale di origini marchigiane, che nel frattempo si era ripreso, non ha voluto andare in ospedale, tranquillizzando tutti sulle proprie condizioni di salute, sia pure dopo i controlli dei medici: anzi, ha portato a termine la riunione nella quale si parlava di ricostruzione, in particolare, per la curia aquilana si è affrontata la vicenda della ricostruzione della cattedrale di San Massimo, a dieci anni dal sisma ancora al palo, una vicenda che ha amareggiato ed amareggia molto il prelato.
Sul fatto è stato mantenuto il più stretto riserbo anche se la notizia del malore si è diffusa nell’ambito dei clero aquilano in seno al quale si è fatta largo la preoccupazione.
Secondo quanto si è appreso, Petrocchi, nominato cardinale da Papa Francesco nel maggio scorso, sarebbe stanco e stressato per la grande mole di lavoro che sta portando avanti ed i molti impegni legati alla sua prestigiosa nomina.
L’arcivescovo è tornato a casa e, stando a fonti vicine alla curia, sarebbe in buone condizioni anche se i medici che lo hanno visitato gli hanno consigliato un po’ di riposo, tanto che ha rivisto l’agenda alleggerendo gli impegni.
Petrocchi, nato ad Ascoli Piceno, nel 1948, è arrivato all’Aquila nel giugno del 2013, dalla diocesi di Latina.
Il Papa lo ha nominato membro della Pontificia commissione per lo Stato della Città del Vaticano. La Commissione è l’organismo che esercita il potere legislativo nello Stato della Città del Vaticano.
È presieduta dal cardinale Giuseppe Bertello, che è anche presidente del Governatorato (nel cui palazzo ha sede la Commissione) e dunque detiene anche il potere esecutivo. La nomina è quinquennale. (b.s.)






